Pubblicato in: Gio, Giu 11th, 2015

Tarantismo: Difficile confine tra Magia, Religione e Medicina

Le Tesi dell’ISSR/Roberto De Franco approfondisce il complesso rapporto tra religiosità e tarantismo nel basso Salento.

La tesi sostenuta presso l’I­stituto Superiore di Scienze Religiose di Lecce da Ro­berto De Franco, dal titolo “Religiosità e tarantismo nel basso Salento”, offre una pano­ramica esaustiva sugli usi e costumi legati a questa tradizione. L’uomo è, di per se, un essere “religioso” e il Tarantismo, è una risposta soggettiva e al limite della superstizione, con cui un popolo, umile e semplice, vive e sperimenta il trascendente. La religiosità popo­lare salentina presenta un’espres­sione inquinata da elementi magici e superstiziosi, che si ravvisano nel rapporto che si instaura tra il devoto e la statua del santo. Il tarantismo ha origine nel Medioevo e il suo nucleo storico è costituito dal rapporto con il cristianesimo, e le sue pratiche rituali hanno la funzione di scongiu­rare le ansie di un esistenza precaria.

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Nonostante questo, non è possibile escludere che le sue radici siano più antiche e che risalgano ai miti greci, di cui è portatore di vari elementi come l’acqua, i simboli musicali co­reutici, la fuga e la paura della morte. Il cristianesimo, poi, cercò di inserir­si in questo contesto popolare, dando all’Apostolo Paolo il potere di gua­rire i tarantolati; il risultato di queste infiltrazioni cattoliche fu una miscela di superstizioni, magie, tradizioni e religione che hanno fatto vivere fino ai nostri giorni il fenomeno, con tutte le sue varianti sfumature. Il rapporto tra la taranta e S. Paolo, col tem­po, diventa confuso perché in esso coesistono la figura del santo come curatore dei tarantati, ma anche un santo che inviava le tarante per puni­re qualche colpa, in un immaginario collettivo dove il confine tra magia, religione e medicina è estremamen­te sottile, se non impercettibile. La tarantata, per guarire, usava la musi­coterapia che, unita al ballo, aveva la funzione di catalizzatore degli stati alterati della coscienza.

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Il rituale di “esorcismo” delle ammalate, richie­deva la presenza di tutta la comunità di riferimento, che aiutavano le donne a guarire e a non essere considerate “pazze”. Successivamente però, i rituali non erano più permessi, e le donne, non potendo guarire, venivano segregate in case, conventi, manicomi o, peggio ancora, in galera. Ad oggi, il Salento, è profondamente cambiato, tanto che il fenomeno dell’antico e genuino tarantismo, è andato scom­parendo nel corso dell’ultimo secolo, quando cioè il territorio si è trovato a crescere economicamente e social­mente, facendo in modo che molte delle vecchie usanze perdessero le proprie radici rituali. Cosa rimane del tarantismo? Si può dire che, al di la delle svariate interpretazioni, tutto è folklore, magia, mito, paganesimo o fenomeno commerciale, ma ciò non inficia il fatto che alla radice di tutto ci sia la fede e il desiderio di dialo­gare con il trascendente della buona gente, umile e semplice. La religiosità popolare è la manifestazione genu­ina, anche se rozza e maldestra del bisogno di redenzione e dell’incon­dizionata fiducia nella misericordia salvatrice del trascendente, ma anche di legame indissolubile con la propria terra e le proprie radici.

FOLKLORE

Dalla parola inglese folk, si riferisce all’insieme di for­me di vita tradizionali tramandate spesso oralmente e riguardanti il comportamento del popolo nelle sue più svariate manifestazioni sociali in seno ai suoi usi e co­stumi. Esso nasce dall’esigenza del singolo di vestirsi e adornarsi nelle ricorrenze che segnano i momenti im­portanti della sua vita (nascita, iniziazione, inserimento nella società). Una religione del popolo, quindi, spesso diversa da quella organica della gerarchia ecclesiastica. Questo delinea, per gli studiosi, un profilo storico-antro­pologico identificativo di una realtà sociale con proprie forme religiose subalterne.

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IL RITO DI LIBERAZIONE 

Il fenomeno del tarantismo coinvolge, tradizionalmente, le giovani donne, le quali sono nel pieno del passaggio dall’età della pubertà a quella della maturità, pronte per essere madri. Le motivazioni sono di ordine esisten­ziale: da una parte l’amore precluso e dall’altro l’eros irresistibile e al tempo stesso impossibile. La terapia: anticamente il rito di liberazione avveniva presso un pozzo, dove la tarantata veniva attratta e, mentre bal­lava, amici e parenti la inondavano di acqua, mentre intonavano un esorcismo coreutico dando ritmo e guida alla povera anima spaventata e persa, in cerca di defi­nitiva guarigione e purificazione.

Eugenia Quarta

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