Pubblicato in: Ven, Nov 22nd, 2013

Stefanelli/Finalmente un Leccese alla guida del Conservatorio

Intervista/“Esempi di eccellenza sono disseminati in Italia, in Europa e oltre oceano” 

“TRA I NOSTRI GIOVANI, TANTI TALENTI” 

Tre incontri determinanti/“Il maestro Vitale mi assegnò il ruolo di primo flauto dell’orchestra della Provincia di Lecce; il maestro Pastore mi affidò la cattedra di docente; il maestro Camicia mi nominò Vice Direttore del Conservatorio”. 

Conservatorio di Lecce

Dopo molti anni ri­torna un leccese alla giuda del Con­servatorio di Lec­ce. Prof. Stefanelli, come vive questo momento?

Credo che non sia da consi­derare un ritorno, ma una prima nomina di un leccese alla mas­sima carica, almeno da quando l’Istituto è diventato Conserva­torio (1970).

Il ruolo di guida del Conser­vatorio di Lecce comporta certamente elevate respon­sabilità verso l’istituzione e, quindi, verso lo sviluppo mu­sicale nel territorio: può indi­care alcuni obiettivi organiz­zativi, didattici e culturali che intende avviare per i docenti, gli studenti e magari pure per il Salento?

Il mio programma elettorale è stato incentrato sul concetto di restituzione storica e raffor­zamento dell’identità culturale salentina attraverso la realizza­zione di una serie di iniziative ed eventi musicali che connoti­no il “Tito Schipa” come cuore pulsante della realtà didattica e musicale pugliese. Il primo atto è stato promuovere una stagio­ne di concerti del “Tito Schipa” che vedrà sedici appuntamenti concertistici con la partecipa­zione di docenti nelle vesti di solisti e in ensemble nei grandi organismi del Conservatorio. Il primo degli appuntamenti al Politeama Greco, il 22 di no­vembre prossimo, inaugurerà l’anno accademico con un pro­gramma lirico-sinfonico di mu­siche verdiane per celebrare il bicentenario della nascita del musicista.

Maestro, lei ha dedicato una vita allo studio del flauto: a quando risale l’inizio del suo pregnante rapporto con la musica?

Sicuramente ricordo il mese di novembre del 1972, quando per la prima volta sono diventa­to allievo del “Tito Schipa”. Da quel giorno la mia vita ha subito una svolta significativa, sino ad arrivare al novembre 2013 che mi vede ancora sul nastro di parten­za.

Nel suo percorso di stu­dente, ha certamente avuto modo di conoscere maestri di elevato valore: ricorda in particolare qualche avveni­mento particolarmente si­gnificativo?

Ricordo di aver conosciuto diversi flautisti italiani di eleva­to valore artistico, che ringrazio per l’insegnamento profuso. Si­curamente due personalità mi hanno influenzato in modo inde­lebile e sono il maestro Conrad Klemm e Peter Lucas Graf, entrambi svizzeri, ai quali devo il mio modo di essere flautista.

Flute

Può parlarci, pertanto, di un incontro particolarmente in­cisivoper la sua formazione e le scelte professionali?

Diverse personalità hanno inciso nella mia carriera. Par­ticolarmente determinanti sono stati, nell’ordine, l’incontro con il maestro Carlo Vitale che mi ha assegnato il ruolo di 1° Flau­to nell’Orchestra dell’Ammini­strazione Provinciale di Lecce, l’incontro con il maestro Giu­seppe Pastore che mi affidò la cattedra di docente di Flauto a soli quattro mesi dal consegui­mento del mio diploma, l’incon­tro con il maestro Pierluigi Ca­micia che mi ha nominato Vice Direttore del Conservatorio per sei anni, e che mi ha portato all’attuale carica di Direttore.

La sua intensa attività arti­stica nazionale ed interna­zionale le ha permesso di incrociare molte realtà mu­sicali. Tra le tante, quale ha avuto modo di apprezzare in modo singolare per impegno ed efficienza?

Esempi di eccellenza ed ef­ficienza sono disseminati in Ita­lia, in Germania, in Francia, in Europa e oltreoceano, per cui diventa difficile segnalare qual­cuno in particolare.

È diffusa l’idea che oggi la musica viva un periodo meno luminoso rispetto al passato: personalmente, condivide tale valutazione?

La condivido solo parzial­mente. Il periodo è meno lumi­noso sul piano occupazionale e sulle opportunità lavorative per i giovani. Invece, sul piano della formazione oggi si hanno tante opportunità per studiare anche all’estero. Il mondo della globa­lizzazione ha favorito l’incontro tra domanda e offerta. Le nuove generazioni di musicisti sono molto preparate e mi sembra­no molto capaci di sfruttare le opportunità che vengono loro offerte.

Emergono tante carenze per quanto concerne l’educazio­ne musicale in Italia. Qual è il suo pensiero?

La legge 508, che ha rifor­mato i Conservatori in Istituti di Alta Cultura Accademica, ha in parte sanato dei vuoti nel setto­re degli studi (Erasmus, borse di studio, diritto allo studio), ma manca ancora una scuola musi­cale statale diffusa sul territorio nazionale che consenta lo studio della musica sin dalla scuola primaria. Gli esperimenti in atto dovrebbero poter ricucire tali realtà, insieme all’esperienza dei licei musicali ancora poco diffusi sul territorio nazionale, e il percorso per arrivare a pieno regime appare ancora lungo.

In questo momento sociale la cultura rischia di essere il “fanalino di coda” della spe­sa pubblica; un suo parere.

Le somme stanziate da al­cune nazioni europee a favore della cultura in genere sono sicuramente superiori all’inve­stimento complessivo italiano. Tuttavia, proprio in questi gior­ni assistiamo a una qualche ti­mida inversione di tendenza con il Decreto Legge per la Scuola appena varato dal Parlamento che prevede fondi per il passag­gio in ruolo di molti precari, per borse di studio a favore degli studenti e per l’edilizia scolasti­ca. Speriamo per una nuova ri­partenza in tal senso, affinché la cultura possa essere sempre più al centro dell’attenzione delle istituzioni.

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