Pubblicato in: Sab, Mar 2nd, 2013

Solo in una società giusta i crimini non hanno ragion d’essere/Povertà e criminalità, binomio imperfetto

Professore, quanto incide la povertà nel­la condotta delinquenziale?

Povertà e stigma sociale sono sempre state a lungo considerate le principali cause della con­dotta criminale. In realtà, la correlazione tra po­vertà e criminalità è solo in parte vera ed iden­tificare la criminalità come conseguenza diretta di carenze economiche è assolutamente errato. Il crimine è soprattutto un’attività industriale con lo scopo di ampliare e moltiplicare la ric­chezza di chi lo commette.

In conseguenza, se le ricchezze si riducono, anche la criminalità tende a ridurre la propria attività. La povertà è una condizione sociale e va po­sta sempre in rapporto a determinate situazioni. Oggi non è povero chi non ha cibo o un tetto, ma chi non può permettersi beni materiali.

Il proble­ma attuale, quindi, riguarda una diversa distri­buzione dei beni di consumo, non esiste quasi più la povertà, ma esiste ancora una sperequazione, ossia una solida differenza tra chi possiede e chi non riesce a possedere. Paradossalmente si potrebbe dire che la criminalità è aumentata nei paesi europei più industrializzati, quindi non è il pauperismo a provocare la criminalità.

Quali sono i crimini più frequenti in que­sto periodo di crisi?

Secondo Wacquant “è una doppia sventura essere poveri in una società ricca”. Quando il reddito pro capite aumenta, esponenzialmente aumentano furti e rapine, taccheggi, borseggi, scippi e ricettazione. Aumentano quindi i reati appropriativi a causa della deprivazione relati­va, del confronto sociale con chi ha di più e con gli ostentati modelli culturali che inneggiano alla ricchezza ed al consumo e diminuiscono però drasticamente gli omicidi.

Il denaro diventa sinonimo di potere, materializzazione del suc­cesso e vige la regola delle opportunità per cui l’occasione fa l’uomo ladro. Tali reati non deri­vano da carenze di beni elementari, ma materia­li. Oggi siamo vittime del materialismo e della ricerca a volte ossessiva del superfluo, dell’effi­mero e di quanto non è necessario.

Una volta si guardava al pane, oggi questa ricerca si estende al mangiare poco sobrio, alla Ferrari, al viaggio esotico, a capricci di vario tipo o alla chirurgia estetica senza alcun significato. E dunque si vive talvolta alla ricerca di questi idoli, che posso­no anche causare scompensi emotivi e di ordine mentale in chi li cerca e non riesce ad appagarli.

Vi sono differenza di crimine tra piccoli centri e grandi città?

Nei crimini violenti, il Pil pro capite ha segno negativo negli omicidi mentre la crescita del Pil è positiva sia negli omicidi che nelle rapine. Ciò ci lascia pensare che le regioni in espansione, presumibilmente le più povere, sembrano essere maggiormente influenzate dai crimini violenti, mentre i crimini patrimoniali colpiscono princi­palmente le regioni più ricche o, in ogni caso seguono l’andamento del Prodotto Interno Lor­do.

Vi è un’evidente correlazione tra la densità di criminalità e la densità di popolazione per cui le famiglie che vivono in grandi centri urbani hanno una percezione del rischio di criminali­tà più alto rispetto a chi vive nei piccoli centri, dove vige la regola del contatto anche a distan­za, per cui tutti si conoscono e si proteggono.

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