Pubblicato in: Ven, Apr 19th, 2013

A proposito della Legge Regionale sugli Oratori in Puglia…

Se l’ideologia mette a rischio l’impegno sociale.

Rocco Palese: indispensabili in questo momento di vera emergenza educativa.

Elena Gentile: è finito il tempo in cui inviando una lettera si ottengono finanziamenti.

IL FATTO

Il 9 aprile scorso “Avvenire” ha pub­blicato un articolo di Vito Salinaro, in cui don Francesco Preite, direttore dell’Oratorio C.G Redentore Sale­siano di Bari – struttura che, assieme a scuole, associazioni e cooperative, sfida ogni giorno degrado e povertà nel quartiere Libertà del capoluogo di regione – denunciava: “La Regio­ne Puglia “smarrisce” la legge sugli oratori”.

Che cosa è successo? Salinaro lo definisce un paradosso: “la Puglia con la Legge regionale 19 del 2006, che pure presenta non pochi aspetti di grande interesse a sostegno di fasce disagiate della popolazione, promuove e riconosce gli oratori”. Nell’articolo 21 la norma così recita: “La Regione riconosce la funzione sociale delle attività di oratorio promosse dalle parrocchie e dagli enti ecclesiastici della Chiesa cattolica…” e invece il Regolamento attuativo di tale provvedimento “si dimentica” degli oratori. Don Francesco denuncia il fatto che “il termine oratorio sparisce, non viene più menzionato e, di fatto, viene escluso dal sistema del welfare pugliese”.

Pertanto “gli oratori, che contribuiscono alla crescita del bene comune offrendo volontari, spazi, giochi per tanti ragazzi e giovani specialmente in territori di disagio, per la Regione Puglia non esistono”. La Regione salva i finanziamenti per gli impianti sportivi e le attività motorie. Ma gli oratori sono molto di più. 

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