Pubblicato in: Dom, Set 23rd, 2012

SCUOLA: DEI DIRITTI E DEI CASTIGHI

RAFFAELA MIGLIETTA – I.I.S.S. “FRANCESCO. REDI” – SQUINZANO

IL FUTURO È TUTTO DA SCRIVERE

“DIMINUENDO IL NUMERO DEGLI ALUNNI PER CLASSE MIGLIORA L’APPRENDIMENTO”

Bilancio, parola che indica tra l’altro il reddito di un’azienda a fine esercizio. Queste due parole: reddito e azienda mi rammentano situazioni, che nulla hanno da spartire con la scuola. L’educazione, la formazione, l’istruzione non potranno infatti mai essere paragonate ad un’azienda,i cui prodotti sono immediatamente verificabili. Nell’educazione dei giovani i processi, sono lentissimi, vanno di pari passo con la crescita fisica, psicologica, umana ed hanno bisogno di vari puntelli come famiglia, organizzazioni del tempo libero tra loro coordinati. Nel lontano 1988-89, il concorso che vinsi mirava alla buona didattica, ai rapporti interpersonali, con le famiglie, al coordinamento dei servizi di segreteria;

Il preside dirigeva un solo istituto come una seconda famiglia. Il passaggio alla cosiddetta “autonomia” e alla Dirigenza è stato perciò drammatico. Allettati dal miglioramento economico, dall’autonomia che ci avrebbe staccati dagli Enti locali, tutti abbiamo frequentato con impegno i corsi di aggiornamento del MIUR, sperando nei mezzi per un reale “governo “ delle scuola. Così non è stato, sono nati gli Istituti comprensivi che non hanno giovato al buon funzionamento, dell’istituzione. il rapporto con le famiglie si è spersonalizzato, la guida didattica dei docenti parcellizzata dall’organizzazione di progetti, le segreterie oberate dalla mole di lavoro compresa la gesrione del “cartume”  giornalmente recapitato.

I Fondi europei hanno consentito agli Istituti di dotarsi di laboratori informatici,linguistici di aiuto nella gestione dell’”educazionale” (didattica più amministrativo), cosicché si è andati avanti  avendo a disposizione dotazioni informatiche,“mito” irrinunciabile delle nuove generazioni . Il futuro della scuola è difficilmente prevedibile,continuo ad aver fede nei giovani, ma so realisticamente che solo diminuendo il numero degli alunni per classe si migliora la qualità dell’apprendimento ,solo dando ai docenti la possibilità di muoversi nell’arco di pochi Km,offrendo nella stessa scuola servizi concreti, come baby sitter, la mensa, il mondo dell’istruzione migliorerà.

Gli Inglesi per parlare di Scuola, istruzione, apprendimento, formazione, usano un unico termine “complessivo”, education, a cui anche la scuola italiana può mirare.

SALVATORE PICCINNI – I.I.S.S. “GIUSEPPE. STAMPACCHIA” – TRICASE

GLI ALUNNI E LE FAMIGLIE CHIEDONO QUALITÀ

“I GIOVANI DI OGGI RICERCANO RAPPORTI UMANI LIMPIDI E GIUSTI” 

La mia esperienza scolastica è stata varia e variegata: 42 anni di servizio, di cui22 alivello direttivo, dapprima come Direttore didattico poi, con l’unificazione del ruolo del dirigente, nella Scuola superiore. Un’esperienza professionale positiva, anche se non sono mancate amarezze e incomprensioni, e che mi ha permesso di cogliere l’evoluzione della società attraverso i ragazzi, le loro aspettative, sogni, preoccupazioni. L’ultima esperienza nel Liceo Stampacchia, con 1300 alunni, è stata molto coinvolgente. Ho instaurato un rapporto a dir poco eccezionale con i ragazzi e le famiglie attraverso una gestione democratica basata sull’ascolto delle esigenze, ben lontana dalla figura del Preside burocrate. Le nuove generazioni, al di là dei luoghi comuni, al di là della stessa voglia di imparare o della curiosità, hanno una maggiore predisposizione a rapporti umani limpidi e un innato senso di giustizia.

Nel futuro vedo molte zone positive che riguardano l’entusiasmo dei giovani soprattutto negli istituti impostati alla preparazione culturale, forse meno nei professionali, dove la motivazione è trovare subito lavoro. Non mancano zone d’ombra; innanzitutto bisogna rivedere l’umiltà, la disposizione a mettersi in gioco. Il discorso della scuola in prospettiva passa attraverso le ragioni dell’altro, degli alunni, oggi “clienti” esigenti in cerca della qualità.

Vedo perciò bene la proposta Gelmini di valutare le scuole, non come sistema, ma come scuola viva, che produce, sperimenta, non autoreferenziale. I paesi nordici hanno livelli altissimi perché gli investimenti nella scuola sono smisurati. Spero sia una mia sensazione, ma in un mondo mediocre una scuola che produca menti pensanti, che permetta di emergere a chi ne abbia le capacità fa paura.

L’incontro con Gabellone è stato un segno di sensibilità; ma sono mancati i rappresentanti istituzionali dell’Ufficio Scolastico Provinciale e di quello Regionale, quando sarebbe bastato un amministrativo.

A me, come penso a tutti, mancheranno i ragazzi che riempiono le giornate e danno la forza di andare avanti.

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