Scultori Leccesi specializzati in Statuaria
Pupari Salentini/Le notizie tratte dal Catasto Onciario di Lecce del 1755.
Fino a pochi anni fa le fonti iconografiche relative ad opere in cartepesta ed in terracotta, realizzate da pupari e cartapestai leccesi, erano scarse o insufficienti; solo la documentazione archivistica della prima metà del Settecento apriva un timido barlume di luce sulla questione. Nel Catasto Onciario di Lecce del 1755, conservato presso l’Archivio di Stato del capoluogo salentino, appaiono i nomi dello scultore di tela Francesco Ingrosso (1707-1769) e del pittore e statuario Ignazio Scalone (1716-1776).
Anonimo Cartapestaio inizi ‘800-S. Maria della Porta, Lecce-Parr. S. Maria della Porta
Le fonti archivistiche, purtroppo, non ci forniscono immagini delle opere realizzate da questi artigiani, ma possiamo tentare di ricostruire le vicende di questi artigiani attraverso la ricerca documentaria. Si deve a Mario Cazzato e a Caterina Ragusa un primo lavoro organico di catalogazione e ricerca di opere in cartapesta e in terracotta. Alla studiosa spetta il primato di aver posto l’accento sulle modalità del restauro e della conservazione di questi tesori di carta, così come giustamente li definisce Giuseppe De Simone in una sua pubblicazione (G. De Simone, Tesori di Carta – Le raffigurazioni sacre in cartapesta nelle chiese antiche di Lecce, edizioni Grifo, Lecce 2002).
Manieri M., Santa Elisabetta, cartapesta pol. Lecce-Museo Provinciale
Caterina Ragusa, funzionaria della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Lecce, Brindisi e Taranto, pubblicò nel 1993 un saggio che ci introdusse nel mondo della statuaria salentina. Nella provincia di Lecce, infatti, pullulava una miriade di abili cartapestai e pupari, che con le loro statue arricchirono le chiese salentine e, in alcuni casi, di altre località italiane. Fino a pochi decenni fa il restauro di queste statue era demandato agli stessi cartapestai, la cui unica preoccupazione era il rifacimento delle statue, ripristinando così opere che spesso presentavano problemi di conservazione e staticità.
Manieri M., Beata Michelina, cartapesta pol. Lecce-Museo Provinciale
Le statue, infatti, essendo realizzate con carta e colla animale, sono spesso soggette al logorio causato dall’umidità e dagli attacchi costanti degli insetti xilofagi. Fino agli inizi degli anni Novanta del Novecento nessuna scuola di restauro aveva trattato il problema della conservazione della cartapesta; era diffuso, infatti, il concetto che la statuaria salentina fosse il frutto di arte povera e senza nessuna valenza artistica. Negli ultimi decenni, grazie all’impegno profuso da parte dei funzionari della Soprintendenza di Lecce e dal competente ufficio diocesano che tutela i beni artistici ecclesiastici diretto da Giuseppe Fiorillo, si affida la conservazione di queste splendide opere a professionisti del settore che applicano moderni criteri di restauro basati sul ripristino e consolidamento delle cromie originali e dei supporti cartacei, documentandoli scientificamente.
Manieri M., S. Ludovico da Tolosa, cartapesta pol. Lecce-Museo Provinciale
Tra i primi restauri effettuati con metodi scientifici, si devono annoverare quelli portati a termine nel 1987 da Lidiana Miotto; questi lavori riguardarono alcune statue provenienti dalla chiesa di San Francesco della Scarpa di Lecce, oggi conservate nel Museo Provinciale Sigismondo Castromediano di Lecce, raffiguranti Sant’Elisabetta, la Beata Michelina e San Ludovico da Tolosa. La scientificità di questi restauri ha permesso di approfondire lo studio sistematico di queste opere realizzate nel XVIII secolo, consentendo l’attribuzione delle stesse statue alla mano di Mauro Manieri (1687-1743).
Anonimo inizi sec. XVIII, Madonna della Provvidenza-Lecce-Ch. delle Alcantarine
Altri lavori di corretto restauro di statue in cartapesta si sono susseguiti fino ai nostri giorni e, fra tutti, si ricorda il restauro della Madonna della Provvidenza, custodita nella chiesa di Santa Maria della Provvidenza, eseguito dalla stessa Lidiana Miotto nel 1999, e il restauro della statua raffigurante Santa Maria della Porta, portato a termine da Mario Pellegrino e Daniela Verdesca-Zain nel 1996.
Giuseppe Mancarella




















