Scuola Paritaria/Se non ci fosse…
Si calcola che se, di botto, dovessero chiudere le scuole pubbliche paritarie – le scuole private, per intenderci, come le “insultano” nei cortei di protesta studenti e prof, sindacati e partiti politici, inviperiti contro lo Stato che le finanzia – il Governo dovrebbe fare i salti mortali per accogliere bambini e ragazzi che le frequentano.
Dovrebbe trovare subito sei miliardi di euro in più per reggere “all’invasione” proveniente dalle istituzioni cattoliche (il 90% delle paritarie) e non; dovrebbe obbligatoriamente investire per il reperimento di nuove strutture, dovrebbe assumere personale almeno pari ad un terzo di quello già in servizio. E in tempi come questi… Chi manifesta, forse, non sa che lo Stato ogni anno risparmia tutti quei soldi grazie alla scuola pubblica paritaria.
Chi, indignato, urla con il megafono contro “i figli di papà” che scelgono la scuola a pagamento, non si rende conto che protesta contro la libertà di scelta. È vero, la scuola pubblica paritaria non può essere oggi alla portata di tutti. Perché costa. Perché la crisi delle vocazioni religiose ha costretto Istituti, anche storici – si pensi alle Marcelline di Lecce – a rivedere l’impostazione originaria, quella della maestra-suora che offriva il suo servizio in spirito di abnegazione e di gratuità totale, obbligati ad affidare gran parte della funzione docente a laici e laiche bravi e preparati che però non pronunziano il voto di povertà. Costa perché i cosiddetti finanziamenti pubblici sono una goccia in un oceano immenso di spese di gestione.
Un altro esempio? Ogni anno per ogni bambino di scuola dell’infanzia statale spende qualcosa come 6635 euro. Per un bambino di scuola dell’infanzia paritaria liquida, in tempi biblici (si pensi che ad oggi non sono stati ancora versati alle scuole i contributi al periodo gennaio-agosto 2012: è nota la polemica per altri settori del mondo del lavoro circa i ritardi con cui le pubbliche amministrazioni pagano le imprese) appena 661 euro all’anno.
Dove trovare gli altri 5500 euro? Sicuramente le rette delle famiglie, lì dove possono essere consistenti – in alcuni paesi della provincia di Lecce sono quasi ridicole – danno una buona mano alla gestione, ma lì dove resistono le suore che pur di essere fedeli al carisma educativo del Fondatore fanno immensi sacrifici e accolgono anche gratuitamente chi non può versare la retta, lì dove la gestione cooperativa consente al personale in servizio di potersi accontentare di buste paghe leggere, lì dove ci sono famiglie solidali con i bambini più poveri pur di difendere la presenza delle scuole cattoliche: in tutte queste realtà è davvero dura andare avanti.
Non si tratta di difendere ideologie o confessioni religiose. Si tratta di tornare a riconsegnare ai genitori il diritto sacrosanto di scegliere per i propri figli la formazione e l’istruzione senza preoccuparsi eccessivamente di mettere a rischio economie familiari già in gravi difficoltà.
Un’ultima considerazione. Sono passati quasi 13 anni da quando il Parlamento Italiano, approvòla Leggesulla parità scolastica. Negli anni il budget delle varie Finanziarie è sempre tagliato: non solo non è mai stato adeguato alle variazioni dell’inflazione ma è sempre stato via via quantitativamente decurtato. Non è mai accaduto che queste risorse tolte alla scuola pubblica paritaria siano state investite per la scuola statale che pure, ad onor del vero, non gode di buona salute. Ma non certo a causa delle 8mila scuole paritarie d’Italia. Anzi… Se non ci fossero sarebbero guai seri.
Vincenzo Paticchio
Presidente Provinciale FISM Lecce














