Sanità nel Salento/“I raggruppamenti di attesa omogenei per provare a ridurre i tempi”
A colloquio/Il Direttore Generale dell’Asl di Lecce, Valdo Mellone.
Fenomeno nazionale/“Le liste di attesa sono un problema in tutta Italia, non solo a Lecce: da una parte perché il sistema sanitario è in riduzione di strumenti, di risorse umane, di attrezzature, dall’altra perché la domanda è in espansione”.
È importante capire, perché, se non si paga privatamente una visita o un esame, si deve attendere in lista per mesi. Abbiamo girato la domanda al dott. Valdo Mellone, Direttore Generale dell’Asl di Lecce, che così ha dichiarato: “le liste di attesa sono un problema in tutta Italia, non solo a Lecce: da una parte perché il sistema sanitario è in riduzione di strumenti, di risorse umane, di attrezzature, dall’altra perché la domanda è in espansione.
Non è responsabilità medica: si tenga presente che tra il 2011 ed il 2012, pur avendo noi ridotto l’organico di 460 unità, il numero delle prestazioni ambulatoriali è cresciuto, leggermente, ma è aumentato. Anche i medici hanno fatto la stessa produzione, essendo in meno, tra l’altro con attrezzature che invecchiano.
Il problema è che queste ultime dovrebbero crescere fortemente ogni anno, perché ogni anno cresce fortemente la domanda da parte degli utenti. E questo per un duplice dilemma: da un primo punto di vista la tecnologia va avanti, quindi, si richiedono prestazioni nuove, da un secondo non c’è un filtro sufficiente di appropriatezza da parte dei medici di Medicina Generale.
In effetti, l’80% degli esami radiologici è negativo, cioè non porta ad un riscontro, una diagnosi di malattia, per fortuna, ma tale dato evidenzia che questa percentuale dei nostri esami è sprecata. Però è un problema di tutta Italia, per cui si lavora sempre su due fronti: da una parte si aumenta l’offerta e dall’altra si cerca di ricondurla ad appropriatezza. Non ci riusciamo sempre, anzi quasi mai”.
E che dire degli esami a pagamento?
È una quota di esami che i medici eseguono e che può essere non superiore a quanto fanno in attività istituzionale. Però, è in parte di regime di libera professione, cioè di tempo aggiuntivo, libero che i medici dedicano in attività di pagamento, ma è un loro tempo. Lo fanno all’interno dell’azienda con prezzi calmierati e in genere inferiori rispetto a quello che farebbero nel loro studio privato, perché non pagano l’affitto. C’è una quota forfettaria dei proventi che va all’Asl e che copre la locazione, l’ammortamento delle macchine, la prenotazione eccetera. Perciò, riescono a praticare un prezzo al pubblico inferiore a quello che porrebbero negli studi privati. Comunque, un loro tempo, che va oltre l’orario di lavoro. Ogni medico ha stipulato un contratto con l’azienda in cui è stabilito in quali giorni, in che ore fare le prestazioni di libera professione.
Che cos’è il metodo RAO (Raggruppamenti di Attesa Omogenei)?
È un metodo di classificazione delle domande e delle richieste di prestazioni per priorità. Una volta i medici scrivevano “ecografia”. Punto. Ora i medici di Medicina Generale o di famiglia hanno la possibilità di barrare una casella dove è scritto: Prestazione Urgente U, Breve B, Differibile D, Programmata P a fronte delle quali corrisponde un tempo entro cui l’azienda deve farla: 72h, 10gg, 30(visite)o 60(prestazioni diagnostiche), oltre 60gg, a seconda della classificazione e si accede a liste separate. Se un utente può aspettare, deve lasciare la precedenza ad un altro che, ad esempio, ha un sospetto diagnostico di tumore. Quello va in B, una casella che il medico barra sulla ricetta, e questo vincola l’azienda ad agire entro i limiti o a tempo predeterminato. È un metodo che si sta estendendo a tutte le aziende eche per noi ha già consentito di dare prestazioni Urgenti e Brevi entro il tempo contrattuale e adesso stiamo lavorando su quelle Differibili o Programmate.
Quali sono le criticità e le eccellenze nelle liste di attesa?
Le criticità sono quelle delle quali la stampa parla spesso: le risonanze magnetiche tronco – encefaliche, perché abbiamo macchine ancora vecchie. Già sono in cantiere l’installazione di nuove attrezzature, fase che non abbiamo ancora inaugurato, e alcune prestazioni a tutt’oggi richieste come la prima visita cardiologica. Però, esse non hanno certificazione d’Urgenza, perchè altrimenti quelle classificate come Urgenti ovviamente riusciamo subito a garantirle. Punto d’eccellenza, quindi, può essere il fatto che attraverso i RAO siamo riusciti a soddisfare entro i tempi contrattuali previsti dalla legge tutte le prestazioni U e di priorità B. È già un grosso risultato.
Ci sono iniziative strategiche importanti come gli ambulatori dedicati per patologie croniche?
Sì, e anche ambulatori per la senologia. Abbiamo aperto un dialogo costruttivo, proficuo con tutta la specialistica ambulatoriale privata e richiederemo di confluire nelle nostre aziende Cup e quindi di entrare nel sistema di prenotazioni, visto che le paghiamo noi, in maniera che i cittadini possano scegliere se rivolgersi ad una struttura pubblica o privata a seconda del primo che riesce a fare la prestazione entro termini brevi. Ovviamente stiamo lavorando moltissimo, potenziando i contratti di specialistica convenzionale esterna presso le strutture riconvertite di Nardò, Maglie, Campi e lì stiamo rafforzando gli ambulatori per aumentare l’offerta. Però non è questo il solo problema, bisogna anche riportarla a criteri di appropriatezza. Se continuiamo ad inseguire una domanda che cresce, non riusciremo mai a raggiungerla.

















