Scorrano: la Musica mai per mestiere
I Concerti del Conservatorio…
Dalla prossima domenica inizierà il ciclo dei Concerti del Conservatorio dedicato alle eccellenze del Tito Schipa. Si tratta di una serie di eventi in cui i protagonisti saranno gli allievi che si sono particolarmente distinti sia nel percorso accademico che nella realtà artistica esterna all’Istituzione e, per l’occasione, saranno affiancati da docenti dell’Istituzione salentina.
Domenica 23 alle ore 19,30, presso la Biblioteca “Caracciolo” di Lecce, saliranno sul palcoscenico il giovane e talentuoso violinista Davide Greco e Carlo Scorrano una delle figure di spicco della realtà musicale e didattica leccese. Proporranno un programma molto vario e articolato: la Sonata n° 4 in Mi minore di W. A. Mozart, la Sonata n° 5 “La primavera” op. 24 di L. Van Beethoven, la Sonata Op. I n. IV in Sol Maggiore “Il trillo del diavolo” G. Tartini, la Serenata Melancolique di op. 26 di P. Tchaikovsky e il celeberrimo Preludio e Allegro di Pugnani-Kreisler. Il maestro Scorrano ci ha rilasciato queste dichiarazioni:
Com’è cominciato tutto?
È cominciato tutto all’età di tre anni quando riuscii ad arrampicarmi sulla sedia del pianoforte materno, mia madre era una discreta pianista: guadagnata la tastiera, iniziai a ripetere tutto ciò che di musicale riuscisse a captare il mio orecchio.
Quando ha capito che la musica avrebbe riempito gran parte della sua vita? Dalla musica quali risposte ha avuto, se ne ha avute?
Rispondo non esitando ad affermare che senza la musica sarei la persona più arida dell’universo… Vivere con la musica non per la musica è la mia massima.
Ci vuole ricordare qualche episodio curioso legato alla sua attività concertistica?
La prima collaborazione con il compianto M. Carlo Vitale: lo spazio a disposizione sarebbe esiguo per raccontarne vari aneddoti.
Il suo autore preferito?
Tutta o quasi la musica è meravigliosa, parlo in particolare della letteratura del mio strumento, ma Bach sta alla base e Liszt in cima… parole del grande Ferruccio Busoni.
C’è un qualche musicista che cerca di evitare in quanto lontano dal suo modo di esprimersi?
In parte Scriabine.
Cosa pensa della musica contemporanea?
In gran parte ha una sua valenza: certa produzione lascia il tempo che trova.
Insegnare è un mestiere?
Lo considero più un progressivo apprendistato purché si eserciti col cuore e amando il prossimo come se stessi: lasciando da parte però l’orologio!
Suggerisce ai suoi allievi di ascoltare le interpretazioni dei pezzi che stanno studiando, oppure preferisce che lo evitino?
Certo che lo suggerisco: non solo chiedo agli stessi un resoconto dettagliato di quanto registrato dalla loro attenzione.
Gli studenti di musica si impegnano a fondo, e per molti anni… e dopo?
Rispondo affermando che artisticamente solo quelli dotati di vero autentico talento hanno una qualche speranza di far parte del panorama artistico… Il resto confluirà nel mestiere…. nel quotidiano!

















