Pubblicato in: Sab, Ott 19th, 2013

Sulle strade del mondo… Preghiere e offerte per le Chiese povere

UNA NUOVA CULTURA DELL’ASCOLTO PER IMPARARE IL DIALOGO 

LA MISSIONE VIENE A NOI

Il mondo villaggio globale sempre più presente in mezzo a noi, nelle strade, nelle scuole, nei mercati, ci interpella da vicino come uomini e come credenti circa la nostra autentica capacità di accogliere ed integrare questi fratelli venuti “quasi dalla fine del mondo” nel vissuto quotidiano delle nostre comunità ecclesiali. Diviene dunque sempre più urgente promuovere con nuova forza e nuove modalità una pastorale missionaria inclusiva capace di annunciare alle diverse culture e sensibilità il messaggio del Vangelo, capace di testimonia­re concretamente, attraverso l’accoglienza e l’attenzione per questi nostri fratelli, l’Amore di Cristo per tutti gli uomini.

Questa relazione stretta tra migrazioni e nuova evange­lizzazione è la sfida centrale dei prossimi anni che se ben affrontata darà vigore e forza alle nostre a volte stanche e vecchie comunità parrocchiali. Un piccolo ma significativo segno ci è dato ogni domenica dalla celebrazione eucaristi­ca del popolo di Dio nella Cappella dello Spirito Santo, non lontana dalla parrocchia di San Guido a Lecce, dove canti e voci diverse si integrano in una celebrazione armonica, viva, intensamente interetnica, pienamente cattolica, capace di testimoniare il volto di una comunità che vuol costruire vere relazioni umane, costru­ita intorno allo spezzare del pane, forte delle sue membra di diversa appartenenza, che diviene luogo di dialogo e d’incontro per le diverse storie e culture, spazio in cui tutti hanno cittadinanza.

Albania

Ogni domenica questa parte del po­polo di Dio in una “semplice” messa ci ricorda che lasciare soli i migranti, abbandonarli, respingerli o non considerarli nelle nostre comunità significa perdere persone importanti per ripensare e ridisegnare la Chie­sa, ma anche le nostre città, il nostro paese con la perdita di nuove sensibilità, progettualità politiche, economiche e sociali.

La mobilità e il cambiamento chiedono una nuova cultura, una cultura delle relazioni, dell’ascolto per imparare prima che per parlare, dell’incon­tro aperto alle sorprese delle persone, del dialogo che apre al confronto, della conoscenza che si apre all’amore. Anche per questo da più di dieci anni i laici e i missionari comboniani nel loro Parco sulla statale per Maglie offrono gratuitamente dei percorsi di educazione all’intercultura per gli studenti delle scuole primarie e secon­darie di primo grado caratte­rizzate dalla presenza degli immigrati e delle loro culture. “Solo così si salva l’identi­tà, che è anzitutto mettere al centro la dignità propria e degli altri. L’identità piena non è indietro – anche se ovviamente siamo debitori del passato, del “già avvenuto” – ma in avanti, come frutto di una serie di incontri, esperienze, relazioni. Pretendere di preservare l’iden­tità dalla contaminazione vuol dire contribuire a distruggerla, perché la si costringerebbe all’isolamento e quindi all’insi­gnificanza e alla consunzione” .

(dall’intervento di mons. G. Pere­go all’incontro CCEE 2012)

 Cesare De Giorgi

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