Sei milioni di euro per salvare le nostre Chiese
Intervista/L’Arch. Giuseppe Fiorillo presenta la situazione all’indomani dell’incontro tra il Sindaco e l’Arcivescovo.
“Santa Croce merita un discorso a parte, poiché curata dalla Soprintendenza stessa. Ha bisogno di interventi non solo nella facciata, ma anche all’interno”.
Lecce è la “gentile città pugliese”, come descrive il compianto Michele Paone, dall’elegiaca architettura barocca, dall’affascinante e modulata grazia delle piazze, dei palazzi, delle chiese, delle vie e dall’accento lucido e gioioso come la duttile e friabile pietra simile a “mollica di pane”, che ha favorito l’affermarsi di un’arte dai grandi nomi: Riccardi, Zimbalo, Cino, Manieri, Penna etc. Definita “tana di Puglia, l’Atene e la Firenze della regione”, spicca per la verve cortese, acuta, frizzante dei suoi abitanti ed è velata da una malinconia chiaroscurale dei suoi vicoli colorati dalle cascate di malvarose e pelargoni e sui quali si riversano i giardini, retrospicienti le dimore storiche, ove olezzano limoni, melograni, rose e violette.
Abbandonare al degrado e all’insulto del tempo questo patrimonio artistico e culturale sarebbe uno scempio e un doloroso atto di incuria e di barbarie. In particolare, occorre intervenire con urgenza su alcune chiese cittadine, S. Anna, S. Teresa, la Cattedrale, S. Maria della Grazia, S. Lucia, ora infestata dai detriti, come comprovato dalle perizie dell’architetto della Curia e responsabile dell’ufficio diocesano Beni Culturali, Giuseppe Fiorillo, che ha risposto alle nostre domande.
Come è nato l’ unanime interessamento di Curia e comune di Lecce a tale stato di decadimento strutturale?
Essendo responsabili, quindi, occupati del monitoraggio di tutti i beni, da anni facciamo progetti di restauro e inviamo il necessario per ricevere i finanziamenti. La situazione di degrado è nota, molto grave in alcune chiese, apparentemente integre, sane, ma in realtà, come palesato da sopralluoghi effettuati e da un attento esame, sussistente. In un incontro di mons. D’Ambrosio con il sindaco Perrone si è parlato di questa incombenza. Il sindaco ha chiesto di avere ragguagli più dettagliati e noi gli abbiamo scritto una lettera, facendo una disamina accurata della situazione. Tra l’altro, abbiamo predisposto dei progetti, inviati reiteratamente tra il 2010 ed il 2013, con le richieste di finanziamento alla Presidenza del Consiglio. Tempo fa lo abbiamo ottenuto per chiese che sono rientrate nel progetto Area Vasta, con la quale siamo intervenuti in S. Maria della Nova, sulla facciata di S. Maria delle Grazie, sul tetto della basilica del Carmine, benché fosse un progetto stralcio, tratto da uno più ampio che comprendeva anche altri edifici di culto. Tutto il pacchetto per l’Area Vasta era di 5 milioni di euro, di cui la Regione ha erogato un milione e mezzo, così abbiamo dovuto ridurre gli interventi. Non è, quindi, un problema appena nato o ex abrupto: lo portiamo da anni e ogni tanto ne parliamo.
Da quali motivazioni è incentivato il restauro di queste chiese cittadine, beni culturali non fine a se stessi, ma per una fruizione più tutelata?
La chiesa di S. Anna ha grossi problemi non solo legati all’uso, ma alla pubblica incolumità, perché vi sono stanze prive di copertura, crollata da tempo. Già abbiamo ricevuto sollecitazione di sistemare questi muri dagli uffici tecnici comunali e dallo stesso comune che è in aderenza, avendo reparti al Conservatorio, dove, purtroppo, penetra l’acqua piovana attraverso le scale delle terrazze. S. Maria della Grazia, in piazza S. Oronzo, ha il tetto e la facciata ricostruite; però i canali di gronda sono ostruiti, per cui si creano delle infiltrazioni. Lo stesso vale per S. Teresa, che ha lesioni interne visibili a tutti. Siamo intervenuti sulla facciata, sulle coperture in parte e in alcuni vani che dovrebbero essere il museo della cartapesta, però la chiesa è rimasta con le sue inefficienze. Da qui la nostra richiesta , periodicamente inoltrata, di contributi per progetti tra l’altro già redatti e approvati dalla Soprintendenza, cantierizzabili nell’immediato, se ci fossero i soldi.
I fondi da chi saranno erogati?
Il sindaco ha promesso che si attiverà per i finanziamenti inquadrati nel Poin. I canali, infatti, sono o la Regione con i fondi comunitari o lo Stato. Non abbiamo parlato di S. Croce, che merita un discorso a parte, poiché curata dalla Soprintendenza stessa, pure nella ricerca dei finanziamenti necessari. Ha bisogno di interventi non solo nella facciata, ma anche all’interno. Noi abbiamo già inoltrato le richieste di sovvenzioni per la Cattedrale alla Presidenza del Consiglio, sempre tramite l’8 per mille. La Cei ha contribuito, ma limitatamente, non con grosse cifre. Con esse riusciamo ad operare ogni tanto secondo l’urgenza nella Diocesi: una chiesetta ad Acaya, una a Villaconvento, non possiamo pretendere grossi interventi. Necessitano 2.600.000 euro per la Cattedrale, 800 – 900mila euro per le altre chiese. La spesa complessiva, nelle priorità enunciate, è di 6 milioni di euro totali, per eseguire i progetti ratificati.
















