Sempre in fuga dal Sud al Nord/I Migranti della Salute
Un triste primato/Nessun altro Paese, oltre al nostro, viaggia così tanto da una Regione all’altra per i ricoveri ospedalieri, alla ricerca del medico più bravo o della struttura più attrezzata ed adeguata.
In tanti verso Lombardia, Emilia Romagna e Veneto…
Scarsa attrattiva nelle Regioni di confine
La fuga degli italiani al nord del Paese per farsi curare non è argomento nuovo, tuttavia lo è l’ultima scoperta che dà ai nostri connazionali il primato Ue delle migrazioni per la salute. Nessun altro Paese, oltre al nostro, cioè, viaggia così tanto da una regione all’altra per i ricoveri ospedalieri, alla ricerca del medico più bravo o della struttura più attrezzata ed adeguata. La mobilità sanitaria sarebbe più accentuata, tuttavia, entro i confini del Paese (mobilità interregionale) piuttosto che fuori dall’Italia (mobilità transfrontaliera). Dall’ultimo rapporto Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) emerge che le quattro regioni che presentano i maggiori saldi negativi si collocano al sud (Puglia, Sicilia, Calabria, Campania), seguono Lazio, Basilicata e Sardegna. Il saldo finanziario positivo più rilevante è realizzato invece da tre regioni dell’Italia settentrionale (Lombardia, Emilia Romagna e Veneto) e una dall’Italia centrale (Toscana), subito dopo si colloca l’Umbria. Un aspetto su cui si è soffermato il rapporto è stata la mobilità di confine, ovvero gli spostamenti avvenuti tra regioni limitrofe. Tale dato è importante perchè fa capire la capacità attrattiva di una regione. Campania, Puglia, Basilicata hanno una mobilità di confine superiore al 70%: non hanno perciò capacità attrattiva, infatti, la mobilità delle regioni del sud si muove tutta verso regioni non confinanti.
Il Rapporto Agenas 2012/I Malati Cardiochirurgici che si spostano sopravvivono di più
La situazione nella Regione Puglia richiama quella delle altre regioni meridionali. La fuga al Nord è molto insistente. Nel biennio 2012-2013 si sono spostate 58.000 persone. Secondo il Ministero della Salute il saldo negativo è stato di 41.446 a fronte dei 22.445 in entrata. Un motivo potrebbe essere di tipo prettamente strutturale. Le liste di attesa, dalla semplice visita al ricovero ospedaliero, sono molto lunghe e mentre politici e addetti ai lavori (medico di base, Asl, Cup) discutono sulle responsabilità, gli utenti cercano soluzioni alternative. Un altro motivo è invece di tipo culturale. “La ricerca del medico migliore, di colui che è il più affermato, che ha statisticamente più successo nel campo della malattia cui il paziente è affetto, comporta per forza di cose uno spostamento di quest’ultimo verso il primo”- Onlus 2011 “indagine e valutazioni sul fenomeno della mobilità sanitaria verso la regione Lombardia” – e, in genere, i medici migliori, nell’immaginario collettivo, si trovano nelle strutture di eccellenza del Nord. Da ciò si desume inoltre, che gli spostamenti dalla Puglia avvengono soprattutto per la ricerca delle “specializzazioni”. Tuttavia, ci si è domandati se effettivamente le aspettative di vita spostandosi aumentino o se si tratti di un mero preconcetto infondato. La risposta è nel rapporto Agenas 2012: “i dati presentati dimostrano che per alcuni trattamenti (es. quelli cardiochirurgici) i malati che si spostano su lunghi percorsi, soprattutto dalle Regioni del Mezzogiorno, hanno risultati di sopravvivenza significativamente migliori dei pazienti che rimangono a farsi curare nelle strutture vicino alla propria residenza. Quando invece si analizzano gli effetti della mobilità sanitaria sulle malattie per le quali il trattamento non riesce ad apportare un rilevante beneficio in termini di sopravvivenza, come il tumore del polmone, non emerge alcuna differenza tra i pazienti che si curano lontano e quelli che rimangono vicini al proprio domicilio. Queste eccezioni, se ben valutate, potrebbero rendere superflui i tradizionali spostamenti tra il Sud e il Nord del paese”. Un’ultima annotazione riguarda una certa caratteristica degli utenti pugliesi e quelli delle altre Regioni del Sud che si spostano al Nord: è stato rilevato che il fenomeno riguarda soprattutto le fasce sociali più abbienti. Ma ancora più selettivo risulta il titolo di studio: il possesso di credenziali educative si dimostra fondamentale nell’orientare la scelta delle strutture di ricovero. Ciò induce ad ulteriori considerazioni in merito alla giustizia sanitaria. In particolare, l’Agenas si chiede se il servizio pubblico sanitario sia equo per tutti e se non provochi piuttosto un incremento delle disuguaglianze sociali negli esiti di salute.
LA MOBILITÀ SANITARIA
Con il termine mobilità sanitaria si fa riferimento al diritto del cittadino di ottenere cure, a carico del proprio sistema sanitario, anche in un luogo diverso da quello di residenza. Al livello amministrativo e burocratico si stabiliscono due categorie di mobilità: attiva e passiva. La prima rileva il numero dei pazienti che lasciano il luogo di residenza per sottoporsi alle cure di un Presidio Asl o ospedaliero diverso e distante da casa, la seconda riscontra la domanda che, il presidio dove il paziente risiede, non soddisfa. Dal confronto tra la mobilità attiva e quella passiva si stabilisce l’andamento della mobilità sanitaria nel suo insieme.


















