Successione Apostolica: il Fondamento
Ai dodici gradualmente subentrano Presbiteri ed Episcopi.
Punto di partenza logico e cronologico di ogni ministero neotestamentario è l’istituto dei dodici, che Gesù chiama per costituire le dodici tribù dell’Israele ideale e definitivo e per inviarli a costruire il Regno attraverso la partecipazione di alcuni “poteri” (cf. Mt 10,7ss.; Lc 22,19-20; Mt 28,19; Gv 20,22- 23). Ai dodici, designati anche apostoli per antonomasia, gradualmente subentrano gli apostoli nel senso di inviati ad annunciare il Vangelo e, attraverso esso, fondare una comunità cristiana. Contemporaneamente e successivamente agli apostoli incontriamo nelle prime comunità due ministeri di direzione e governo i cui detentori vengono chiamati presbiteri (“anziani”) ed episcopi (“sorveglianti”). I due termini sono legati a due diversi contesti: il primo proviene dall’ambiente giudaico, mentre il secondo deriva da quello greco. Nel Nuovo Testamento il termine presbýteros compare 65 volte, ma in alcuni casi indica gli “anziani” del sinedrio giudaico e nel libro dell’Apocalisse, dove compare 12 volte, indica esseri celesti glorificati. Dal Nuovo Testamento risulta che l’istituzione degli anziani è presente nelle prime comunità cristiane sia a Gerusalemme (cf. At 11,30; 15,2-3; 21,18) che nella diaspora (cf. At 14,23; 20,17; Tt 1,5; 1 Pt 5,1). In entrambi i casi le ricorrenze più frequenti si trovano negli Atti degli Apostoli. I presbiteri di Gerusalemme negli Atti hanno funzioni non meglio precisate di guida della comunità, in stretto contatto con gli apostoli. Gli Atti parlano inoltre di una nomina di presbiteri mediante imposizione delle mani ad opera di Paolo e Barnaba nelle comunità etnico-cristiane da loro fondate (cf. At 14,23). Molto importante è il discorso di Paolo ai presbiteri di Efeso in At 20,28-32, dove egli li esorta a vigilare sul gregge in mezzo al quale lo Spirito li ha posti come vescovi per pascere la Chiesa di Dio e vigilare sugli eretici che si infiltrano nella comunità. Nelle Lettere Pastorali l’istituzione presbiterale viene presentata come autorità morale in seno alla comunità sul modello di quella familiare. I presbiteri presiedono la comunità ed hanno anche funzione di insegnamento (cf. Tt 1,5; 1 Tm 4,14; 5,17). 1 Pt 5,1-5, che rispecchia la medesima situazione delle Pastorali, descrive dettagliatamente il ministero dei presbiteri, che sono gli anziani anche in senso anagrafico, assegnando loro una funzione di guida, soprattutto nel difendere la tradizione apostolica dalle false dottrine; il fatto poi che li inviti ad avere cura del gregge con zelo e spirito di servizio e “non per interesse economico” indica probabilmente che i presbiteri avevano anche responsabilità di carattere economico. L’autore delle lettere giovannee si qualifica come il presbitero che sembra indicare non ancora un titolo di ministero, ma una designazione onorifica della sua autorità e dignità.
Nella Lettera di Giacomo i presbiteri appaiono come i soli ministri della Chiesa: essi sono a servizio dei malati, sopra i quali pregano e che ungono con olio nel nome del Signore (cf. Gc 5,14). Il termine epískopos compare, invece, solo 4 volte nel Nuovo Testamento per indicare un compito di guida nella comunità: in Fil 1,1; At 20,28; Tt 1,7; 1 Tm 3,2. “Vescovo” indica, almeno in certi casi, la stessa persona detta altrove “presbitero”. In At 20,17-28, ad esempio, i “presbiteri” di Efeso vengono poi chiamati “vescovi”. In Tt 1,5-7 Tito deve stabilire “presbiteri” in ogni città, le cui qualità vengono poi subito dopo dette in ordine al “vescovo”. In questi casi il termine “vescovo” potrebbe designare la funzione, mentre il termine “presbitero” connoterebbe piuttosto uno stato, una dignità. In altri casi, invece, “vescovo” sembra designare piuttosto un capo distinto dai presbiteri. 1 Tm 3,1-7, elenca alcune qualifiche richieste al detentore dell’episcopato; questo ministero appare già piuttosto istituzionalizzato: il suo detentore viene qui nominato al singolare, mentre dei presbiteri si parla al plurale e ciò fa pensare ad una distinzione tra i due ministeri. Può darsi allora che gli episcopi siano stati designati, forse a turno, nel collegio dei presbiteri, per occupare certe cariche (cf. 1 Tm 5,17). Non è possibile stabilire meglio l’identità dei due ministeri. È chiaro comunque che la funzione del presbitero/vescovo è quella di guida di comunità, funzione fondata e articolata nel Nuovo Testamento in diverse direzioni: i presbiteri/episcopi sono stabiliti dagli apostoli (cf. At 14,23) o dai loro rappresentanti (cf. Tt 1,5) con l’imposizione delle mani (cf. 1 Tm 4,14; 5,22; 2 Tm 1,6); hanno un potere carismatico (cf. 1 Cor 12,28) e di origine divina (cf. At 20,28); sono incaricati dell’amministrazione temporale, dell’insegnamento (cf. 1 Tm 3,2; 5,17; Tt 1,9) e del governo (cf. 1 Tm 3,5; Tt 1,7).
Michele Giannone
















