Se un bimbo nasce in Italia da genitori stranieri…
Un’altra possibilità per divenire italiani a tutti gli effetti è data dalla trasmissione della cittadinanza da parte del genitore che, nel frattempo, ne è entrato in possesso per naturalizzazione o per matrimonio con cittadino italiano. La proposta avanzata dal Ministro Kyenge, invece, prevede che è da considerarsi cittadino italiano chi nasce in Italia da genitori stranieri di cui almeno uno sia regolarmente soggiornante nel nostro paese da un anno e chi nasce da genitore nato, a sua volta, in Italia. Inoltre, si propone che diventi cittadino italiano – su istanza del genitore – il minore che abbia frequentato un corso di istruzione primaria o secondaria o un percorso di istruzione o formazione professionale nel nostro Paese.
Un’altra novità di fondamentale importanza riguarda i tempi di tali processi che oggi risultano essere esponenzialmente lunghi: il nuovo procedimento prevede un massimo di 24 mesi dalla presentazione dell’istanza, oltre i quali scatta un c.d. ‘silenzio-assenso’. Stando a questa celere analisi della proposta di riforma, però, si evince che le novità della legge non portano ad un vero e proprio ius soli come previsto in altre realtà intra ed extra-europee, ma ad uno ius soli che alcuni hanno già ribattezzato ‘moderato’. In altri termini, il solo fatto di esser nato su suolo italiano non conferisce automaticamente il diritto di cittadinanza. Perché, allora, questa proposta di riforma delle legge sulla cittadinanza sta creando così tanto scompiglio tra le diverse fazioni politiche?
Da un lato c’è chi teme un ‘effetto ospedali inglesi’, dall’altro chi taccia di razzismo la fazione del no. Ad oggi, in Italia gli stranieri sono circa il 7,5% della popolazione totale. Una situazione tutto sommato ben gestita dagli organi si competenza. A creare indugi sul tanto discusso ius soli sono le proiezioni demografiche: secondo quanto delineato da Eurostat, infatti, tra cinquant’anni, i residenti in Italia con almeno un genitore straniero saranno tra il 30% e il 40%. A completare il quadro, anche la schiera di chi – soprattutto tra i sociologi – ritiene che essendo l’intero pianeta la casa dell’uomo, indipendentemente dal luogo di nascita, lo ius soli non ha motivo di essere. Forse, però, stando ai toni delle manifestazioni che si sono susseguite in tutt’Italia negli ultimi giorni, ad esser ripensata non è solo una legge ma un’intera nazione.















