Sui passi di Francesco/Lo sguardo benevolo sull’Italia e gli Italiani
Se si dovesse utilizzare un termometro per misurare il grado di sintonia fra la Chiesa italiana e Papa Francesco, la temperatura sarebbe davvero calda. Di quel calore dell’anima più volte evocato dal Papa nei suoi incontri. Testimoniato dai suoi sorrisi aperti e incoraggianti, dagli abbracci che disorientano e sorprendono i suoi ospiti, dalle strette di mano mai negate, dalle carezze per i più piccoli, dalle attenzioni tutte speciali per i poveri di ogni periferia.
E più che nell’accettazione, tutt’altro che formale da parte dei vescovi, delle sue indicazioni generali alla Cei (proseguire il dialogo con le istituzioni culturali, sociali e politiche; rendere forti le Conferenze episcopali regionali perché siano voci delle diverse realtà; rivedere il numero delle diocesi italiane), sta nelle parole e nello stile del cardinale Angelo Bagnasco la cartina di tornasole di questa precisa volontà di assecondare il Magistero di Francesco, senza se e senza ma. Anzi con slancio apostolico e missionario, nella perfetta adesione a quella traccia indelebile che vuole i cristiani “decentrati”, perché al centro della vita di tutti, pastori e gregge, c’è Lui: Gesù Cristo.
La stessa intonazione generale della prolusione del cardinale presidente al Consiglio permanente della Cei risponde a questa urgenza: confermare che in questo cammino missionario la Chiesa italiana, le Chiese in Italia, sapranno andare incontro al popolo con la mitezza, la misericordia e il discernimento necessari all’urgenza dei tempi. Parole di grande affetto e gratitudine il cardinale riserva ai giovani dopo la splendida avventura della Gmg: “Ci hanno chiesto, con la potenza contagiosa della loro giovinezza, una cosa semplicissima, umana e divina insieme: ci chiedono di ‘stare con loro’. Uno stare con loro che rispecchia la compagnia di Gesù e che rimanda a Lui; che prolunga lo stile dell’incarnazione di Dio, il quale ha piantato la sua tenda nel mondo e dimora tra le case degli uomini per poter albergare nel cuore di ciascuno.
Essi non vogliono essere esclusi dall’avventura né della vita né della Chiesa, ma vogliono imparare a vivere ‘decentrati’ su Cristo ‘sine glossa’, sul Vangelo senza letture ideologiche né di tipo pelagiano né di tipo gnostico, di vivere la Chiesa senza storture funzionaliste o clericalismi”. E questo “stare con loro” avrà il marchio indelebile della misericordia. Ma il cardinale ha un pensiero anche per sé, per i vescovi e per i sacerdoti: “La vostra richiesta incoraggia noi e i nostri sacerdoti, cari giovani, ci invita a non cedere alla tentazione dello scoramento quando non vediamo i frutti, quando ci sembra di non trovare le vie di accesso ai vostri cuori. E ci sprona a starvi accanto con lo stile del buon pastore, che con pazienza percorre ogni via per cercare il suo gregge, con mitezza lo richiama, con misericordia lo accoglie. Che si pone davanti per dare l’esempio, in mezzo perché resti unito, dietro perché nessuno rimanga indietro, e perché lo stesso gregge ha, per così dire, il fiuto nel trovare la strada”.
Quest’alleanza con i giovani che “nella Chiesa ci sono” è il segno della giovinezza della Chiesa italiana, ma è anche il contrafforte naturale alla scommessa del cardinale Bagnasco sulla famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, come “cellula sorgiva di relazioni, primordiale scuola di umanità”. La difesa della famiglia e del matrimonio, nella cornice delineata dalla Costituzione italiana, non ha nulla di quella “ingerenza spirituale” o di quella “molestia spirituale” denunciate, a più riprese, dallo stesso Papa Francesco. Il cardinale esprime tutto il bene che lui – e noi popolo di Dio – vediamo nella famiglia naturale, che chiama in causa il bene comune.
È “ingerenza” affermare che “la tenuta sociale non dipende in primo luogo dalle leggi, ma dalla solidità della famiglia, aperta alla trasmissione della vita e prima palestra di legami?”. È “ingerenza” sostenere che “lo Stato non è necessitato a impegnarsi con ogni desiderio individuale, ma solo con quelle realtà che hanno rilevanza per il ‘corpo sociale’ nel suo presente e nel suo futuro?”. È ingerenza ribadire che “nessuno dovrebbe discriminare, né tanto meno incriminare in alcun modo, chi sostenga ad esempio che la famiglia è solo quella tra uomo e una donna fondata sul matrimonio, o che la dimensione sessuata è un fatto di natura e non di cultura?”. Tutto questo, comunque vadano le cose, potrà mai far venir meno lo sguardo benevolo, compassionevole e misericordioso della Chiesa e dei cristiani, per tutti gli uomini e le donne di questo Paese? No, non accadrà mai.
Domenico Delle Foglie

















