Pubblicato in: Sab, Nov 16th, 2013

Social…e poi/“Prendere un caffè con qualcuno”. Ma non sarà mai profumato

Nell’utilizzo dei social network da parte degli utenti sarebbe insito il bisogno di stabilire rapporti interper­sonali, di sentirsi forse maggiormente parte di un tutto, del mondo. Molto spesso e sempre di più ormai per soddisfare questo bisogno, giovani e meno giovani rendono in modo quasi spasmodico sempre più pubbli­che le loro vite; esprimono sentimenti ed emo­zioni mediante “stati in bacheca” ed indicano la loro opinione su un dato argomento mediante la funzione dei “Mi piace”.

Ora, il rischio in cui molti incorrono e di cui però sembrano non rendersene conto è che così Facebook che da iniziale metodo di soddisfacimento di quel biso­gno originario di relazione qual era, finisce con l’essere il ricettacolo della propria solitudine e forse incapacità di relazionarsi con le persone che hanno un volto. Analizzando la questione in profondità, uno dei fattori sottesi all’utilizzo smodato dei social network è proprio la paura di manifestare il proprio volto; Per epifania del volto si intende cioè ciò che dell’interiorità dell’uomo il suo volto esprime.

social

Un volto che si nasconde perfettamente dietro a uno schermo e a un profilo di sé falso in termini sia anagrafici e soprattutto umani porta a ciò che apprendia­mo dai giornali: Individui, in particolar modo donne, uccisi da persone conosciute in chat. Troppo diversa però la vita di coppia dai sogni coltivati in rete mediante messaggi e scambio di foto. L’idillio della relazione scricchiola. Da qualche giorno circola su Facebook una simpa­tica ma profonda massima “Scoperto un nuovo modo di chattare in viva voce e vedersi in 3D; lo chiamano: Prendere un caffè con qualcuno”. Questa pungente ironia ci porta a una riflessione conclusiva: riscopriamo finalmente il confine tra il reale e il virtuale, il guardare negli occhi il proprio interlocutore non per spogliarlo, abbatterlo e renderlo indifeso ma per coglierne le problematiche più profonde del suo essere persona umana.

Problematiche quelle della persona umana che non si possono risolvere solo col rendere accessibile la Rete Internet ai cinque miliardi di persone che ne sono escluse; questa la proposta del fondatore di Facebook, Mark Zuckenberg apparsa nei giorni scorsi sui giornali nazionali. A conclusione di questa riflessione, riproponiamo con forza ciò che ha chiosato il fondatore di Microsoft, Bill Gates in risposta a Zuckenberg “La connettività ad ogni costo non salverà il mondo. Molto meglio sfrut­tare quelle stesse risorse finanziarie per ridonare dignità vera alle persone in termini di sostegno sanitario ed economico”.

Simone Stifani

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