Se un bimbo nasce in Italia da genitori stranieri…
Lo ius soli/“La cittadinanza è un atto d’amore”. La proposta del ministro Kyenge al neonato Governo Letta.
Nel nostro paese gli stranieri sono circa il 7,5% della popolazione totale.
“Italiani non per caso, italiani per amore” gridava uno striscione esposto qualche giorno fa in piazza di Spagna nel corso di un flash mob per dire no all’introduzione dello “ius soli” e di meccanismi automatici per il conferimento della cittadinanza italiana. “La cittadinanza è un atto d’amore e la condivisione di lingua, tradizioni, cultura, Costituzione e leggi, da concedere solo a chi ne fa richiesta e lo desidera e attraverso una cerimonia solenne”, hanno detto gli organizzatori del flash mob provocando il plauso di taluni e la protesta di altri.
Ma andiamo con ordine. A livello europeo, la questione dello ius soli nasce attorno agli anni Settanta, periodo in cui un sempre crescente numero di puerpere pachistane e indiane si riversavano negli ospedali inglesi con la diagnosi di “gravidanza difficile e/o parto a rischio”. Col tempo venne svelato il mistero di tali gravidanze: gli ex sudditi di sua maestà britannica mandavano le mogli a partorire in Inghilterra per far sì che i loro figli, oltre a quella del Paese di origine, acquisissero anche la cittadinanza inglese, come consentiva la legge britannica di quegli anni.
Di recente, Cécile Kyenge, Ministro per l’integrazione italo-congolese che sottende al neonato Governo Letta, ha proposto una riforma dell’attuale legge sulla cittadinanza. Tale iniziativa fa seguito a “L’Italia sono anch’io”, campagna popolare – che ha visto la raccolta di centomila firme in pochi mesi – promossa da diverse realtà associative con l’intento di dare una risposta alla precaria condizione dei nati in Italia da cittadini extracomunitari, superando la rigidità della vigente legge. Attualmente, infatti, chi nasce in Italia da genitori stranieri può ottenere la cittadinanza italiana solo dopo il 18esimo anno di età e solo a condizione che abbia assolto all’obbligo di ininterrotta permanenza nel nostro Paese.















