Speciale dopo Elezioni/Ma quanti voti sposta il Web?
Astensionismo perché? Dietro una campagna elettorale più povera, nuove strategie di comunicazione e pubblicità.
Come recuperare la partecipazione?/Forse proponendo una griglia di giudizio.
Noi irriducibili sostenitori della democrazia possiamo darla vinta al partito dell’astensione che, ad ogni tornata elettorale, innalza la sua asticella? Un partito ormai trasversale, viste le dimensioni raggiunte in Italia. Tanto che è meglio non chiedere neppure ai parenti e agli amici. Perché la domanda del giorno è cambiata.
Non più “per quale partito hai votato?”. Ma un molto più realistico: “Questa volta hai votato?”. E alzi la mano chi non ha in famiglia, qualcuno che abbia disertato le urne. Naturalmente per scelta o per stanchezza, per disaffezione o per disistima, per rassegnazione o per protesta, per impeto moralistico o eccesso di realismo. Ognuno, se interpellato, esprimerà le proprie personalissime ragioni. Ma proprio questa circostanza deve aiutarci tutti a riflettere. Perché il partito dell’astensione (legittima e democraticamente tutelata) non ha un leader, non ha un testimonial d’eccezione, non ha un volto che buchi il video e ci spinga a disertare le urne. Non ha, ci si passi il paradosso, una intenzionalità “politica”.
Perché se tale fosse, almeno avremmo qualcuno con cui confrontarci e scontrarci. Che dovrebbe spiegarci le ragioni del rifiuto del voto e aiutarci a discernere. Per poi individuare, meglio se insieme, le soluzioni a questa emorragia di partecipazione. Dunque, ci troviamo nelle peggiori condizioni e dobbiamo prendere atto che abbiamo dinanzi a noi un nemico davvero insidioso. Tanto che qualche analista si spinge ad affermare che “la crisi della democrazia rappresentativa è compiuta” o addirittura mette in guardia dal rischio di derive autoritarie.
















