Tesi Issr/Acquaviva e Salvio… Due Vescovi riformatori
Dai Capitoli Sinodali alla Riforma Tridentina/Il Rinnovamento della Chiesa di Nardò.
Ciò che rappresenta la tesi di Laurea in Scienze Religiose di Antonio Solmona dal titolo “L’episcopato neretino di Mons. Giovanni Battista Acquaviva d’Aragona (1536-1569). Dai Capitoli Sinodalia alla Riforma Tridentina”, è un valido contributo alla ricerca storica sull’antica Diocesi di Nardò e in particolare dell’arco di tempo che va dal 1536 al 1576 e che copre i due episcopati di mons. Giovanni Battista Acquaviva d’Aragona prima e di mons. Ambrogio Salvio poi, prendendo in esame il loro apporto nell’applicazione nella diocesi neretina dei dettami del Concilio di Trento svoltosi negli anni 1545 – 1563.
Antonio Solmona
In particolare, il cuore dell’elaborato di tesi è rappresentato dai “Capitoli Sinodalia” frutto dei due sinodi convocati da mons. Giovanni Battista Acquaviva d’Aragona con i quali anticipa e applica insieme il “Grande Disciplinamento” tridentino. Mons. Giovanni Battista Acquaviva d’Aragona nasce a Nardò nel 1513, nominato amministratore della diocesi di Nardò nel 1536, assume il titolo di vescovo nel 1540 al raggiungimento dell’età canonica prevista. La prima parte dell’episcopato dell’Acquaviva, i primi ventiquattro anni, e incentrata sull’accrescimento dei benefici e rendite personali, familiari e inerenti la diocesi, sul ristabilimento dell’ordine amministrativo etc. Pertanto, egli non partecipa alle sessioni del Concilio di Trento. Si sa però che l’Acquaviva convoca due sinodi diocesani: il primo, di cui non è pervenuta la datazione, basato innanzitutto sul ristabilire l’ordine amministrativo, morale e sociale nella diocesi; il secondo invece celebrato e quindi datato con certezza nel 1565, due anni dopo la fine del Tridentino, imperniato sulle disposizioni emanate dall’assise tridentina.
Mausoleo dei Duchi Acquaviva di Nardò
Dei due sinodi la tesi prende in esame i “Capitoli Sinodalia”, ovvero prescrizioni frutto dei rispettivi due sinodi. Per quanto riguarda il primo sinodo, celebratosi durante gli anni dell’assise di Trento, sono importanti e diversi gli argomenti trattati: la fede, la morale, i commerci e frodi e usura, norme per i consacrati, questioni giuridiche e finanziarie. Qui il tono è impositivo e severo teso a porre rimedio al clima di lassismo morale e religioso in diocesi. Per ciò che concerne il secondo sinodo, non solo il contenuto è diverso ma anche lo stile con cui i “capitoli” sono scritti. Tutte le prescrizioni sono animate dall’ansia pastorale per la cura del popolo di Dio e per la salvezza delle anime. Colui che parla è un pastore al suo gregge. In tutto ciò c’è in maniera speculare l’immagine che della Chiesa emerge dal Concilio di Trento. Sulla base di ciò, l’autore della tesi può affermare con certezza che “la Diocesi di Nardò apre la sua stagione di riforma proprio con la promulgazione delle costituzioni sinodali del 1565”, anche se come si è già affermato, il primo sinodo, svoltosi ancor prima che si concludesse il Concilio Tridentino, può essere considerato l’antesignano dell’assise tridentina. Se però con mons. Acquaviva la Chiesa di Nardò è stata introdotta nella stagione di riforma, la vera e propria “primavera tridentina” l’ha vissuta con l’episcopato successivo, quello di mons. Ambrogio Salvio.
Il Concilio Trento – Museo Buonconsiglio
LA CONTRORIFORMA DOPO LUTERO
Il Concilio di Trento, svoltosi negli anni 1545-1563, chiamato anche “Controriforma”, fu convocato innanzitutto per avversare ciò che Lutero sosteneva e per innovare la vita della Chiesa. In particolare quest’ultimo, monaco agostiniano, sosteneva che per tornare alla purezza della fede cristiana occorresse abbattere la realtà gerarchica della Chiesa e così considerare vera Chiesa quella gloriosa e le comunità che si riuniscono attorno alla sola Parola, unica realtà sacramentale, che origina la stessa Chiesa, con a capo solo Cristo la cui sola grazia salva eternamente l’uomo il quale può solo accogliere o rifiutare la salvezza.
Mons. Ambrogio Salvio
AMBROGIO, PER LE STRADE E PER LE CASE
Mons. Ambrogio Salvio, Vescovo di Nardò dal 1569 al 1577, è il vero riformatore della Diocesi di Nardò. Egli riformò la Chiesa neretina ed in particolare immise nelle Parrocchie ottimi Parroci che esortò al bene delle anime con eccellenti risultati, esortò i presbiteri a partecipare con lui alla messa del coro, amministrò lui stesso i sacramenti al popolo di Dio (in particolare si dedicò alla confessione); suo punto di forza fu la predicazione e l’istruzione cristiana per strade, case e botteghe. Si impegnò nel combattere le eresie.
Simone Stifani



















