Pubblicato in: Gio, Gen 23rd, 2014

Tempo di riforme/Legge elettorale e democrazia vera

Ad uno sguardo complessivo e som­mario alla situazione socio-politica italiana, ci si rende conto, con rammarico, che la legge elettorale interessa assai poco la gente, i lavoratori, le famiglie e ancor meno i poveri e i poverissimi, che certo non hanno la forza di elevare lo sguardo a questioni che, a tutta prima, sembrano riguardare solo questioni di geometria parlamentare, nella loro inevitabile variabilità. D’altra parte, questa indifferenza, mista a paura, sta contaminando anche le classi agiate, che vivono con l’incubo di precipitare in basso.

Va aggiunto che la gente non ha alcuna stima della politica, dopo anni di bicameralismo fallimentare e di “giochi” finalizzati quasi esclusivamente alla sopravvivenza dei partiti, senza alcuno scrupolo per il deteriorarsi della democrazia e il continuo sfregio della Carta Costituzionale. Se è vero, però, che in un periodo di crisi eco­nomica, gli italiani chiedono soprattutto crescita e posti di lavoro e sono financo disposti a rinun­ciare a quote di democrazia, è anche vero che un sistema istituzionale trascinato nella palude della “indecidibilità” non sarà mai in grado di fornire risposte adeguate.

Tanto meno può essere capace di affrontare la prima emergenza sociale: la disoccupazione, in particolare quella giovanile, che ha toccato livelli record e che richiede un confronto democratico e una volontà di decidere orientati da priorità che toccano direttamente la persona, la mia dignità, i suoi bisogni com’è nel caso della questione del lavoro. La sfiducia nelle regole è legata alla constatazio­ne che il processo di cambiamento dei processi decisionali è continuamente frenato dai contrasti tra i partiti, che cercano nuove posizioni o la conservazione senza sforzo di vecchie rendite elettorali. Contrasti che sono virulenti anche all’interno degli stessi partiti, che per sconfiggere il “nemico interno” sono pronti a propiziare la vittoria del “nemico esterno”. Paradosso della politica italiana! Dietro tutto questo sta prendendo corpo un fronte proporzionalista, che coltiva il sogno, trasver­sale nei partiti, di tornare alle urne con regole già ampiamente sperimentate, con risultati fallimentari.

Camera

Indifferenti ai bisogni del Paese, sulla cui pelle cadrebbe il risultato di giochi spregiudica­ti, finalizzati soltanto all’autoconservazione dei partiti, grandi e piccoli, con buona pace della governabilità, richiesta da più parti come conditio sine qua non di un’adeguata risposta ai bisogni dei cittadini e di una generale ripresa di fiducia nello Stato e nella politica. Di fronte a questi giochi, c’è chi parla, giustamente, di “democrazia violata”, visto che la legge eletto­rale, cioè la regola fondamentale che disciplina l’esercizio di un diritto inalienabile dei cittadini, in questi ultimi lustri, ha violato, appunto la nostra Costituzione.

Ci sono voluti dieci anni (dal “Porcellum”) per certificare, attraverso una sentenza della Corte Costituzionale, quello che a milioni di cittadini-elettori era chiaro già allora. L’abnorme premio di maggioranza, il mecca­nismo perverso delle liste bloccate, che rimette la scelta esclusiva dei candidati ai partiti, privando l’elettore di ogni mar­gine di scelta dei propri rappresentanti, ferendo la “logica della rappresentanza” consegnata nella Costituzione (come recita la sentenza della Corte Costituzionale che condanna il “porcellum”), non appaiono orien­tamenti in grado di costruire una prospettiva del “bene comune” e quel rispetto delle minoranze portatrici di istanze degne almeno di essere rappresentate in parlamento.

Una vera democrazia dev’essere in grado di promuovere il dibattito di “tutti su tutto”, senza privarsi della ricchezza delle voci magari tem­poraneamente minoritarie. Mentre licenziamo queste brevi riflessioni, sappiamo che si è messo in moto, finalmente, un impegno riformatore che si attendeva da tempo e che ci auguriamo produca i suoi frutti in tempi ragionevoli. È una speranza carica anche di aspettative morali, oltre che politiche. 

Mario Signore

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