Scuola per Genitori/La lezione di Paolo Crepet
“Qual è il futuro dei nostri figli? I dati attuali sono raccapriccianti, 2 milioni e 500 mila giovani con meno di trent’anni non lavorano e non studiano”. Inizia così il suo intervento Paolo Crepet, medico psichiatra, sociologo e scrittore durante la presentazione della “Scuola per Genitori” di cui è il direttore scientifico, organizzata dalla cooperativa “Quinto Ennio”.
A dare il benvenuto al docente Antonio Gabellone, Presidente della Provincia di Lecce, Carmen Tessitore, vicesindaco di Lecce, Luigino Sergio, presidente dell’Unione dei Comuni della Grecìa Salentina, Roberto Martella, Presidente dell’Ambito territoriale e sociale, Francesco Cimino, vicepresidente del Consiglio della Provincia di Lecce e Gilberto Attanasi, responsabile del progetto per la cooperativa “Quinto Ennio”. Queste in sintesi le opinioni di Crepet su alcuni argomenti che verranno trattati durante le lezioni della “Scuola”.
LA SCUOLA PER GENITORI
Nata dieci anni fa a Vicenza in un periodo in cui le aziende erano costrette a chiudere, non per la crisi, ma perché i figli degli imprenditori non volevano mandare avanti le aziende di famiglia per un problema educativo. Da allorala Scuolaè avviata in circa 30 città italiane coinvolgendo più di 1500 famiglie.
La Scuolaattraverso cicli di conferenze offre opportunità di crescita, riflessione e formazione. Tra i suoi obiettivi c’è quello di responsabilizzare i ruoli dei genitori e di figli, favorendo una comunicazione efficace in modo da innescare una spirale virtuosa che porti beneficio e benessere alla società.
LA FAMIGLIA
Attraversa momenti di grande complessità, in un ambiente sociale difficile, in cui i giovani hanno più che mai bisogno di guida e di speranza. Il rapporto fra genitori e figli deve sempre più confrontarsi con la realtà esterna e con una situazione economica e sociale senza precedenti.
I genitori oggi sono le “sveglie” dei figli, dei “bancomat”, sono “tassinari”, sono “genitori catering”. Il genitore deve essere il capitano, deve avere la giusta distanza di spirito. Il genitore non è “amico” del figlio.
I BAMBINI
Non dormono più quanto e come una volta: sono svegli fino a tardi. E quando si svegliano sono … stanchi. Bisogna farli andare a letto presto. I bambini sono confusi, se i genitori dicono qualche no, ci sono i nonni che li accontentano. I bambini sono dei “piccoli budda”. Hanno in mano il telecomando e perciò decidono cosa vedere in tv, dove andare in vacanza, cosa e quando mangiare. Ottengono qualsiasi cosa. Ciò non è sano. Se dai tutto ad un bambino gli toglierai il desiderio, cioè, la mancanza di una “cosa”.
Il bambino deve imparare a inventarla a costruirla da solo la “cosa” che vuole. I bambini non hanno cicatrici sulle gambe, non sono mai caduti. I pavimenti di alcune scuole sono antitrauma. Perché dobbiamo far credere ai nostri bambini che nella vita si rimbalza? Viviamo in una società fragile, un bambino che cade si deve rialzare e solo così capirà che è più forte dopo quella piccola ferita.
I GIOVANI
Non possono più aspettare. Le masse di giovani disoccupati sono talenti. Sono uno spreco per il futuro. Sono bravi, hanno dei valori, credono nell’amore, sono etici. Con la crisi si assiste alla “stanzialità” dei nostri figli che rimangono a casa e cercano lavoro. Il lavoro non lo si aspetta, si inventa. Bisogna essere intraprendenti, avere il coraggio di creare delle cooperative, di formarsi, di inventare, di lavorare secondo le proprie capacità e di quello che realmente si sa fare.
Annalisa Gentile















