Solo in una società giusta i crimini non hanno ragion d’essere/Povertà e criminalità, binomio imperfetto
Professore, quanto incide la povertà nella condotta delinquenziale?
Povertà e stigma sociale sono sempre state a lungo considerate le principali cause della condotta criminale. In realtà, la correlazione tra povertà e criminalità è solo in parte vera ed identificare la criminalità come conseguenza diretta di carenze economiche è assolutamente errato. Il crimine è soprattutto un’attività industriale con lo scopo di ampliare e moltiplicare la ricchezza di chi lo commette.
In conseguenza, se le ricchezze si riducono, anche la criminalità tende a ridurre la propria attività. La povertà è una condizione sociale e va posta sempre in rapporto a determinate situazioni. Oggi non è povero chi non ha cibo o un tetto, ma chi non può permettersi beni materiali.
Il problema attuale, quindi, riguarda una diversa distribuzione dei beni di consumo, non esiste quasi più la povertà, ma esiste ancora una sperequazione, ossia una solida differenza tra chi possiede e chi non riesce a possedere. Paradossalmente si potrebbe dire che la criminalità è aumentata nei paesi europei più industrializzati, quindi non è il pauperismo a provocare la criminalità.
Quali sono i crimini più frequenti in questo periodo di crisi?
Secondo Wacquant “è una doppia sventura essere poveri in una società ricca”. Quando il reddito pro capite aumenta, esponenzialmente aumentano furti e rapine, taccheggi, borseggi, scippi e ricettazione. Aumentano quindi i reati appropriativi a causa della deprivazione relativa, del confronto sociale con chi ha di più e con gli ostentati modelli culturali che inneggiano alla ricchezza ed al consumo e diminuiscono però drasticamente gli omicidi.
Il denaro diventa sinonimo di potere, materializzazione del successo e vige la regola delle opportunità per cui l’occasione fa l’uomo ladro. Tali reati non derivano da carenze di beni elementari, ma materiali. Oggi siamo vittime del materialismo e della ricerca a volte ossessiva del superfluo, dell’effimero e di quanto non è necessario.
Una volta si guardava al pane, oggi questa ricerca si estende al mangiare poco sobrio, alla Ferrari, al viaggio esotico, a capricci di vario tipo o alla chirurgia estetica senza alcun significato. E dunque si vive talvolta alla ricerca di questi idoli, che possono anche causare scompensi emotivi e di ordine mentale in chi li cerca e non riesce ad appagarli.
Vi sono differenza di crimine tra piccoli centri e grandi città?
Nei crimini violenti, il Pil pro capite ha segno negativo negli omicidi mentre la crescita del Pil è positiva sia negli omicidi che nelle rapine. Ciò ci lascia pensare che le regioni in espansione, presumibilmente le più povere, sembrano essere maggiormente influenzate dai crimini violenti, mentre i crimini patrimoniali colpiscono principalmente le regioni più ricche o, in ogni caso seguono l’andamento del Prodotto Interno Lordo.
Vi è un’evidente correlazione tra la densità di criminalità e la densità di popolazione per cui le famiglie che vivono in grandi centri urbani hanno una percezione del rischio di criminalità più alto rispetto a chi vive nei piccoli centri, dove vige la regola del contatto anche a distanza, per cui tutti si conoscono e si proteggono.















