Pubblicato in: Gio, Set 24th, 2015

Storie di riscatto… “In fuga” verso un altro domani

STORIA/1

SALVATORE: “È UN ANNO CHE SONO QUI E SONO FIERO DI RACCONTARLO A CASA”

Sono un ragazzo che è in carcere da molti anni, ho fatto tanti errori. Prima di entrare in carcere non sapevo fare niente, e una volta dentro ho capito che la mia era una vita sprecata, che ero seppellito vivo. Quando sei fuori non le pensi certe cose. Da quando sono entrato in carcere non ho buttato via questi anni, ho fatto le elementari, ho preso la licenza media e ho portato a termine diversi corsi, ad esempio di saldatore o pizza­iolo, ed ora ho gli attestati a testimoniarlo. Ho fatto molti corsi, e ho imparato anche a parlare l’italiano, perché prima parlavo solo il dialetto stretto tarantino. Poi grazie all’articolo 21 abbiamo avuto la possibilità di venire qui, e grazie a Dio abbiamo cono­sciuto don Elvi che ci aiutato ad inserirci qui. In questo po­sto stiamo dando veramente tanto, e non siamo noi a dirlo, ma gli ospiti. Ognuno di noi ha un compito, ad esempio io sono vice cuoco, Antonio e Francesco fanno le pulizie, Giacomo fa il parcheggiatore, e tutti abbiamo lavorato egre­giamente. Io ho quarant’anni e sono in carcere da quando ero un ragazzo, ma sino ad ora non avevo mai passato un’estate bella come questa, mi sono tolto diverse soddi­sfazioni.

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Non tanto perché mi sono divertito, ma perché tutte le persone che andavano via da qui, volevano salutarci uno ad uno. Questa è una grandissima soddisfazione per me, perché sono stato utile per gli altri, anche se gli ho dato soltanto un piatto di pasta. Mi auguro solamente che quando uscirò, oltre a trovare le porte libere, posso trovare qualcuno con una mano tesa per tirarmi. Spero che tutto ciò non finisca nel dimenticatoio. Quando sono arrivato qui non credevo che avrei portato a termine questo lavoro, e invece è un anno che sono qui e sono felice. Inoltre qui seguiamo diversi corsi che ci aiutano a capire tante cose che non volevamo capire e ci indirizzano al reinseri­mento sociale. La nostra è una squadra ben composta, e grazie a Dio è diventata una famiglia. Io ho due bambini a casa e il giorno 1 ottobre an­drò in permesso dieci giorni. Parlare di questo a casa con mia madre, con i bambini e con la famiglia è per me una soddisfazione e anche loro vedono il cambiamento.

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STORIA/2

ANTONIO: “RISCOPRO I VALORI DELLA VITA. RESTARE ‘DENTRO’ NON AIUTA”

Sono in carcere dal 2009 e sono entrato a far parte di questo progetto dal 5 marzo di quest’anno. Ci voleva per me, per farmi riscoprire i va­lori della vita. Perché stando la dentro per più di sei anni si perdono i valori della vita. Si perdono anche i valori della famiglia, che non crede più in te, e si dimenticano tante cose belle. Io ho voluto questo progetto, buttandomi nel buio, perché nell’ambito penitenziario non sai mai in cosa ti imbatti. Ci sono sempre persone che manten­gono un atteggiamento da delinquente. Anche in car­cere lavoravo in cucina, ma li ogni giorno era una croce. Qui ho conosciuto bene gli altri ragazzi, lavorando insieme conosci realmente le persone. Gli altri ragaz­zi sono persone splendide che come me, grazie a Dio, si stanno ricredendo.

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Cerchiamo di tornare alla vita normale, con persone normali, a fare cose normali. Avendo avuto a che fare con persone che venivano qui per le ferie, abbiamo ricevuto diverse gratificazioni. Tutto ciò ti fa bene e guardando in te stesso pensi che puoi cambiare. È un bel progetto che spero possa andare bene e che possa coinvolgere an­che altra gente. Noi ragazzi abbiamo scritto una lettera al Papa che ci ha risposto, e il vescovo ci ha promesso di portarci in udienza dal Papa. Sarebbe un altro mattone importante per noi. Dobbia­mo ringraziare la direttrice del carcere, don Elvi e il vescovo. E spero che per me e per i miei amici che sono qui con me le cose vadano sempre per il meglio, stiamo recuperando tutto.

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