Pubblicato in: Lun, Mag 27th, 2013

Se un bimbo nasce in Italia da genitori stranieri…

Una questione aperta da lungo tempo

Da circa venti anni sono impegnata nel mondo delle migrazioni inizial­mente come volontaria vicina ai missionari e da circa 15 nella realtà istituzionale in qualità di mediatrice culturale o meglio consulente in materia di im­migrazione. Il dibattito sul riconosci­mento del diritto di suolo (jus soli) non è nato in questi giorni con la nomina dell’attuale Ministra dell’In­tegrazione Cecile Kyenge, ma è da un bel po’ che se ne parla, in parti­colare dall’iniziativa del disegno di legge presentato dal senatore Marini e dalle numerose iniziative nazionali e locali come dibattiti, raccolta di fir­me di sindacati, associazioni ecc.

Una delle principali attività della mia funzione è quella di dare informazio­ni sulla possibilità di divenire cittadi­ni italiani e non posso fare a meno di sottolineare che tra italiani e stranieri pochi conoscono l’attuale normativa sulla legge sulla cittadinanza che è datata 1992 e che si basa sullo jus sanguinis: la cittadinanza si ottiene automaticamente per nascita se si è figli di un genitore italiano.

Ma non è corretto affermare che è solo così che si diventa italiani, esiste anche già lo jus soli, infatti la stessa legge (n.91 del 5 febbraio 1992) prevede che lo straniero che abbia fissato la sua residenza in Ita­lia per almeno dieci anni possa sul territorio nazionale chiedere lo status di cittadino italiano, ma si diventa italiani anche sposandosi con un cit­tadino italiano (jus comunicatio).

Può diventare italiano anche l’apo­lide, il rifugiato politico, l’adottato purchè residente sul territorio dello Stato da almeno cinque anni; è inte­ressante sapere anche che la proce­dura per divenire italiani per legge dura 730 giorni (2 anni!), ma è solo un’utopia spesso si va avanti anche per svariati altri anni fino a fare innumerevoli istanze di sollecito al Ministero dell’ Interno…

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