TERENZIO, TALENTO DA VENDERE
Ricordando una persona straordinaria… Tante interpretazioni in vernacolo e non, sui palchi di tutto il Salento.
Li ‘nnamurati
Sono almeno 17, ma sono solo alcune delle tantissime parti interpretate dal nostro amico Terenzio nella sua benché brevissima vita, purtroppo ci ha lasciati a soli 45 anni. Terenzio era, o meglio, è un grande “attore” che ha cominciato a muovere i primi passi sul palcoscenico quando era ancora solo un ragazzo, giovanissimo, frequentando l’oratorio della sua parrocchia. La sua esperienza teatrale è andata via via crescendo, cominciando dalle semplici “recite” presentate in occasione delle principali festività, fino al ruolo di protagonista in Commedie, anche e soprattutto in vernacolo, Recital e tutto quanto lo poteva appassionare. Terenzio è “un attore” pur non avendo frequentato scuole di recitazione e/o di teatro.
Terenzio ha innato nel suo cuore l’amore, nella sua essenza l’elemento fondamentale per esserlo a pieno titolo, al di là delle conoscenza tecniche e dell’esperienza, lui ha “il Talento”. Il Talento gli permette di avere una chance in più per non cadere mai in atteggiamenti esibitori, buffoneschi o grotteschi nei confronti del pubblico, ma una forza speciale per “rapire quasi misticamente” lo spettatore e per renderlo partecipe dell’opera rappresentata.
Ci lu muertu parla
Il suo talento si manifesta in tutte le circostanze importanti della messa in scena di una rappresentazione. Terenzio è parco nelle parole, schivo delle attenzioni quando queste possono essere inutili, ma generoso invece nel dialogo quando c’è da sostenere una causa giusta. La sua principale caratteristica è l’umiltà. Ricordo sempre le serate delle prove quando, stanco da una giornata di duro lavoro, si immergeva nel copione per “creare” il suo personaggio. Ricordo il suo modo quasi infantile di scusarsi se non ricordava una battuta.
Ricordo il suo modo di osservare gli altri amici sulla scena, cercare i difetti e, sempre con la massima accortezza, proporre piccole modifiche e perfezionamenti. Ricordo le battute “ a braccio” che diventano categoricamente un fuori copione ben riuscito. Si, Terenzio è un perfezionista, osserva in silenzio e nel suo intimo, col suo innato talento, rielabora e porta agli altri la soluzione migliore.
Li ‘nnamurati
E poi dopo innumerevoli “prove” ecco, sulla scena, la “trasformazione” o forse è più appropriato dire “la metamorfosi”: diventa l’Attore con la A maiuscola, il protagonista che, nella sua umiltà, dona agli spettatori il meglio di sé, travolgente, ironico, sornione, coinvolgente. Lui si dona non solo al pubblico ma anche e soprattutto agli amici che dividono il palco con lui. Lui così misurato nel parlare e così schivo nel porsi, durante la rappresentazione diventa il nostro “ansiolitico di fiducia”, trasmette serenità e sicurezza a tutti. Tante tournée, tante serate passate insieme, tanti applausi condivisi. Nel momento finale della rappresentazione teatrale, con la presentazione degli attori poi, l’ultimo ad essere chiamato era sempre lui, il nostro fiore all’occhiello, la nostra arma segreta che scatenava la platea in un mare di applausi.
Un momento in particolare è rimasto nel mio cuore. La scena del Presepe Vivente edizione 2010-2011 in cui io e lui rappresentavamo San Francesco e Santa Chiara che rendevano grazie a Dio recitando in latino “Il Cantico delle Creature”. Alla difficoltà iniziale di entrambi nel pronunciare le parole in latino si è instaurata da subito una complicità e una forza che ci ha portati già dalle prime scene ad ottenere un ottimo risultato. Guadando le foto che ci ritraggono insieme viene immediato pensare: “sembrano veramente in estasi!”.
Li ‘nnamurati
È vero, era proprio così, ogni volta che ripetevamo la nostra scena si creava un “effetto speciale”, era come se fossimo veramente Francesco e Chiara in piena crisi mistica. Il ricordo di quei momenti mi riempie ancora oggi di gioia infinita. Poi un inquilino sgradito ha preso possesso del suo corpo e gli ha tolto la parola, la cosa più importante per un attore. E con lui si è fermato anche il nostro gruppo, il teatro. Ma anche durante la malattia il suo pensiero era rivolto a noi, ai suoi amici, al teatro.
Spesso ci spronava a riprendere le prove, ci avrebbe ospitato a casa sua per poter, comunque, dare i suoi preziosi consigli, ma soprattutto per trarre dal teatro la forza per vivere. Ed infine il suo ultimo pensiero è stato per il teatro. La sua ultima volontà è stata quella espressa nei confronti dei suoi amici che avrebbero realizzato, dopo la sua morte, un’ultima serata in cui “voleva far ridere, per l’ultima volta, il suo pubblico” per lasciare di sé il ricordo migliore, “il sorriso”.
Daniela Guido



















