Studenti dispersi/Frenare la fuga dalla Scuola
A cominciare dalla seconda metà dell’Ottocento, il primo problema dell’Italia unita fu portare i ragazzi a scuola. Oggi c’è il problema della dispersione scolastica. Abbiamo portato sì tutti i ragazzini nelle scuola, ma alcuni di loro non riusciamo a tenerli. Le rilevazioni del ministero dicono che nell’anno 2011/2012 gli studenti “a rischio di abbandono” risultano 3.409 nelle scuole secondarie inferiori (0,2% degli alunni iscritti a settembre) e 31.397 nelle scuole superiori (1,2% degli iscritti).
Il rischio di abbandono riguarda più il Sud che il Nord del Paese, coinvolge più gli alunni maschi delle femmine e gli stranieri più degli italiani. Combattere la dispersione vuol dire, una volta di più, scommettere sulla “cura”, sulla costruzione di socialità e responsabilità, di cittadinanza. Vuol dire combattere un impoverimento del Paese (anche economico, se c’è chi ha calcolato che la dispersione costa in termini di Pil circa 70 miliardi l’anno), che non possiamo – e non vogliamo – permetterci. La “battaglia” per la piena scolarizzazione rimane lunga e difficile.















