Sanità che funziona nel Salento/Lotta alle Leucemie, ai Linfomi e ai Mielomi: Ecco il Trapianto di Midollo
Un’altra attività che portate avanti, ha detto prima, è quello di investigator in protocolli nazionali. Di cosa si tratta?
Siamo inseriti in una ventina di protocolli. Verifichiamo cioè la ricaduta dell’uso di farmaci su pazienti cui somministrati. Siamo anche principal investigator, in quanto noi stessi abbiamo programmato un protocollo di ricerca, strutturato e proposto nell’ambito del GITMO.
Lei è arrivato qui nel profondo Sud, che percezione ha del suo lavoro in quest’area non centrale del Paese?
Personalmente, credo nella necessità di organizzare l’offerta sanitaria su tutto il territorio secondo criteri di specializzazione. Io sono tornato a Bari, prima di venir qui, dalla Francia. L’ho scelto volutamente, avrei potuto fare una scelta diversa, ma sentivo il dovere di dare qualcosa al mio luogo d’origine. Appena tornato abbiamo iniziato a organizzare l’unità del capoluogo. Il trapiano è fondamentale in ematologia.
E’ una terapia che porta alla guarigione di alcune malattie. Sì, i nuovi farmaci rispondo, ce ne sono di eccezionali, ma nessuno ha dimostrato di cambiare l’evoluzione della malattia in maniera determinante. Quando mi è stato proposto di venir qui a Tricase ho detto che avrei accettato se avessi avuto l’opportunità di perseguire questa che è una mia visione dell’azione sulla malattia. Fare un centro di ematologia senza poter intervenire sarebbe stato creare qualcosa che avrei percepito come fine a se stesso.
Tale centro cosa può offrire in particolare?
Oltre a tutto il contesto, 5 stanze sterili che sono state costruite in 9 mesi. Siamo riferimento per da Bari in giu. In Puglia la rete di fatto è costituita da Bari, San Giovanni Rotondo e Tricase. Sono tre poli dislocati strategicamente lungo tutta la regione. E noi, con 300 trapianti in 6 anni seguiamo bene l’azienda ospedaliera di San Giovanni Rotondo che ne ha realizzati 1000 in 21 anni.
Sono numeri che dicono che le malattie ematiche sono pesantemente presenti
Sì, purtroppo questo è vero. Sono in espansione in maniera esponenziale: non ho mai visto tanti linfomi come oggi.
Da cosa dipende?
Certamente molto anche dall’inquinamento ambientale e chimico. Basti considerare quello che è stato versato sul territorio. Nel sottosuolo qui è arrivato di tutto, anche materiale radioattivo. A questo si aggiunge quanto i venti portano da Taranto.
Già in apertura di intervista ha sottolineato che un intervento in tempi rapidi, il trapianto, può fare la differenza.
Sì, una malattia che ha avuto il tempo di avanzare è resistente ai trattamenti. È un problema di timing, di tempistica. A questo si aggiunge la necessità delle adeguate capacità tecniche e queste si sviluppano con la pratica , l’esperienza fa molto, incrementa le capacità. E’ indispensabile, a mio modo di vedere, una programmazione che ottimizzi le risorse umane e tecniche. Attualmente in Puglia ci sono 9 centri che fanno i trapianti. Credo che concentrando e organizzando le risorse si possa offrire il meglio. Ritengo sia preferibile avere tre centri che fanno 100 trapianti piuttosto che 9 centri che ne fanno 10. La competenza sale con i numeri, una struttura diventa pratica ed esperta in un settore specializzandosi.
Da quante unità è composta la sua equipe?
Insieme a me ci sono 8 colleghi e tra personale infermieristico e ausiliario ci sono 40 unità. Ha le dimensioni di una piccola azienda.
Quali sono i momenti critici della sua professione?
Quando si verificano risultati negativi per i pazienti, perchè ciascuno di loro lascia un segno. Combattere con loro unisce. Capita che si perda. Tutto il resto si supera, con la buona volontà di tutti. Sono giorni comunque faticosi e non per lo stress fisico. È il carico umano che ci portiamo dietro che ci impegna mente e cuore.















