SCUOLA: DEI DIRITTI E DEI CASTIGHI
FAMIGLIA E SCUOLA
GENITORI E DOCENTI: CHI SCAPPA E CHI SI ACCAPIGLIA
“Amore è restare anche quando la vita ti urla di correre” – Cose che nessuno sa-A.D’Avenia -. La famiglia è, per sua natura, la prima comunità di vita ed è qui che si realizza la missione educativa che oggi spaventa tanto i genitori: l’educazione dei figli.L’alleanza tra docenti e genitori nasce da una necessità che è sotto gli occhi di tutti: rendere effettivo il principio dell’educazione, che è un processo intenzionale di miglioramento della persona, con un fine ben preciso: rendere la vita piacevole agli altri.
Questo l’obiettivo di fondo, sicuramente agognato da tutti e realizzato solo da pochi, non perché non sia accessibile ai tanti, ma per la natura dell’ingrediente assolutamente necessario al suo raggiungimento: l’Amore!
Chi non vuol imparare ad amare non può nemmeno dare inizio a quel prezioso processo che è l’educazione dei figli e non può rendersi conto che per educare è necessario sforzarsi di conoscere bene i figli per amarli sempre più ed essere loro amici senza smettere di essere genitori.
Il virus del relativismo si è insinuato anche in ambito educativo, per cui ogni famiglia pensa di poter educare secondo criteri tutti suoi che spesso sono in contraddizione con quelli usati da altre famiglie e molti non coincidono con quelli della scuola. L’incongruenza tra i due ambiti naturali porta un danno all’educazione dei ragazzi e questo è quello che oggi stiamo vivendo nelle nostre scuole e nelle famiglie. Senza ombra di dubbio si tratta di un problema di adulti, di formazione e di amore.
La frase riportata all’inizio dell’articolo parla chiaro e colpisce dritto al cuore. Vivere con gioia la grigia quotidianità è dire loro “la vita è faticosa, ma il nostro lavoro allegro e responsabile le dà senso e valore”. Ascoltarli attentamente e mettere da parte le nostre teorie, domande, ansie e paure ci rende affidabili e affettuosi, che è proprio ciò di cui hanno bisogno. L’autorità dei genitori è necessaria e va posta al servizio dell’educazione dei figli e l’autorità della scuola è necessaria e va posta al servizio dei genitori che si sforzano di conoscere sempre più il figlio e gli insegnano a conoscere se stesso.
Spesso sentiremo urlare quella voce dentro di noi che ci impone di lasciar perdere e di scappare via se non vogliamo impazzire: è il nostro amor proprio che reclama il posto di protagonista. Essere disposti ad amare porterà a fare ciò che è alla nostra portata, con naturalezza e senza vittimismi. I genitori possono sostenere e incrementare lo sviluppo dei figli se c’è vera intesa fra loro; possono orientare la loro partecipazione alla vita familiare aumentando progressivamente la loro autonomia; creare un clima di rispetto e di allegria che incoraggia e accresce il desiderio di “diventare grandi”; ascoltare i figli e parlare solo qualche volta; chiedere scusa per i loro errori; essere brevi, amabili e parlare senza ironia; amare la verità per saperla insegnare.
I professori (rubo le parole di uno di loro) possono preparare una lezione; dedicare qualche minuto ad un alunno in difficoltà fuori dall’orario scolastico; sorridere in classe evitando di far scontare i loro problemi ai ragazzi; correggere i compiti in tempo utile perché le correzioni servano a migliorare il loro lavoro; resistere e punire quando c’è da farlo; chiudere un occhio e distinguere tra persona e cosa fatta male; scambiare qualche parola con un collega stanco; proporre un percorso interdisciplinare ad un altro collega la cui materia risulta spesso oscura; parlare con i colleghi di ogni singolo ragazzo per provare ad attuare strategie educative armoniche e condivise; ascoltare i ragazzi e scoprire che hanno molti più interessi di quello che sembra; preparare un colloquio con i genitori e non improvvisarlo, distinguendo linee di miglioramento nella materia e obiettivi educativi da raggiungere; leggere libri che possano catturare la loro attenzione e non limitarsi a dar loro ciò che già si conosce; accettare di avere limiti come ce li hanno loro e non pretendere di essere infallibili…
Tutto questo è alla nostra portata. Per questo scegliamo di restare, è la nostra vita e tutto ciò che ci sta dentro dipende da noi.
Gianfranco De Santis
Rappresentante genitori Liceo Ginnasio “G. Paolo II”















