Se un bimbo nasce in Italia da genitori stranieri…
Una questione aperta da lungo tempo
Da circa venti anni sono impegnata nel mondo delle migrazioni inizialmente come volontaria vicina ai missionari e da circa 15 nella realtà istituzionale in qualità di mediatrice culturale o meglio consulente in materia di immigrazione. Il dibattito sul riconoscimento del diritto di suolo (jus soli) non è nato in questi giorni con la nomina dell’attuale Ministra dell’Integrazione Cecile Kyenge, ma è da un bel po’ che se ne parla, in particolare dall’iniziativa del disegno di legge presentato dal senatore Marini e dalle numerose iniziative nazionali e locali come dibattiti, raccolta di firme di sindacati, associazioni ecc.
Una delle principali attività della mia funzione è quella di dare informazioni sulla possibilità di divenire cittadini italiani e non posso fare a meno di sottolineare che tra italiani e stranieri pochi conoscono l’attuale normativa sulla legge sulla cittadinanza che è datata 1992 e che si basa sullo jus sanguinis: la cittadinanza si ottiene automaticamente per nascita se si è figli di un genitore italiano.
Ma non è corretto affermare che è solo così che si diventa italiani, esiste anche già lo jus soli, infatti la stessa legge (n.91 del 5 febbraio 1992) prevede che lo straniero che abbia fissato la sua residenza in Italia per almeno dieci anni possa sul territorio nazionale chiedere lo status di cittadino italiano, ma si diventa italiani anche sposandosi con un cittadino italiano (jus comunicatio).
Può diventare italiano anche l’apolide, il rifugiato politico, l’adottato purchè residente sul territorio dello Stato da almeno cinque anni; è interessante sapere anche che la procedura per divenire italiani per legge dura 730 giorni (2 anni!), ma è solo un’utopia spesso si va avanti anche per svariati altri anni fino a fare innumerevoli istanze di sollecito al Ministero dell’ Interno…















