Pubblicato in: Ven, Lug 6th, 2012

San Pompilio Maria Pirrotti/Il Carisma di un Santo del Mezzogiorno

Apostolo del ‘700/La sua santità vanta un credito verso la Storia.

NEL XVIII SECOLO RAGIONE E FEDE A CAMPI SALENTINA.

La progressiva eliminazione della trascendenza favorisce la “gestione intramondana dell’esistenza”.

La spiritualità del XVIII secolo annovera la voce appassionata di colui che è stato definito “Un Apostolo del ‘700”, San Pompilio Maria Pirrotti. L’interesse per questo Santo scaturisce dalla fisiono­mia del secolo in cui è vissuto, il 1700 appunto, che segna l’i­nizio di un’era dell’umanità in cui la ragione umana diventa sorgente della verità.

Il ‘700, infatti, sembra pre­sentarsi come il punto d’arrivo di una parabola umana e cul­turale in cui risplende la luce della Ragione che illumina il passato tenebroso dell’uma­nità, ora finalmente capace di appropriarsi della verità senza la mediazione di pote­ri trascendenti, e soprattutto affrancandosi dal giogo della religione. Allo stesso tempo quest’epoca si presenta pregna di fermenti che sprigione­ranno in se­guito effetti straordinari. La ragione sarà al cen­tro di un percorso che vedrà la società occidentale impegnata nella presa di coscienza delle risorse e potenzialità umane.

Queste non sono più consi­derate, come era accaduto in passato, vassalle di poteri umani visti come emanazione della trascendenza, ma come un’enorme ricchezza che l’uo­mo aveva riscattato dopo se­coli di oscurantismo e di false libertà a causa di una ragione imbavagliata. La spinta verso il decentramento dei poteri po­litici, l’affermarsi di coscienze nazionali e di classe, le lotte per il riconoscimento dei diritti umani restano attori importan­tissimi della scena di questo secolo. Anche in campo filo­sofico e culturale l’esperienza umana segna un risultato a favore della Ragione, non più subordinata alla trascenden­za, ma capace di mostrarne l’inconsistenza e perciò l’inef­ficacia nei confronti del mon­do e dell’esistenza umana. La progressiva eliminazione della trascendenza dall’oriz­zonte della vita favorisce la “gestione intramondana dell’e­sistenza”, con la conseguente estromissione di ogni afflato metafisico o spirituale.

Tuttavia, aldilà di un cer­to revisionismo storico, l’in­no alla Ragione proclamato a più voci costituisce solo un aspetto della vita e della società del XVIII secolo, poi­chéla Ragione, con il potere politico che la incarna, sono interlocutori di un’esperienza spirituale cristiana che si pre­senta complessa e variegata, di cui S. Pompilio rappresenta un aspetto importante e signi­ficativo.

La sua fama e la sua santi­tà vantano un certo credito nei confronti della storia, alquanto avara di riconoscimenti ver­so questo Santo, anche se la devozione popolare risulta as­sai sviluppata a livello locale, precisamente nel territorio di Campi Salentina.

L’originaria vocazione/lo sforzo di tener fede al modello apostolico in un momento difficile.

San Pompilio M. Pirrotti ela Chiesadel suo tempo

Benedetto XIV diede vigore alla vita diocesana, alle visite pastorali, ai sinodi come spazi di confronto.

Clemente XIII fece sfoggio di autonomia di pensiero e azione, e difese totalmente la Compagnia di Gesù.

Il meridione d’Italia non si sottrae nel ‘700 all’influsso di un religiosità intrisa di infiltrazioni magiche.

Domenico Maria Pir­rotti, il nostro S. Pompilio, visse i primi anni della sua vita sotto il pontifi­cato di Clemente XI, che re­gnò dal 1700 al 1721. Di sicuro questo pontificato influì molto poco sull’evoluzione spirituale del Santo, che alla morte del pontefice aveva solo undici anni. Tuttavia la condanna del movimento spirituale del gian­senismo decretata con la bolla Unigenitus del 1713, esprime la conflittualità del costume religioso dell’epoca. Inoltre è durante questo pontificato che il potere temporale del papato subisce una dura flessione. La stessa elezione al soglio pon­tificio di Clemente XI (come per i suoi successori) è emble­matica dell’impossibilità per il papato di fondare su principi trascendenti la propria azione temporale. Il compromesso, se non la vera e propria sud­ditanza verso le corone euro­pee, sono la trama e l’ordito non solo dell’attività che porta all’elezione del pontefice, ma anche del potere temporale della Chiesa.

Se il Seicento si era con­cluso con un sussulto anti-nepotista di Papa Innocenzo XII, il Settecento si apriva allineando i contrafforti della diplomazia e dei negoziati, ne­cessari per contrastare il peri­colo di guerre sempre attuale in Europa. Pertanto, sia per scongiurare conflitti, sia per preservare intatto il patrimonio di privilegi acquisito dai diversi esponenti della nobiltà euro­pea, i vari collegi cardinalizi di quest’epoca posavano la tiara papale sul capo di chi meglio avrebbe garantito i più potenti rami nobiliari d’Europa.

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