Pubblicato in: Sab, Ago 31st, 2013

Tante Fedi, un solo Creatore

I VENTI DI CRISI CHE GENERANO PREOCCUPAZIONE

S’IMPARA DENTRO CASA AD AMARE L’AMBIENTE COME DONO 

Sono diventati classici gli abusivismi non solo edilizi, ma anche su terreni demaniali con concessioni per cementificazioni o installazioni di strutture cosiddette leggere ma che deturpano il paesaggio.

La famiglia, ci apre alla vita. Ci porta dentro di essa e, in essa, nel­lo spazio che genera, ritroviamo nel tempo ciò che abbiamo ricevuto. Non sono pochi i ricordi dei tempi trascorsi insieme e degli inse­gnamenti ricevuti. È l’alveo in cui si apprende di più e le emozioni non solo si ricordano ma ci orientano; non rimango­no solo più impresse, ma spes­so spiegano gli atteggiamenti.

Le azioni che maturiamo nel nostro tempo da adulti le risco­priamo impregnate d’infanzia, di bisogni e paure è vero, ma anche di desideri e aspirazioni. Siamo oggi anche ciò che la famiglia ci ha dato e, più o meno consapevolmente, chi ci ha educato, ha tirato il meglio di noi fuori e, anche se può non esserci più, continua a praticare quest’arte, attraverso noi stessi, nelle occasioni più disparate.

Il tempo della fami­glia è un tempo importante, è un tempo che rimane sempre, come un impronta indelebile di pensieri e affetti che nutro­no i comportamenti di oggi. Siamo immersi in uno stato di crisi e, sebbene da più anni, ci troviamo ancora un po’ spaesa­ti. È una crisi economica e fi­nanziaria, politica e sociale, ci hanno detto alcuni. È una crisi umana, di valori e di relazioni, ci hanno detto altri. Questa è la crisi di noi occidentali, del così detto “primo mondo”, di quel mondo che pur essendo il 20% della popolazione totale, consuma l’80% delle risorse totali del pianeta.

famiglia musulmana 5

Siamo i figli della crisi dell’abbondanza e forse di più, dello spreco; siamo i figli degli inganni non solo delle finanze, ma dell’inganno che possiamo di­sperdere all’infinito ciò che la natura ci offre, depauperando il creato. Siamo i figli e forse anche i genitori ad un tempo degli alimenti che rimangono nel piatto e che vengono buttati; dei cassonetti di roba com­prata in più, delle carte gettate dal finestrino, dei sontuosi pranzi e delle cene eccessive di battesimi, cresime e matrimoni, del “se no, cosa dice la gente”… Siamo in questa crisi che ci spezza le gambe e il fiato, che ci interroga su che cosa abbiamo sbagliato, oltre su ciò che “gli altri” (i soliti noti) hanno sbagliato. Certo, siamo di quelli che leggendo queste righe, si dicono anche: “questa crisi ci dice che…” e, subito, ci autopromuoviamo con le azioni migliori.

Questa crisi ci dice anche che ciò che abbiamo conosciuto non è stato sviluppo sostenibile. Non lo era per le finanze, non lo era per la politica e non lo era per la nostra società. Abbiamo “investito” di più in cose, piut­tosto che in valori e relazioni. Chiusure ed egoismi hanno prevalso. Tanto presente per il subito e l’immediato, per poco futuro per noi e i nostri figli. Poca attenzione agli obietti­vi veri; “navigare a vista” è l’opzione principe rispetto a destinazioni vere e ambiziose. L’uomo consumista, sprecone, ha detto a se stesso che non merita grandi obiettivi. “Tutto immediatamente” è il motto che l’ha accompagnato trala­sciando sì gli idealismi e con benefici di tanti, ma trascuran­do a prezzo altissimo idee e ideali di prospettiva, di valore. E, quando non dai valore alle cose, alle relazioni, alla perso­na, il primo a pagare è sempre l’uomo e la sua famiglia.

Tutto diventa relativo e, “cosa vuoi che succeda se consumo plastica in più, per un bicchie­re… Cosa vuoi che accada se acquisto qualsiasi cosa che poi non mi servirà più, piuttosto che farmela prestare…” Lo sviluppo sostenibile è grandi progetti e piccoli azioni, quoti­diane… In questo “ambiente”, un contesto totale, crescono i figli e i figli dei figli cresceran­no. In questo scorcio d’estate, vale la pena riflettere su quanta ricchezza reale portano i danni alla natura, dagli scarichi indu­striali diffusi e così poco puniti per presunti posti di lavoro da salvaguardare, a tutti quegli attacchi indiscriminati di singoli e piccoli interessi verso spiagge e pinete, per esempio. Sono ormai diventati classici gli abusivismi non solo edilizi, ma anche su terreni demaniali con concessioni capestro per cementificazioni o installazioni di strutture cosiddette leggere ma che deturpano il nostro paesaggio.

Francesco Paolo Monaco

  Segretario dell’Ufficio Dioce­sano per l’Ecumenismo

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