Stefanelli/Finalmente un Leccese alla guida del Conservatorio
Intervista/“Esempi di eccellenza sono disseminati in Italia, in Europa e oltre oceano”
“TRA I NOSTRI GIOVANI, TANTI TALENTI”
Tre incontri determinanti/“Il maestro Vitale mi assegnò il ruolo di primo flauto dell’orchestra della Provincia di Lecce; il maestro Pastore mi affidò la cattedra di docente; il maestro Camicia mi nominò Vice Direttore del Conservatorio”.
Dopo molti anni ritorna un leccese alla giuda del Conservatorio di Lecce. Prof. Stefanelli, come vive questo momento?
Credo che non sia da considerare un ritorno, ma una prima nomina di un leccese alla massima carica, almeno da quando l’Istituto è diventato Conservatorio (1970).
Il ruolo di guida del Conservatorio di Lecce comporta certamente elevate responsabilità verso l’istituzione e, quindi, verso lo sviluppo musicale nel territorio: può indicare alcuni obiettivi organizzativi, didattici e culturali che intende avviare per i docenti, gli studenti e magari pure per il Salento?
Il mio programma elettorale è stato incentrato sul concetto di restituzione storica e rafforzamento dell’identità culturale salentina attraverso la realizzazione di una serie di iniziative ed eventi musicali che connotino il “Tito Schipa” come cuore pulsante della realtà didattica e musicale pugliese. Il primo atto è stato promuovere una stagione di concerti del “Tito Schipa” che vedrà sedici appuntamenti concertistici con la partecipazione di docenti nelle vesti di solisti e in ensemble nei grandi organismi del Conservatorio. Il primo degli appuntamenti al Politeama Greco, il 22 di novembre prossimo, inaugurerà l’anno accademico con un programma lirico-sinfonico di musiche verdiane per celebrare il bicentenario della nascita del musicista.
Maestro, lei ha dedicato una vita allo studio del flauto: a quando risale l’inizio del suo pregnante rapporto con la musica?
Sicuramente ricordo il mese di novembre del 1972, quando per la prima volta sono diventato allievo del “Tito Schipa”. Da quel giorno la mia vita ha subito una svolta significativa, sino ad arrivare al novembre 2013 che mi vede ancora sul nastro di partenza.
Nel suo percorso di studente, ha certamente avuto modo di conoscere maestri di elevato valore: ricorda in particolare qualche avvenimento particolarmente significativo?
Ricordo di aver conosciuto diversi flautisti italiani di elevato valore artistico, che ringrazio per l’insegnamento profuso. Sicuramente due personalità mi hanno influenzato in modo indelebile e sono il maestro Conrad Klemm e Peter Lucas Graf, entrambi svizzeri, ai quali devo il mio modo di essere flautista.
Può parlarci, pertanto, di un incontro particolarmente incisivoper la sua formazione e le scelte professionali?
Diverse personalità hanno inciso nella mia carriera. Particolarmente determinanti sono stati, nell’ordine, l’incontro con il maestro Carlo Vitale che mi ha assegnato il ruolo di 1° Flauto nell’Orchestra dell’Amministrazione Provinciale di Lecce, l’incontro con il maestro Giuseppe Pastore che mi affidò la cattedra di docente di Flauto a soli quattro mesi dal conseguimento del mio diploma, l’incontro con il maestro Pierluigi Camicia che mi ha nominato Vice Direttore del Conservatorio per sei anni, e che mi ha portato all’attuale carica di Direttore.
La sua intensa attività artistica nazionale ed internazionale le ha permesso di incrociare molte realtà musicali. Tra le tante, quale ha avuto modo di apprezzare in modo singolare per impegno ed efficienza?
Esempi di eccellenza ed efficienza sono disseminati in Italia, in Germania, in Francia, in Europa e oltreoceano, per cui diventa difficile segnalare qualcuno in particolare.
È diffusa l’idea che oggi la musica viva un periodo meno luminoso rispetto al passato: personalmente, condivide tale valutazione?
La condivido solo parzialmente. Il periodo è meno luminoso sul piano occupazionale e sulle opportunità lavorative per i giovani. Invece, sul piano della formazione oggi si hanno tante opportunità per studiare anche all’estero. Il mondo della globalizzazione ha favorito l’incontro tra domanda e offerta. Le nuove generazioni di musicisti sono molto preparate e mi sembrano molto capaci di sfruttare le opportunità che vengono loro offerte.
Emergono tante carenze per quanto concerne l’educazione musicale in Italia. Qual è il suo pensiero?
La legge 508, che ha riformato i Conservatori in Istituti di Alta Cultura Accademica, ha in parte sanato dei vuoti nel settore degli studi (Erasmus, borse di studio, diritto allo studio), ma manca ancora una scuola musicale statale diffusa sul territorio nazionale che consenta lo studio della musica sin dalla scuola primaria. Gli esperimenti in atto dovrebbero poter ricucire tali realtà, insieme all’esperienza dei licei musicali ancora poco diffusi sul territorio nazionale, e il percorso per arrivare a pieno regime appare ancora lungo.
In questo momento sociale la cultura rischia di essere il “fanalino di coda” della spesa pubblica; un suo parere.
Le somme stanziate da alcune nazioni europee a favore della cultura in genere sono sicuramente superiori all’investimento complessivo italiano. Tuttavia, proprio in questi giorni assistiamo a una qualche timida inversione di tendenza con il Decreto Legge per la Scuola appena varato dal Parlamento che prevede fondi per il passaggio in ruolo di molti precari, per borse di studio a favore degli studenti e per l’edilizia scolastica. Speriamo per una nuova ripartenza in tal senso, affinché la cultura possa essere sempre più al centro dell’attenzione delle istituzioni.

















