Pubblicato in: Gio, Ott 17th, 2013

Sanità nel Salento/“I raggruppamenti di attesa omogenei per provare a ridurre i tempi”

A colloquio/Il Direttore Generale dell’Asl di Lecce, Valdo Mellone. 

Fenomeno nazionale/“Le liste di attesa sono un problema in tutta Italia, non solo a Lecce: da una parte perché il sistema sanitario è in riduzione di strumenti, di risorse umane, di attrezzature, dall’altra perché la domanda è in espansione”. 

È importante capire, perché, se non si paga privatamen­te una visita o un esame, si deve attendere in lista per mesi. Abbiamo girato la do­manda al dott. Valdo Mellone, Diretto­re Generale dell’Asl di Lecce, che così ha dichiarato: “le liste di attesa sono un problema in tutta Italia, non solo a Lecce: da una parte perché il sistema sanitario è in riduzione di strumenti, di risorse umane, di attrezzature, dall’al­tra perché la domanda è in espansione.

Non è responsabilità medica: si tenga presente che tra il 2011 ed il 2012, pur avendo noi ridotto l’organico di 460 unità, il numero delle prestazioni am­bulatoriali è cresciuto, leggermente, ma è aumentato. Anche i medici han­no fatto la stessa produzione, essendo in meno, tra l’altro con attrezzature che invecchiano.

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Il problema è che queste ultime dovrebbero crescere fortemen­te ogni anno, perché ogni anno cresce fortemente la domanda da parte degli utenti. E questo per un duplice dilem­ma: da un primo punto di vista la tec­nologia va avanti, quindi, si richiedono prestazioni nuove, da un secondo non c’è un filtro sufficiente di appropria­tezza da parte dei medici di Medicina Generale.

In effetti, l’80% degli esami radiologici è negativo, cioè non porta ad un riscontro, una diagnosi di malat­tia, per fortuna, ma tale dato evidenzia che questa percentuale dei nostri esami è sprecata. Però è un problema di tutta Italia, per cui si lavora sempre su due fronti: da una parte si aumenta l’offerta e dall’altra si cerca di ricondurla ad ap­propriatezza. Non ci riusciamo sempre, anzi quasi mai”.

E che dire degli esami a paga­mento?

È una quota di esami che i medici eseguono e che può essere non supe­riore a quanto fanno in attività isti­tuzionale. Però, è in parte di regime di libera professione, cioè di tempo aggiuntivo, libero che i medici dedi­cano in attività di pagamento, ma è un loro tempo. Lo fanno all’interno  dell’azienda con prezzi calmierati e in genere inferiori rispetto a quello che farebbero nel loro studio priva­to, perché non pagano l’affitto. C’è una quota forfettaria dei proventi che va all’Asl e che copre la locazione, l’ammortamento delle macchine, la prenotazione eccetera. Perciò, rie­scono a praticare un prezzo al pub­blico inferiore a quello che porrebbe­ro negli studi privati. Comunque, un loro tempo, che va oltre l’orario di lavoro. Ogni medico ha stipulato un contratto con l’azienda in cui è stabi­lito in quali giorni, in che ore fare le prestazioni di libera professione.

Che cos’è il metodo RAO (Rag­gruppamenti di Attesa Omogenei)?

È un metodo di classificazione delle domande e delle richieste di prestazioni per priorità. Una volta i medici scrivevano “ecografia”. Pun­to. Ora i medici di Medicina Genera­le o di famiglia hanno la possibilità di barrare una casella dove è scrit­to: Prestazione Urgente U, Breve B, Differibile D, Programmata P a fron­te delle quali corrisponde un tempo entro cui l’azienda deve farla: 72h, 10gg, 30(visite)o 60(prestazioni dia­gnostiche), oltre 60gg, a seconda del­la classificazione e si accede a liste separate. Se un utente può aspettare, deve lasciare la precedenza ad un al­tro che, ad esempio, ha un sospetto diagnostico di tumore. Quello va in B, una casella che il medico barra sulla ricetta, e questo vincola l’azien­da ad agire entro i limiti o a tempo predeterminato. È un metodo che si sta estendendo a tutte le aziende eche per noi ha già consentito di dare prestazioni Urgenti e Brevi entro il tempo contrattuale e adesso stiamo lavorando su quelle Differibili o Pro­grammate.

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Quali sono le criticità e le eccel­lenze nelle liste di attesa?

Le criticità sono quelle delle quali la stampa parla spesso: le risonanze magnetiche tronco – encefaliche, per­ché abbiamo macchine ancora vec­chie. Già sono in cantiere l’installa­zione di nuove attrezzature, fase che non abbiamo ancora inaugurato, e alcune prestazioni a tutt’oggi richie­ste come la prima visita cardiologica. Però, esse non hanno certificazione d’Urgenza, perchè altrimenti quelle classificate come Urgenti ovviamente riusciamo subito a garantirle. Punto d’eccellenza, quindi, può essere il fatto che attraverso i RAO siamo ri­usciti a soddisfare entro i tempi con­trattuali previsti dalla legge tutte le prestazioni U e di priorità B. È già un grosso risultato.

Ci sono iniziative strategiche importanti come gli ambulato­ri dedicati per patologie croni­che?

Sì, e anche ambulatori per la se­nologia. Abbiamo aperto un dialogo costruttivo, proficuo con tutta la spe­cialistica ambulatoriale privata e ri­chiederemo di confluire nelle nostre aziende Cup e quindi di entrare nel sistema di prenotazioni, visto che le paghiamo noi, in maniera che i cit­tadini possano scegliere se rivolgersi ad una struttura pubblica o privata a seconda del primo che riesce a fare la prestazione entro termini brevi. Ovviamente stiamo lavorando moltis­simo, potenziando i contratti di spe­cialistica convenzionale esterna pres­so le strutture riconvertite di Nardò, Maglie, Campi e lì stiamo raffor­zando gli ambulatori per aumentare l’offerta. Però non è questo il solo problema, bisogna anche riportarla a criteri di appropriatezza. Se con­tinuiamo ad inseguire una domanda che cresce, non riusciremo mai a rag­giungerla.

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