Se il Debito Pubblico frena lo Sviluppo
A colloquio con il Dott. Claudio Taurino, Funzionario dell’Agenzia delle Entrate e Assessore al Bilancio di Squinzano: Il Patto di Stabilità paralizza la capacità di spesa degli Enti Locali.
La soluzione? “Imparare a spendere bene i soldi e a gestire la cosa pubblica nell’interesse della comunità”.
Parole ed espressioni come patto di stabilità, debito pubblico, spread, Bot, fino a un anno e mezzo fa pressoché sconosciute ai più, sono ora diventate quasi di uso comune, tanto se ne parla nei tg e nei dibattiti politici ed economici. Nonostante ciò per i cittadini risulta ancora difficile orientarsi in mezzo a questo linguaggio nuovo e tecnico; ci si rende conto che questi argomenti riguardano l’economia e condizionano la vita di ciascuno di noi, ma non si riesce a comprendere come, questioni che sembrano così astratte, lontane dai problemi quotidiani, possano invece essere legate a doppio filo con i nostri portafogli, con il lavoro che non c’è, con i servizi sempre meno efficienti. Per fare un po’ di chiarezza abbiamo interpellato il dott. Claudio Taurino, funzionario dell’Agenzia delle Entrate e Assessore al Bilancio del comune di Squinzano.
“Il Patto di Stabilità è una misura di rigore che viene adottata per controllare l’indebitamento delle Pubbliche Amministrazioni in rapporto all’indebitamento dello Stato nell’ambito della Comunità Europea. Dobbiamo distinguere il Patto di Stabilità e di Crescita che è quello che gli Stati devono sostenere e parametrare nell’ambito dell’Ue e il Patto di Stabilità Interno che è lo strumento attraverso il quale le PA riducono il proprio indebitamento per evitare il crescere a dismisura di quello statale. I 2 parametri fondamentali, che vengono da Maastricht, sono: non superare il rapporto del 3% fra debito e Pil e contenere l’ammontare del debito pubblico entro il 60%”.
Una misura positiva quindi, se non fosse che il debito pubblico è sempre così straripante; Taurino chiarisce anche questo punto. “Il debito pubblico non è altro che la distribuzione di ricchezza non prodotta. Grandi flussi di denaro sono stati dirottati sulla speculazione e non sulla crescita economica ed è proprio questo che ha aggravato la situazione. Se i soldi non vengono investiti per le aziende ma per Bot e Cct, lo stato si indebita agevolando i grandi finanziamenti senza però produrre ricchezza, senza produrre crescita e favorendo la stagnazione finanziaria”.
Un meccanismo perverso quindi che danneggia anche gli enti locali, in quanto “si paralizza la loro possibilità di spendere. Le amministrazioni sono l’ultimo anello della catena e, per assurdo, non possono spendere neanche quando hanno i soldi perché altrimenti rischiano di sforare il tetto di spesa. Questo comporta, ad esempio, che i pagamenti del II semestre si devono spostare al I semestre successivo”.
Certo è difficile resistere alla tentazione di spendere del denaro che è comunque presente in cassa, ma le pesanti sanzioni di un eventuale sforamento non concedono errori. In effetti se si uscisse fuori dagli strettissimi margini concessi si avrebbe: “la riduzione dei trasferimenti di denaro dallo Stato all’ente locale, il divieto di assunzioni e l’innalzamento al massimo di tutte le aliquote”. Cosa si dovrebbe fare allora? “Imparare a spendere bene i soldi e a gestire la cosa pubblica nell’interesse della comunità.
Il fondo salvastati”, continua Taurino, “a cui hanno attinto paesi come la Grecia non è stato utilizzato dall’Italia eppure, dopo Germania e Francia, siamo il terzo Stato che contribuisce proprio al finanziamento di questo fondo. Questo, a mio parere, è stato un grosso errore del governo tecnico che ha dato la precedenza al contenimento della spesa piuttosto che alla crescita, quindi alle persone. È dalla crescita che adesso si deve ripartire, dalla creazione di posti lavoro, altrimenti la gente non tornerà a spendere”.

















