Satira e Festa un binomio antico
Continuando a sfogliare si scoprono eventi interessanti.
Il Palio cittadino, un’antica tradizione della festa ripresa dal sindaco Capilungo nel 1972 e portata avanti per alcuni anni, di cui resta ricordo, dopo la location iniziale di piazza Mazzini, nella costruzione di Piazza Palio, oggi sede una struttura per eventi. Il Premio di Poesia dialettale leccese “Comm. Salvatore Martano” nato nel 1973 e portato avanti 10 stagioni; il primo Festival della canzone dialettale leccese del 1980, il premio di poesia sant’ Oronzo del 1986, La sagra del fiore.
Lavoro, emigrazione, accoglienza, memoria corta de leccesi, mode come il burraco, la coltura dei girasoli, il ricordo di personaggi che hanno lasciato li segno in città, promozioni e retrocessioni, e poi la crisi, l’aumento dei prezzi, divisioni politiche, luci e ombre: tutto trova spazio suscitando sorriso e riflessione nei leccesi che all’“ufanità”, al barocchismo, allo spettegolare, uniscono attaccamento alle radici e alle tradizioni, per uno sguardo al futuro senza dimenticare il passato. “Simu leccesi …core presciatu” cantava Bruno Petrachi.
SPIGOLATURE E CURIOSITÀ
Nel 1984 la statua di sant’Oronzo, risalente al 1739, con una struttura interna lignea, rivestita da lamine in rame, fu deposta dalla colonna e, dopo accurato restauro, è ritornata al suo posto nel 1987.
Un tempo per il giorno della festa le donne acquistavano o cucivano un vestito nuovo e curavano la pettinatura; gli uomini mettevano di solito il vestito del matrimonio.
I visitatori dalla provincia, gli “poppeti”, indossavano spesso vestiti invernaIi per nascondere la povertà.
La “paratura” in origine era di lampade ad olio, “le lucerneddhre,” che danno il nome ad un’opera, “Le lucerneddhe te Santu Ronzu” di L. Casarano e V. Pecoraro, presentata fuori concorso alla Prima Sagra della Canzone leccese del 25, 26 Agosto 1935 e registrata dal tenore Franco Perulli.
Il grande tenore Tito Schipa, che veniva volentieri a Lecce per le feste, partecipò nel 1937 alla terza edizione della Sagra.
Lucia Buttazzo















