Stagione Lirica/ “Lo spettatore sarà travolto dalla stessa passione”
Il regista Enrico Castiglione presenta la “sua” Tosca, seconda opera in cartellone al Politeama Greco.
“Tosca è un’opera thriller, dove gli inganni si autodistruggono lasciando per terra la vera vittima: l’amore. L’amore che non può essere tale tra Tosca e Scarpia, l’amore che non riesce a prendere il volo tra Tosca e Cavaradossi”.
Tosca è il secondo appuntamento della Stagione Lirica 2014 a Lecce. Tra le più amate e celebri del grande Giacomo Puccini, Tosca è un banco di prova difficile e scivoloso sia per le copiose edizioni con cui è inevitabile un paragone, sia perché contiene arie celebri note alla maggior parte del pubblico. Abbiamo incontrato il regista Enrico Castiglione, il cui nome ha valicato da tempo i confini nazionali con produzioni di altissimo pregio in collaborazione con i teatri più prestigiosi al mondo.
Castiglione, “Tosca” è un’ opera che ha già diretto. Come sarà questa sua produzione?
Ho firmato varie produzioni di Tosca, la prima tra l’altro a Bari all’Arena della Vittoria nel 2000, da cui ne ho tratto un film che ha fatto il giro del mondo, per poi nel 2008 girarne un altro film a Taormina, portando questo capolavoro pucciniano, da me prediletto, in giro in tutto il mondo. Tosca, come tutti i capolavori, è un’opera inesauribile, all’interno della quale è possibile scoprirne aspetti, sfumature e caratteristiche nuove ogni volta che la si mette in scena o si va a teatro o la si vede in video o la si ascolta. È un’opera in cui l’amore più appassionato viene soffocato e poi distrutto dal potere più arrogante, un’opera articolata che sembra un fiume in piena dall’inizio alla fine, senza mai dare tregua allo spettatore. E questo è l’obiettivo che mi prefiggo anche per questo mio nuovo allestimento a Lecce: tenere incollato lo spettatore dall’inizio alla fine perché travolto dalle passioni laceranti che animano i protagonisti, dallo scorrere di una vicenda che deve sembrare nuova, fino a condurlo allo shock della morte di Scarpia e poi della morte inattesa di Cavaradossi e del suicidio di Tosca. È un’opera thriller, dove gli inganni si autodistruggono l’uno contro l’altro, lasciando per terra la vera vittima: l’amore. L’amore che non può essere tale tra Tosca e Scarpia, perché Scarpia vuole solo possederla, l’amore che non riesce a prendere il volo tra Tosca e Cavaradossi, perché il potere perverso e beffardo di Scarpia non gli lascia scampo.
A Lecce è legato particolarmente…
Ho iniziato la mia carriera debuttando come regista sedici anni fa proprio sul palcoscenico del Teatro Politeama Greco di Lecce, nel 1998, con la regia di un’opera bellissima ed insieme difficilissima come il Candide di Leonard Bernstein. Ricordo che fu un successo inaspettato, perché nessuno conosceva l’opera di Bernstein, che all’epoca il direttore artistico, Katia Ricciarelli, accettò su mia proposta di mettere in scena a Lecce con grande coraggio: ma fu una scommessa vinta, perché il successo fu strepitoso ed ancora ricevo testimonianze del pubblico presente. Poi nel 2001 sono tornato con la regia di Cavalleria Rusticana, un’edizione acclamatissima. Quando Sergio Rendine mi ha invitato ho accettato subito sperando di ringiovanire di sedici anni tornando sul palcoscenico di Lecce!
Molte regie, anche di “Tosca”, tendono a rimescolare le carte con ambientazioni storiche completamente stravolte. Lei come le trova?
Il problema delle regie che dissacrano le opere sta proprio nella mancanza di idee che possano esaltare ciò che il compositore ha immaginato nel scrivere la sua musica. A mio avviso non esiste il problema dell’ambientare un capolavoro come Tosca ai suoi giorni o ad oggi . Per dare ad un’opera lirica, così come ad una tragedia o ad una commedia, una collocazione diversa da quella originaria bisogna avere un’idea ben precisa che non deve stridere con la musica, ma anzi esaltarla. E quando ciò avviene vuol dire che la produzione funziona, anche se è ambientata ai giorni nostri. Ma è molto più difficile, da tutti i punti di vista, sia registicamente che scenograficamente, ambientare l’opera ai suoi tempi, ricrearne le suggestioni che hanno influenzato il compositore, riuscendo ad emozionare rispettando l’ambientazione originaria dell’opera. Del resto, non è forse affascinante immergersi nell’antico Egitto quando si va in teatro per Aida? E non è coinvolgente vivere la Cina antica della Turandot? La nostra contemporaneità possiamo invece esprimerla con le opere di Bernstein, di Britten, di Sostakovic e di tanti altri compositori del Novecento e dei nostri giorni che hanno messo in scena la contemporanietà. È come dire: andiamo a vedere un quadro di Caravaggio… immaginiamo la nostra reazione se al posto del quadro originario troviamo una rivisitazione…
La percezione che si ha in Italia riguardo all’opera è poco accattivante, quasi fosse una cosa museale. È d’accordo?
Per fortuna (e per nostra sfortuna) accade solo nel nostro paese, in Italia, nei cui teatri è nata l’opera lirica! L’opera è la forma di spettacolo dal vivo più complessa ed emozionante che ci sia, perché sul palcoscenico, al contrario di qualsiasi altra arte, avviene l’incontro e l’intreccio di tutte le arti dal vivo: la musica, il canto, la recitazione, la scenografia, la pittura, la danza, la ricostruzione delle epoche attraverso i costumi, etc… Quale altro spettacolo offre dal vivo l’incontro di tutte le arti come l’opera? Quattro le recite di Tosca: 14,15 e 18 marzo a Lecce e il 20 marzo a Brindisi. Sul podio dirigerà l’Orchestra “Tito Schipa” Marcello Panni. Tosca sarà interpretata da Dimitra Theodossiou e Nunzia Santodirocco. In Cavaradossi si alterneranno Aquiles Machado e Francesco Anileal mentre vestiranno i panni di Scarpia Marcello Lippi e Angelo Nardinocchi. Emanuela Di Pietro guiderà il Coro Lirico di Lecce. I costumi saranno di Sonia Cammarata e light designer Iuraj Saleri.


















