Storia di Paolo/Il Lavoro più difficile da trovare… quello di Camerire e di Barista
UN GIOVANE DISOCCUPATO LECCESE/Diplomato in agraria e con un curriculum niente male nel settore agroalimentare: “In Italia i centri per l’impiego non sono efficienti a differenza degli altri paesi europei in cui analizzano il tuo profilo e ti indirizzano velocemente verso possibili occupazioni”.
Molteplici e sempre più complessi i percorsi che si devono intraprendere per poter lavorare, tanto più quando la crisi stringe nella sua implacabile morsa un Paese, come l’Italia, che versa già da tempo in condizioni di difficoltà economica. Nel mare magnum delle tipologie dei contratti c’è chi lamenta l’inefficienza del sistema lavorativo italiano e chi la malafede dei datori di lavoro. Come racconta Paolo – il nome è di fantasia -, un giovane disoccupato leccese che ha voluto condividere con noi la sua esperienza con il mondo del lavoro.
“In Italia i centri per l’impiego non sono efficienti come accade in altri Paesi dell’Europa, in cui studiano il tuo curriculum e ti indirizzano verso possibili occupazioni, cercando il lavoro per conto tuo e sulla base delle potenzialità che hai”, ha dichiarato l’intervistato. “Nonostante un diploma in agraria e diversi titoli in campo agroalimentare, il mio curriculum non è stato mai preso in considerazione da nessuna delle aziende locali a cui l’ho inviato, eppure mai come nel Salento si deve e si sta puntando sulle eccellenze agricole. È chiaro che anche le imprese stanno vivendo la crisi, se non possono assumere nuovo personale o se devono licenziare chi è già dipendente”.
Come è successo a lui, licenziato dopo un lungo periodo di lavoro presso un esercizio commerciale che vendeva panini, perché il responsabile non riusciva più a fronteggiare le spese per sostenere più lavoratori. “Il problema è che i proprietari di qualunque attività preferiscono far lavorare il doppio un solo dipendente anziché assumerne due o più tra cui dividere i compiti, perché le tasse e le pressioni fiscali che deve affrontare sono molte e crescono con l’aumentare del numero di lavoratori a lui subordinati. Oppure assumono un extracomunitario approfittando del fatto che, per disperazione e per il valore che l’euro ha nel suo Paese di origine, si accontenta di una retribuzione più bassa”.
Paolo ha svolto numerosi lavori, adattandosi e apprendendo nuovi mestieri come si richiede al lavoratore di oggi e ancor più a quello di domani, ma nemmeno la versatilità ha vita facile laddove impera una realtà economica disorganica e individualista come quella salentina, che deve abituarsi all’idea di fare rete per uscire dalla crisi. “Il lavoro più difficile da trovare è quello di cameriere e barista, perché la domanda di lavoro è molta e gli stipendi sempre ridotti rispetto alle ore di lavoro richieste. L’estate scorsa ho percorso tutto il litorale adriatico e non ho ricevuto risposta da nessuno, se non da un ristorante che, una volta chiamatomi per un colloquio di lavoro, senza nemmeno cercare il dialogo faccia a faccia mi ha somministrato un questionario che dovevo compilare necessariamente per iscritto. Mi sono sentito umiliato e mancato di rispetto, per l’ennesima volta”.
















