Sant’Oronzo/Venerato in due Chiese e in due Cappelle rurali
Monteroni/Un Santo amato, onorato, molto presente nella Scuola Artistica Salentina.
Monteroni-Matrice-Altare S. Oronzo
Uno studio sull’iconografia dell’altare di Sant’Oronzo nella chiesa matrice di Monteroni condotto nel 2010 – su incarico del Comitato per la Salvaguardia delle Opere d’Arte “Tesori da Salvare” – ha avviato delle ricerche d’archivio volte ad approfondire le conoscenze inerenti al culto oronziano. Un primo spunto di riflessione è fornito dalla lapide dedicatoria posta sulla sommità dell’altare che, tradotta dallo studioso Gino Giovanni Chirizzi, recita: A Dio Ottimo Massimo / A S. Oronzio Della Nobiltà / Di Lecce, Di Tutta La Iapi / Gia Tutelare [E] Potenza Proveniente Da Dio / Che / Dai Santi Giusto [Prima] Alla Cristiana / Religione E Poi [Da] Paolo Con L’episcopale / Insegna Iniziato, Durante L’impero / Di Nerone Le Sue Infule [Mitria] E / Il Suolo Natale [Essendo Stato] Effuso Di San / Gue Per Primo Decorò / I Nostri Monti [Cioè Le Nostre Contrade]. Per Tale Digni / Tà Sia Nella Potenza Proveniente Da Dio Sia Nella Fama / La Pietà Della Comunità Perché Era Doveroso / Non [Solo] Perché Era Gradito Quest’altare Eresse / Nell’anno Del Signore 1658. Per questo motivo, forse, qualche studioso locale, tra l’arguto e il faceto, era quasi nel punto di avanzare l’ipotesi che il paese natale di Sant’Oronzo fosse proprio Monteroni o il feudo circostante.
Monteroni-Matrice-Altare S. Oronzo-Particolare
La provocazione è anche legata, probabilmente, alla tradizione che vuole Sant’Oronzo originario di Rudiae, antica località messapica dislocata proprio tra i feudi di Lecce, Monteroni e San Pietro in Lama. Se ancora non è possibile mettere un punto sulla questione legata all’origine del Santo, invece è nota l’importanza della diffusione del suo culto che, tuttavia, si diffuse a Lecce dal 1656, anno in cui, secondo la tradizione, Sant’Oronzo liberò i leccesi dalla peste. La devozione al santo si incrementò l’anno successivo ad Arnesano e nel 1658 a Monteroni, quando a latere dell’altare maggiore, s’innalzò per volontà popolare un altare dedicato al Santo protettore dalla peste e dai terremoti.
Coppola G.A.-Attribuito-S. Oronzo-Monteroni-Matrice
L’altare di Sant’Oronzo, una volta dedicato a Sant’Antonio di Padova, è stato recentemente ricondotto in maniera certa alla mano del chierico copertinese Ambrogio Martinelli (1616- 1684) dallo studioso Andrea Fiore, notizia ricavata in una visita pastorale del Seicento. Nell’ancona dell’altare campeggia tuttora una pregevole tela che rappresenta il Santo nell’atto di pregare per salvaguardare l’abitato di Monteroni dai malefici, esemplata su quella realizzata dal Doctor Phisicus gallipolino Giovanni Andrea Coppola (1597-1659) per la cattedrale di Lecce. Si tratta di un dipinto di ottima fattura attribuibile alla bottega del maestro gallipolino realizzato su una tela a spigato, con una preparazione rosso-bruna. La tela presenta molti tagli, come evidenziato dalla presenza di toppe sul retro del supporto, che giustificano le numerose stuccature che appesantiscono il dipinto e ne limitano una corretta lettura.
Coppola G.A.-Attribuito-S. Oronzo-Particola-Veduta di Monteroni-Matrice
Il dipinto rivela, inoltre, la presenza di un paesaggio che descrive l’abitato di Monteroni, così come si presentava nella metà del Seicento. I terremoti che funestarono la Terra d’Otranto il 20 febbraio 1743 e il 19 gennaio 1833 costrinsero i presuli leccesi a chiedere alla Sacra Congregazione dei Riti il riconoscimento dell’intervento divino per intercessione di Sant’Oronzo. A tal proposito, infatti, si deve rilevare che il 22 novembre 1833 la Sacra Congregazione dei Riti, sotto il pontificato di Gregorio XVI, concesse di poter recitare l’Officio in occasione della festività del Santo protettore della città di Lecce. Furono questi, probabilmente, gli elementi che invogliarono i monteronesi a volgere lo sguardo a questo Santo. Non a caso nella chiesa dell’Immacolata, sita nel centro storico di Monteroni, è visibile un altro dipinto raffigurante Sant’Oronzo realizzato da un anonimo pittore salentino dell’Ottocento.
Anonimo Salentino sec. XVIII, S. Oronzo, Monteroni-Ch. Immacolata
Un’altra immagine oronziana, oggi in pessimo stato di conservazione, è visibile sempre nello stesso centro sulla facciata di un arco d’ingresso di una proprietà privata in via Putignano, nei pressi di Villa Pasca. Al culto oronziano sono legate altre due cappelle rurali monteronesi: la prima detta delli Colelli era innalzata in Località Suffiano ed era documentata dal 1746, l’altra era quella detta delli Franchi, voluta dal leccese Nicola Franco nel 1729 in località Le Vetrite, sita alle spalle dell’attuale Villa Bruni. Quest’ultimo luogo subì alterne vicende e appartenne in quota parte al celebre pittore e sacerdote leccese Oronzo Tiso.
Miglietta Vinc. S. Oronzo, 1894, Monteroni-Ch. Ausiliatrice
Una porzione di questa proprietà, con annessa cappella, pervenne alla famiglia Nestola che decise di donare alla chiesa della Madonna Ausiliatrice di Monteroni il dipinto raffigurante Sant’Oronzo, opera fortemente rimaneggiata da Vincenzo Miglietta che appose la sua firma e datò al 1894 il suo intervento di restauro. Lo stesso pittore e restauratore salentino restaurò nel 1886 il Ritratto di Vito Giuseppe Sorrente, conservato nella matrice di Lequile. Un ringraziamento, particolare è indirizzato al Parroco Carlo Calvaruso che, grazie alla sua squisita disponibilità, ci ha consentito la documentazione quest’ultimo dipinto.
Giuseppe Mancarella





















