Suore d’Ivrea/Il primo apostolato è l’amore fraterno. Poi vengono i bambini
L’Istituto Saraceno di Lecce/Viaggio nelle Comunità Religiose presenti nella Diocesi di Lecce.
La comunità verniana comprende: una famiglia di laici, sorta in Argentina, che ha trovato spazio pure in Italia e vive la spiritualità della fondatrice, le Missionarie della Carità e le suore. “Per noi – dicono le religiose – la levata è alle 6.00. Dopo la recita delle Lodi, si sosta per la meditazione. Alle 7.30 è la volta della colazione e successivamente dell’ingresso dei bambini, che se ne vanno in prima uscita alle 13.00. Segue il pranzo, il riordino della cucina e alle 15.00 il riposo, il tempo libero, la lettura, il Rosario individuale; alle 16,00 è ora della seconda uscita dei bambini, alle 17.00 del Vespro, meditazione, Santa Messa in parrocchia; alle 19.30 si cena, si segue il telegiornale, si fa ricreazione. Alle 21.30 si recita la Compieta e poi si riposa”. È proprio vero che per le suore “ogni terra è patria, non per mettere radici, ma per seminare con la gioia ed il distacco del seminatore” ed essere “lievito di sapienza e testimoni di grazia” vuol dire farsi sale e luce, fermento dei cristiani, del prossimo; ma è compito non facile nel nostro contesto storico, come per una mamma arrivare al cuore del figlio. “Prima la gente recepiva la religiosità diversamente. Ogni tempo, comunque, ha i suoi frutti”.
In effetti, la fraternità universale deriva dal comando di Gesù: “Amatevi gli uni gli altri come Io vi ho amato”, che annulla ogni distanza o rispetto umano. “Diversamente, dicono le consacrate, si è un coacervo di persone, un gruppo di lavoro, ma non fratelli”. Il dono della comunione che discende dal Signore bisogna attuarlo nonostante le incontrovertibili fragilità e limiti. Il primo apostolato che le religiose devono testimoniare è proprio l’amore fraterno tra loro. San Paolo dice chiaramente che è necessaria la carità, anche perché non è possibile accostarsi all’altare con il cuore diviso. “Il primato di Dio” ribadiscono “è metterlo al primo posto, anche al di sopra delle proprie aspirazioni, degli affetti, da cui ci si distacca con non poca sofferenza, è cercare prima il Signore. Poi, tutto il resto sarà dato in aggiunta. Effettivamente, non è proibito nella comunità coltivare hobbies come la musica, il cucito, la cucina, la lettura; l’importante è che non si sottragga niente all’intensità della vita religiosa, ai suoi doveri primari”.
















