Social…e poi/“Prendere un caffè con qualcuno”. Ma non sarà mai profumato
Nell’utilizzo dei social network da parte degli utenti sarebbe insito il bisogno di stabilire rapporti interpersonali, di sentirsi forse maggiormente parte di un tutto, del mondo. Molto spesso e sempre di più ormai per soddisfare questo bisogno, giovani e meno giovani rendono in modo quasi spasmodico sempre più pubbliche le loro vite; esprimono sentimenti ed emozioni mediante “stati in bacheca” ed indicano la loro opinione su un dato argomento mediante la funzione dei “Mi piace”.
Ora, il rischio in cui molti incorrono e di cui però sembrano non rendersene conto è che così Facebook che da iniziale metodo di soddisfacimento di quel bisogno originario di relazione qual era, finisce con l’essere il ricettacolo della propria solitudine e forse incapacità di relazionarsi con le persone che hanno un volto. Analizzando la questione in profondità, uno dei fattori sottesi all’utilizzo smodato dei social network è proprio la paura di manifestare il proprio volto; Per epifania del volto si intende cioè ciò che dell’interiorità dell’uomo il suo volto esprime.
Un volto che si nasconde perfettamente dietro a uno schermo e a un profilo di sé falso in termini sia anagrafici e soprattutto umani porta a ciò che apprendiamo dai giornali: Individui, in particolar modo donne, uccisi da persone conosciute in chat. Troppo diversa però la vita di coppia dai sogni coltivati in rete mediante messaggi e scambio di foto. L’idillio della relazione scricchiola. Da qualche giorno circola su Facebook una simpatica ma profonda massima “Scoperto un nuovo modo di chattare in viva voce e vedersi in 3D; lo chiamano: Prendere un caffè con qualcuno”. Questa pungente ironia ci porta a una riflessione conclusiva: riscopriamo finalmente il confine tra il reale e il virtuale, il guardare negli occhi il proprio interlocutore non per spogliarlo, abbatterlo e renderlo indifeso ma per coglierne le problematiche più profonde del suo essere persona umana.
Problematiche quelle della persona umana che non si possono risolvere solo col rendere accessibile la Rete Internet ai cinque miliardi di persone che ne sono escluse; questa la proposta del fondatore di Facebook, Mark Zuckenberg apparsa nei giorni scorsi sui giornali nazionali. A conclusione di questa riflessione, riproponiamo con forza ciò che ha chiosato il fondatore di Microsoft, Bill Gates in risposta a Zuckenberg “La connettività ad ogni costo non salverà il mondo. Molto meglio sfruttare quelle stesse risorse finanziarie per ridonare dignità vera alle persone in termini di sostegno sanitario ed economico”.
Simone Stifani
















