Pubblicato in: Sab, Lug 6th, 2013

Se il Debito Pubblico frena lo Sviluppo

A colloquio con il Dott. Claudio Taurino, Funzionario dell’Agenzia delle Entrate e Assessore al Bilancio di Squinzano: Il Patto di Stabilità paralizza la capacità di spesa degli Enti Locali.

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La soluzione? “Imparare a spendere bene i soldi e a gestire la cosa pubblica nell’interesse della comunità”. 

Parole ed espressioni come patto di stabi­lità, debito pubblico, spread, Bot, fino a un anno e mezzo fa pressoché sconosciute ai più, sono ora diventate quasi di uso comune, tanto se ne parla nei tg e nei dibattiti politici ed economici. Nonostante ciò per i cittadini risulta ancora difficile orientarsi in mezzo a questo linguaggio nuovo e tecnico; ci si rende conto che questi argomenti riguardano l’economia e condizionano la vita di ciascuno di noi, ma non si riesce a comprendere come, questioni che sembrano così astratte, lontane dai problemi quotidiani, possano invece essere legate a doppio filo con i nostri portafogli, con il lavo­ro che non c’è, con i servizi sempre meno efficienti. Per fare un po’ di chiarezza abbiamo interpellato il dott. Claudio Taurino, funzionario dell’Agenzia delle Entrate e Assessore al Bilancio del comune di Squinzano.

“Il Patto di Stabilità è una misura di rigore che viene adottata per controllare l’in­debitamento delle Pubbliche Amministrazioni in rapporto all’indebitamento dello Stato nell’ambito della Comunità Europea. Dobbiamo distin­guere il Patto di Stabilità e di Crescita che è quello che gli Stati devono sostenere e pa­rametrare nell’ambito dell’Ue e il Patto di Stabilità Interno che è lo strumento attraver­so il quale le PA riducono il proprio indebitamento per evitare il crescere a dismisura di quello statale. I 2 parametri fondamentali, che vengono da Maastricht, sono: non superare il rapporto del 3% fra debito e Pil e contenere l’ammontare del debito pubblico entro il 60%”.

Una misura positiva quindi, se non fosse che il debito pubbli­co è sempre così straripante; Taurino chiarisce anche questo punto. “Il debito pubblico non è altro che la distribuzione di ricchezza non prodotta. Gran­di flussi di denaro sono stati dirottati sulla speculazione e non sulla crescita economica ed è proprio questo che ha ag­gravato la situazione. Se i sol­di non vengono investiti per le aziende ma per Bot e Cct, lo stato si indebita agevolando i grandi finanziamenti senza però produrre ricchezza, senza produrre crescita e favorendo la stagnazione finanziaria”.

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Un meccanismo perverso quindi che danneggia anche gli enti locali, in quanto “si paralizza la loro possibilità di spendere. Le amministrazioni sono l’ultimo anello della ca­tena e, per assurdo, non posso­no spendere neanche quando hanno i soldi perché altrimenti rischiano di sforare il tetto di spesa. Questo comporta, ad esempio, che i pagamenti del II semestre si devono spostare al I semestre successivo”.

Certo è difficile resistere alla tentazione di spendere del denaro che è comunque presente in cassa, ma le pesanti sanzioni di un eventuale sforamento non concedono errori. In effetti se si uscisse fuori dagli strettissimi margini concessi si avrebbe: “la riduzione dei trasferimenti di denaro dallo Stato all’ente locale, il divieto di assunzioni e l’innalzamento al massimo di tutte le aliquo­te”. Cosa si dovrebbe fare allora? “Imparare a spendere bene i soldi e a gestire la cosa pubblica nell’interesse della comunità.

Il fondo salvastati”, continua Taurino, “a cui hanno attinto paesi come la Grecia non è stato utilizzato dall’Ita­lia eppure, dopo Germania e Francia, siamo il terzo Stato che contribuisce proprio al finanziamento di questo fondo. Questo, a mio parere, è stato un grosso errore del governo tecnico che ha dato la precedenza al contenimento della spesa piuttosto che alla crescita, quindi alle persone. È dalla crescita che adesso si deve ripartire, dalla creazione di posti lavoro, altrimenti la gente non tornerà a spendere”.

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