Pubblicato in: Ven, Mar 7th, 2014

Stagione Lirica/ “Lo spettatore sarà travolto dalla stessa passione”

Il regista Enrico Castiglione presenta la “sua” Tosca, seconda opera in cartellone al Politeama Greco. 

teatro-politeama

“Tosca è un’opera thriller, dove gli inganni si autodistruggono lasciando per terra la vera vittima: l’amore. L’amore che non può essere tale tra Tosca e Scarpia, l’amore che non riesce a prendere il volo tra Tosca e Cavaradossi”. 

MK

Tosca è il secondo appunta­mento della Stagione Liri­ca 2014 a Lecce. Tra le più amate e celebri del grande Giacomo Puccini, Tosca è un banco di prova difficile e scivolo­so sia per le copiose edizioni con cui è inevitabile un paragone, sia perché contiene arie celebri note alla maggior parte del pubblico. Abbiamo incontra­to il regista Enrico Castiglione, il cui nome ha valicato da tempo i confini nazionali con produzioni di altissimo pregio in collaborazione con i teatri più prestigiosi al mondo.

Castiglione, “Tosca” è un’ ope­ra che ha già diretto. Come sarà questa sua produzione?

Ho firmato varie produzioni di To­sca, la prima tra l’altro a Bari all’A­rena della Vittoria nel 2000, da cui ne ho tratto un film che ha fatto il giro del mondo, per poi nel 2008 girarne un altro film a Taormina, portando que­sto capolavoro pucciniano, da me pre­diletto, in giro in tutto il mondo. Tosca, come tutti i capolavori, è un’opera inesauribile, all’interno della quale è possibile scoprirne aspetti, sfumature e caratteristiche nuove ogni volta che la si mette in scena o si va a teatro o la si vede in video o la si ascolta. È un’o­pera in cui l’amore più appassionato viene soffocato e poi distrutto dal po­tere più arrogante, un’opera articola­ta che sembra un fiume in piena dall’i­nizio alla fine, senza mai dare tregua allo spettatore. E questo è l’obiettivo che mi prefiggo anche per questo mio nuovo allestimento a Lecce: tenere in­collato lo spettatore dall’inizio alla fine perché travolto dalle passioni laceranti che animano i protagonisti, dallo scor­rere di una vicenda che deve sembrare nuova, fino a condurlo allo shock del­la morte di Scarpia e poi della morte inattesa di Cavaradossi e del suicidio di Tosca. È un’opera thriller, dove gli inganni si autodistruggono l’uno con­tro l’altro, lasciando per terra la vera vittima: l’amore. L’amore che non può essere tale tra Tosca e Scarpia, perché Scarpia vuole solo possederla, l’amo­re che non riesce a prendere il volo tra Tosca e Cavaradossi, perché il potere perverso e beffardo di Scarpia non gli lascia scampo.

A Lecce è legato particolarmen­te…

Ho iniziato la mia carriera debut­tando come regista sedici anni fa pro­prio sul palcoscenico del Teatro Poli­teama Greco di Lecce, nel 1998, con la regia di un’opera bellissima ed in­sieme difficilissima come il Candide di Leonard Bernstein. Ricordo che fu un successo inaspettato, perché nessuno conosceva l’opera di Bernstein, che all’epoca il direttore artistico, Katia Ricciarelli, accettò su mia proposta di mettere in scena a Lecce con grande coraggio: ma fu una scommessa vinta, perché il successo fu strepitoso ed an­cora ricevo testimonianze del pubbli­co presente. Poi nel 2001 sono tornato con la regia di Cavalleria Rusticana, un’edizione acclamatissima. Quan­do Sergio Rendine mi ha invitato ho accettato subito sperando di ringiova­nire di sedici anni tornando sul palco­scenico di Lecce!

EC

Molte regie, anche di “Tosca”, tendono a rimescolare le carte con ambientazioni storiche com­pletamente stravolte. Lei come le trova?

Il problema delle regie che dissa­crano le opere sta proprio nella man­canza di idee che possano esaltare ciò che il compositore ha immaginato nel scrivere la sua musica. A mio avviso non esiste il problema dell’ambienta­re un capolavoro come Tosca ai suoi giorni o ad oggi . Per dare ad un’o­pera lirica, così come ad una tragedia o ad una commedia, una collocazione diversa da quella originaria bisogna avere un’idea ben precisa che non deve stridere con la musica, ma anzi esaltarla. E quando ciò avviene vuol dire che la produzione funziona, anche se è ambientata ai giorni nostri. Ma è molto più difficile, da tutti i punti di vista, sia registicamente che sceno­graficamente, ambientare l’opera ai suoi tempi, ricrearne le suggestioni che hanno influenzato il compositore, riuscendo ad emozionare rispettando l’ambientazione originaria dell’ope­ra. Del resto, non è forse affascinante immergersi nell’antico Egitto quando si va in teatro per Aida? E non è coin­volgente vivere la Cina antica della Turandot? La nostra contemporanei­tà possiamo invece esprimerla con le opere di Bernstein, di Britten, di So­stakovic e di tanti altri compositori del Novecento e dei nostri giorni che hanno messo in scena la contempora­nietà. È come dire: andiamo a vedere un quadro di Caravaggio… immagi­niamo la nostra reazione se al posto del quadro originario troviamo una rivisitazione…

La percezione che si ha in Italia riguardo all’opera è poco accat­tivante, quasi fosse una cosa museale. È d’accordo?

Per fortuna (e per nostra sfortuna) accade solo nel nostro paese, in Italia, nei cui teatri è nata l’opera lirica! L’o­pera è la forma di spettacolo dal vivo più complessa ed emozionante che ci sia, perché sul palcoscenico, al contra­rio di qualsiasi altra arte, avviene l’in­contro e l’intreccio di tutte le arti dal vivo: la musica, il canto, la recitazio­ne, la scenografia, la pittura, la danza, la ricostruzione delle epoche attraver­so i costumi, etc… Quale altro spetta­colo offre dal vivo l’incontro di tutte le arti come l’opera? Quattro le recite di Tosca: 14,15 e 18 marzo a Lecce e il 20 marzo a Brindisi. Sul podio dirige­rà l’Orchestra “Tito Schipa” Marcello Panni. Tosca sarà interpretata da Di­mitra Theodossiou e Nunzia Santodi­rocco. In Cavaradossi si alterneranno Aquiles Machado e Francesco Anile­al mentre vestiranno i panni di Scarpia Marcello Lippi e Angelo Nardinocchi. Emanuela Di Pietro guiderà il Coro Lirico di Lecce. I costumi saranno di Sonia Cammarata e light designer Iu­raj Saleri.

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