Tesi Issr/La testimonianza eroica di un prete di quartiere
“Quando la Teologia sceglie il martirio: la testimonianza di Padre Puglisi, 1937-1993”, la tesi di Egidio Mello.
Nato e cresciuto a Palermo, don Pino Puglisi è ora riconosciuto come un coraggioso testimone del Vangelo, che si è speso in una Chiesa nuova, una Chiesa che riscopre la sua vera essenza e che tende la mano ai poveri, arrivando nei vicoli dimenticato per portare il messaggio della Croce là dove più è necessario. Il 29 settembre del 1990, padre Puglisi si reca nella parrocchia di San Gaetano e Maria Santissima del Divino amore a Brancaccio, un quartiere difficile, disomogeneo, dove c’è la mafia, ma c’è anche la difficoltà di riuscire a procurarsi un pezzo di pane ogni giorno.
È il quartiere dove è cresciuto e, anche a distanza di anni, non sembra essere cambiato: un disordinato e disastroso ammasso di case, mezze nuove e mezze in rovina, in buona parte occupate da senza tetto provenienti da altri rioni della città. È palese in esso l’anoressia culturale di analfabeti che non vivono, ma sopravvivono, spesso affidandosi all’illegalità spinti dalla necessità. A don Pino stanno a cuore i bambini ed è da loro che parte la sua strategia evangelizzatrice: non vuole e non può lasciarli soli e, per ripristinare una sorta di normalità nella vita parrocchiale, fa ripartire i corsi di catechismo per la prima Comunione e quelli per la Cresima, ai quali fa seguire quelli per il Battesimo per le famiglie e la preparazione al matrimonio per i fidanzati. Dedica la messa domenicale delle 10 interamente ai bambini, per poter usare liberamente un linguaggio più semplice e istituisce i corsi di formazione per lettori e catechisti perché siano preparati ad accogliere la Parola di Dio e a testimoniare la gioia.
Questo lavoro assiduo e quotidiano non tarda a mostrare i suoi frutti: le famiglie si riavvicinano alla parrocchia, così come i giovani tornano all’Azione Cattolica. Le sue scelte pastorali sono chiare: vuole strappare i ragazzi ad un futuro di illegalità, proponendo, di fronte alla violenza e alla vendetta, una semplice e totale aderenza al Vangelo. Ai ragazzi serve far parte di un gruppo, sentirsi accettati da una realtà che sia esterna alla famiglia e Padre Puglisi si impegna con cura all’incontro personale con loro, costruendo un rapporto di amicizia e di fiducia. Egli stesso si riteneva in grado di poter dialogare con tutti e su qualunque tema, senza violare la libertà altrui. Numerosi testimoni che l’hanno conosciuto hanno affermato che la sua parlantina gli dava la possibilità di avere sempre a disposizione la parola giusta al momento giusto. Ed è per questa sua dote che non si tira indietro nemmeno nell’alzare la voce contro la mafia: di essa bisogna parlare e bisogna conoscerla per combatterla.
Padre Pino Puglisi non piace alla mafia, è una figura scomoda che sta distruggendo la roccaforte mafiosa, mattone dopo mattone. Si sta impicciando in affari che non gli competono, sta suonando una, dieci, cento, mille campane per risvegliare un quartiere dal torpore e questo alla mafia non va bene. Puglisi va rimesso al proprio posto, le sue battaglie vanno fermate, la Chiesa deve tornare nelle sacrestie, i bambini per strada, va ripristinato il fardello dell’ignoranza. In qualche modo don Pino, o 3P, come amava farsi chiamare, ha la sola colpa di restituire la speranza ai giovani, di mostrare loro che un futuro fatto di legalità e di onestà è possibile, anche all’interno di Brancaccio.
La sua coerenza evangelica lo porterà al martirio il 15 settembre del 1993, nel giorno del suo 56esimo compleanno, per mano di avversario forte e spietato, che non conosce altro linguaggio se non quello della violenza. Ciò che forse impressiona maggiormente è come un solo uomo, armato solo del suo sorriso, abbia fatto preoccupare uomini pericolo si, che possono far esplodere autobombe a Palermo, Firenze e Roma.
La figura di un semplice sacerdote di quartiere è descritta con perizia nella Laurea Magistrale in Scienze Religiose di Egidio Mello, dal titolo “Quando la teologia sceglie il martirio: la testimonianza di Padre Puglisi, 1937-1993”. In essa si legge: “ci auguriamo che l’eco della testimonianza di don Puglisi, contribuisca sempre più a orientare la Chiesa verso la realizzazione e l’attuazione di quegli ideali evangelici di giustizia, di amore e di pace che profeticamente, come sacerdote e come discepolo del Signore Gesù, ha lasciato a tutti, cristiani e non, quale ricca e preziosa eredità agli inizi del terzo millennio. […] Il sacrificio di Padre Puglisi deve essere per noi preziosa eredità. Il suo martirio continua a farci pensare, incoraggia a un impegno costante in ambito sociale e civile. […] Tenere viva la memoria del Parroco di Brancaccio è il modo più idoneo per rendere viva la testimonianza, per averlo ancora viandante con noi, compagno del nostro cammino e della nostra faticosa speranza”.
Eugenia Quarta

















