Sempre più Leccesi tra i poveri
Emerge una fotografia capace di rappresentare uno spaccato importante delle criticità del nostro territorio?
Il percorso fatto ha evidenziato aree di criticità del tutto nuove per una realtà territoriale colpita dalle conseguenze di fenomeni macrosociali (quali la crisi economica, disoccupazione..) che hanno finito per generare, a livello micro sociale, evidenti incrinature anche in zone come la nostra, protette fino a poco tempo fa dalla presenza di saldi elementi di stabilità.
Famiglia, casa e reddito rappresentano le aree di criticità emerse come particolarmente problematiche in questo secondo rapporto i cui risultati mettono ancor più in evidenza il legame tra la povertà e la qualità del capitale umano e del sistema di relazioni solidaristiche in cui i soggetti vivono.
Se anche chi lavora è costretto a fare i conti con la povertà, la possibilità di fronteggiare le difficoltà e uscire dall’impasse dipende non solo dalle risorse economiche ma anche dal grado di istruzione dei singoli, dalla rete di relazione, dalla fiducia, dal senso di appartenenza, dalle capacità di adattamento che sono in grado di sviluppare.
Senso di appartenenza, sicurezza emotiva, integrazione sembrano non offrire più alcun tipo di sostegno e non rappresentano più il collante del vivere comunitario e generano nuove situazioni di emarginazione. I piccoli centri urbani, presentano situazioni che, pur nella loro specificità, finiscono per assimilare la vita in piccola città a quella della grande città, molto più di quanto accadeva solo pochi anni fa e sicuramente molto di più di quanto ci saremmo aspettati.
Quali le prime conclusioni?
La certezza che la povertà viene prodotta dagli stessi processi micro e macro sociali che sono alla base del benessere, tipico di tutte le società industrializzate. Si va portando a compimento il processo di normalizzazione della povertà, che non costituisce più una frattura sociale tra gruppi di popolazione diversi tra loro ma, proprio per questo, pone nuove sfide alla capacità della politica di contenerne gli effetti nel tessuto sociale; all’attitudine delle famiglie di orientare i comportamenti individuali e all’abilità dei singoli di sviluppare processi di autoriparazione, promuovendo lo sviluppo di nuove forme di resilienza individuale e reticolare.
Se toccasse a lei intraprendere delle iniziative di intervento proprio sulle aree difficili del nostro territorio cosa farebbe?
I dati emersi ci hanno portato a pensare che, per avviare un processo di uscita dalle situazioni di difficoltà che generano povertà ed esclusione sociale, è necessario: migliorare la qualità del capitale umano, soprattutto delle nuove generazioni, consentendo ad un numero di giovani sempre più ampio l’accesso all’istruzione e alla formazione; attuare idonee politiche di accesso alla casa, rendere queste politiche fruibili a tutti i residenti; programmare attività professionalizzanti che consentano l’accesso a opportunità lavorative di lunga durata; adottare un modello interpretativo più vicino alla realtà, valorizzando specificità e differenze che fanno della dimensione locale una ricchezza.















