Pubblicato in: Gio, Mag 1st, 2014

Storia di Paolo/Il Lavoro più difficile da trovare… quello di Camerire e di Barista

UN GIOVANE DISOCCUPATO LECCESE/Diplomato in agraria e con un curriculum niente male nel settore agroalimentare: “In Italia i centri per l’impiego non sono efficienti a differenza degli altri paesi europei in cui analizzano il tuo profilo e ti indirizzano velocemente verso possibili occupazioni”. 

Molteplici e sem­pre più com­plessi i percorsi che si devono intraprendere per poter lavorare, tanto più quando la crisi stringe nella sua implacabile morsa un Pa­ese, come l’Italia, che versa già da tempo in condizioni di difficoltà economica. Nel mare magnum delle tipologie dei contratti c’è chi lamenta l’inefficienza del sistema lavorativo italiano e chi la malafede dei datori di lavoro. Come racconta Paolo – il nome è di fantasia -, un giova­ne disoccupato leccese che ha voluto condividere con noi la sua esperienza con il mondo del lavoro.

“In Italia i centri per l’impie­go non sono efficienti come accade in altri Paesi dell’Eu­ropa, in cui studiano il tuo curriculum e ti indirizzano verso possibili occupazioni, cercando il lavoro per conto tuo e sulla base delle poten­zialità che hai”, ha dichiarato l’intervistato. “Nonostante un diploma in agraria e diversi ti­toli in campo agroalimentare, il mio curriculum non è stato mai preso in considerazione da nessuna delle aziende locali a cui l’ho inviato, eppure mai come nel Salento si deve e si sta puntando sulle eccellenze agricole. È chiaro che anche le imprese stanno vivendo la crisi, se non posso­no assumere nuovo personale o se devono licenziare chi è già dipendente”.

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Come è successo a lui, licen­ziato dopo un lungo periodo di lavoro presso un esercizio commerciale che vendeva panini, perché il responsabile non riusciva più a fronteggia­re le spese per sostenere più lavoratori. “Il problema è che i proprieta­ri di qualunque attività prefe­riscono far lavorare il doppio un solo dipendente anziché assumerne due o più tra cui dividere i compiti, perché le tasse e le pressioni fiscali che deve affrontare sono molte e crescono con l’aumentare del numero di lavoratori a lui su­bordinati. Oppure assumono un extracomunitario appro­fittando del fatto che, per disperazione e per il valore che l’euro ha nel suo Paese di origine, si accontenta di una retribuzione più bassa”.

Paolo ha svolto numerosi lavori, adattandosi e appren­dendo nuovi mestieri come si richiede al lavoratore di oggi e ancor più a quello di domani, ma nemmeno la versatilità ha vita facile laddove impera una realtà economica disorganica e individualista come quella salentina, che deve abituarsi all’idea di fare rete per uscire dalla crisi. “Il lavoro più difficile da trovare è quello di cameriere e barista, perché la domanda di lavoro è molta e gli stipendi sempre ridotti rispetto alle ore di lavoro richieste. L’estate scorsa ho percorso tutto il litorale adriatico e non ho ricevuto risposta da nessuno, se non da un ristorante che, una volta chiamatomi per un colloquio di lavoro, senza nemmeno cercare il dialogo faccia a faccia mi ha somministrato un questionario che dovevo compilare necessariamente per iscritto. Mi sono sentito umiliato e mancato di rispetto, per l’ennesima volta”.

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