Pubblicato in: Gio, Ott 15th, 2015

SINODO DEI VESCOVI… ANNIVERSARIO GIUBILARE

Dopo il Vaticano II/Cinquant’anni di cammino insieme.

Ha compito 50 anni il Sinodo dei Vescovi. Era il 15 settem­bre 1965 quando il Papa Paolo VI accolse il desiderio dei Padri del Concilio Vaticano II di mantenere vivo l’autentico spirito formatosi dall’esperien­za conciliare. Il Papa stesso delineava la fisionomia del Sinodo come un’istituzione della Chiesa che ha lo scopo di favorire l’unione e la collabo­razione dei vescovi di tutto il mondo con la Sede Apostolica, mediante uno studio comune delle condizioni della Chiesa e la soluzione concorde delle questioni relative alla sua mis­sione. Nato dopo il Vaticano II, il Sinodo non è né un concilio né un congresso. Papa France­sco ha recentemente precisato: “non è un parlatorio, non è un parlamento o un senato, dove ci si mette d’accordo” (Discor­so del 5 ottobre 2015). Il signi­ficato originario della parola è molto evocativo: “syn-hodos” significa “camminare insie­me”. Camminano insieme i vescovi con il Papa, secondo la collegialità episcopale. Dagli inizi ad oggi ci sono state: 14 assemblee generali ordinarie; 3 assemblee generali straordi­narie; 10 assemblee speciali a cui ha partecipato un’ampia rappresentanza di vescovi appartenenti ad una precisa area geografica per discute­re argomenti relativi al loro continente. Tutti i vescovi della Chiesa con a capo il vescovo di Roma, successore di Pietro, “perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità” (Lumen Gentium, 23) dell’episcopa­to, formano il collegio, che succede a quello apostolico con a capo Pietro. La solidarietà che li lega e la sollecitudine per l’intera Chiesa si manifestano in sommo grado quando tutti i vescovi sono radunati “con Pietro e sotto Pietro” nel Concilio Ecumenico.

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Tra il concilio e il sinodo esiste, evidentemen­te, una differenza qualitativa ma, ciò nonostante, il sinodo esprime la collegialità in ma­niera altamente intensa, seppur non uguale a quella realizzata dal concilio. Nelle assemblee sinodali dai rispettivi pastori delegati vengono rappresentate le singole chiese locali di tutti i continenti. Già durante la fase preparatoria esse vengono consultate e la loro esperienza della vita di fede viene poi por­tata dai vescovi all’assemblea. Rispetto a quelli precedenti, la novità dell’ultimo Sinodo – dedicato all’identità e alla missione della famiglia – è stata l’ampia consultazione che lo ha preceduto. Non solo i vescovi, ma l’intero popolo di Dio è stato ascoltato mediante due ricchi questionari. Nel corso dell’assemblea, poi, avviene lo scambio delle notizie e dei sug­gerimenti; infine, alla luce del Vangelo e della dottrina della Chiesa sono delineati orienta­menti comuni che, una volta sigillati con l’approvazione del Successore di Pietro, vengono riversati a beneficio delle stesse chiese locali perché la Chie­sa intera possa mantenere la comunione nella pluralità delle culture e delle situazioni. Come sono scelti gli argomenti dei Sinodi? San Giovanni Pa­olo II aveva chiarito i criteri. Il tema deve avere: un carattere universale, cioè riguardante tutta la Chiesa; un carattere di attualità e di urgenza; un senso positivo, cioè capace di suscitare energie nuove e di far progredire la Chiesa; un aspet­to e un’applicazione pastorale, oltre una solida base dottrinale. Infine, deve poter veramente essere messo in pratica. Cinquant’anni di Sinodo hanno avuto ricadute positive sulla vita delle singole diocesi nel mondo; è stato, infatti, inco­raggiato a livello locale il mo­vimento sinodale, come risulta dai numerosi sinodi diocesani, provinciali o nazionali.

Marco Doldi

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