Pubblicato in: Lun, Ott 14th, 2013

TERENZIO, TALENTO DA VENDERE

Ricordando una persona straordinaria… Tante interpretazioni in vernacolo e non, sui palchi di tutto il Salento.

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Li ‘nnamurati 

Sono almeno 17, ma sono solo alcune delle tantissime parti interpretate dal nostro amico Teren­zio nella sua benché brevissima vita, purtroppo ci ha lasciati a soli 45 anni. Terenzio era, o meglio, è un grande “attore” che ha comin­ciato a muovere i primi passi sul palcoscenico quando era ancora solo un ragazzo, giova­nissimo, frequentando l’orato­rio della sua parrocchia. La sua esperienza teatrale è an­data via via crescendo, comin­ciando dalle semplici “recite” presentate in occasione delle principali festività, fino al ruolo di protagonista in Commedie, anche e soprattutto in verna­colo, Recital e tutto quanto lo poteva appassionare. Terenzio è “un attore” pur non avendo frequentato scuole di recitazione e/o di teatro.

Terenzio ha innato nel suo cuo­re l’amore, nella sua essenza l’elemento fondamentale per esserlo a pieno titolo, al di là delle conoscenza tecniche e dell’esperienza, lui ha “il Talento”. Il Talento gli permette di avere una chance in più per non ca­dere mai in atteggiamenti esi­bitori, buffoneschi o grotteschi nei confronti del pubblico, ma una forza speciale per “rapire quasi misticamente” lo spetta­tore e per renderlo partecipe dell’opera rappresentata.

ci lu muertu parla

Ci lu muertu parla

Il suo talento si manifesta in tutte le circostanze importanti della messa in scena di una rappresentazione. Terenzio è parco nelle parole, schivo delle attenzioni quando queste possono essere inutili, ma generoso invece nel dialogo quando c’è da sostenere una causa giusta. La sua principale caratteristica è l’umiltà. Ricordo sempre le serate delle prove quando, stanco da una giornata di duro lavoro, si immergeva nel copione per “creare” il suo personaggio. Ricordo il suo modo quasi infantile di scusarsi se non ricordava una battuta.

Ricordo il suo modo di osser­vare gli altri amici sulla scena, cercare i difetti e, sempre con la massima accortezza, proporre piccole modifiche e perfezionamenti. Ricordo le battute “ a braccio” che diventano categoricamente un fuori copione ben riuscito. Si, Terenzio è un perfezionista, osserva in silenzio e nel suo intimo, col suo innato talento, rielabora e porta agli altri la soluzione migliore.

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Li ‘nnamurati

E poi dopo innumerevoli “prove” ecco, sulla scena, la “trasformazione” o forse è più appropriato dire “la metamor­fosi”: diventa l’Attore con la A maiuscola, il protagonista che, nella sua umiltà, dona agli spettatori il meglio di sé, travolgente, ironico, sornione, coinvolgente. Lui si dona non solo al pubbli­co ma anche e soprattutto agli amici che dividono il palco con lui. Lui così misurato nel parlare e così schivo nel porsi, durante la rappresentazione diventa il nostro “ansiolitico di fiducia”, trasmette serenità e sicurezza a tutti. Tante tournée, tante serate passate insieme, tanti applausi condivisi. Nel momento finale della rap­presentazione teatrale, con la presentazione degli attori poi, l’ultimo ad essere chiamato era sempre lui, il nostro fiore all’occhiello, la nostra arma segreta che scatenava la platea in un mare di applausi.

Un momento in particolare è ri­masto nel mio cuore. La scena del Presepe Vivente edizione 2010-2011 in cui io e lui rap­presentavamo San Francesco e Santa Chiara che rendevano grazie a Dio recitando in latino “Il Cantico delle Creature”. Alla difficoltà iniziale di entrambi nel pronunciare le parole in latino si è instaurata da subito una complicità e una forza che ci ha portati già dalle prime scene ad ottenere un otti­mo risultato. Guadando le foto che ci ritraggono insieme viene immediato pensare: “sembrano veramente in estasi!”.

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Li ‘nnamurati

È vero, era proprio così, ogni volta che ripetevamo la nostra scena si creava un “effetto speciale”, era come se fossimo veramente Francesco e Chiara in piena crisi mistica. Il ricordo di quei momenti mi riempie ancora oggi di gioia infinita. Poi un inquilino sgra­dito ha preso possesso del suo corpo e gli ha tolto la parola, la cosa più importante per un at­tore. E con lui si è fermato an­che il nostro gruppo, il teatro. Ma anche durante la malattia il suo pensiero era rivolto a noi, ai suoi amici, al teatro.

Spesso ci spronava a riprende­re le prove, ci avrebbe ospitato a casa sua per poter, comun­que, dare i suoi preziosi con­sigli, ma soprattutto per trarre dal teatro la forza per vivere. Ed infine il suo ultimo pensiero è stato per il teatro. La sua ultima volontà è stata quella espressa nei confronti dei suoi amici che avrebbero realizzato, dopo la sua morte, un’ultima serata in cui “voleva far ridere, per l’ultima volta, il suo pubblico” per lasciare di sé il ricordo migliore, “il sorriso”.

Daniela Guido

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