Pubblicato in: Sab, Dic 14th, 2013

Stravinskij, si danza al Politeama

Fredy Franzutti/L’uccello di fuoco e la sagra della primavera nell’interpretazione del “Balletto del Sud”. 

Igor Stravinskij non fu certo rap­presentante di un’avanguardia di­struttiva ed azzerante, piuttosto il maestro russo evocava liricamente il mondo immaginifico della tradi­zione, alla luce di uno spettacolo glo­bale a cui aspirava tutta la produzione artistica del ‘900. Dunque una sintesi assoluta di sperimentazione musicale non disgiunta dalla tradizione, verso la resa coreutica e coreografica co-pro­tagoniste della mise en scéne: questo lo spirito che anima la 1° esecuzione assoluta nella coreografia di Fredy Franzutti impegnato nella 32° pro­duzione per la compagnia del Balletto del Sud con Le sacre du printemps di Igor Stravinskij, in scena il 13, 14 e 15 dicembre al Politeama Greco di Lecce a cento anni dalla prima assoluta rap­presentata a Parigi.

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Con la Direzione d’Orchestra di Pierre-Andrè Valade e le scenografie tratte dai lavori del maestro Ezechiele Leandro, La sagra della primavera sarà eseguita, unitamente all’Uccello di Fuoco dello stesso Stravinskij, in un continuum emozionale che connatura l’intensa vitalità primitiva ed ancestra­le con una coreografia elaborata, mai scontata, intellettualmente coerente con le tessiture musicali.

Maestro, che coreografia ha ideato?

Presento una versione che trova dei legami coerenti con la musica di Stravinskij, il quale si dice intendesse ricreare un mondo barbarico e primi­tivo. La coreografia ripercorre e riela­bora il soggetto originale del balletto l’intensa creato da Vaclav Nižinskij nel 1913: un rito sacrificale pagano che si svol­geva all’inizio della primavera, duran­te il quale un’adolescente veniva scelta per ballare sino alla morte con lo sco­po di propiziare la benevolenza degli dei in vista della nuova stagione. Ho trasposto geograficamente la vicen­da nell’Italia più retriva e arcaica del meridione. Sul naturale accostamento del soggetto originale al fenomeno del Tarantismo, che vedeva la donna punta dalla tarantola danzare fino allo sfini­mento per esorcizzare il male del vele­no, si basa la drammaturgia del nuovo balletto che trova riferimenti e citazio­ni nella cultura popolare precipua del Salento. Una forza dello spettacolo è l’utilizzo delle immagini tratte dai di­pinti di Ezechiele Leandro, pittore e scultore salentino, utilizzate come sug­gestiva scena alle coreografie.

Per questa sua sagra si è ispirato alla prima assoluta?

Oltre alla prima coreografia di Va­slav Nijinsky, intrisa di echi dell’antica Russia Pagana – e ovviamente la più vicina all’idea di Stravinskij – , ci sono diverse versioni del balletto, poi entra­ te nella storia della danza. Tra queste ricordiamo per tutte quelle di Mau­rice Bejart e quella di Pina Bausch. Entrambe sono dei capolavori e as­sieme a quella di Nijinsky sono le tre “Sagre” perfette. Tutte è tre uniche e differenti sono insuperate, una vera invalicabile muraglia sulla quale ogni coreografo si confronta e si scontra.

UccellodiFuoco eletta

Franzutti, quali sono le difficoltà di questo balletto?

La sagra della Primavera è una prova difficile per ogni coreografo che vi si accosta, non solo per i numerosi “trabocchetti” ritmici che Stravinskij ha disseminato lungo l’arduo percorso della partitura, ma anche per la pre­senza di temi violentissimi che si alter­nano a misteriose tensioni cariche di presagi. In questo altalenante ondeg­giare della passione musicale, il co­reografo presenta il contenuto dram­maturgico – un rito propiziatorio con un sacrificio umano – e lo fa seguendo le didascalie che lo stesso Stravinskij appunta, nella sue evoluzioni, sulla partitura dividendola in piccoli capi­toli, con titolo chiaro, che divengono la guida della coreografia – come dei sassolini lasciati per ritrovare la stra­da di casa.

Uccello di fuoco… lo ha rivisitato rispetto alla prima?

Assolutamente no, lascio sempre gli spettacoli che creo immutati. Ogni coreografia rappresenta un periodo della creatività e modificandola sareb­be come fare un torto ad alcune scelte fatte. Gli interpreti fanno la differenza. In questa versione 2013, interpreta il ruolo dell’uccello di fuoco la prima ballerina bulgara Katerina Petrova, il ruolo del principe Ivan è danzato da Alessandro De Ceglia e quello del mago Kaskeij, che nelle passate edizioni è stato interpretato dal mimo Lindsay Kemp, è oggi interpretato dall’attore Andrea Sirianni che spes­so collabora con la nostra compagnia Balletto del Sud.

I prossimi progetti

politeama

La produzione è in tournée fino ad aprile e, assieme alla Sagra della Primavera, replicheremo anche Lo Schiaccianoci, La bella addormentata e Le 4 stagioni – a Lecce il 29 e 30 mar­zo presso i Cantieri Teatrali Koreja.

Maria Agostinacchio

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