Pubblicato in: Sab, Mar 29th, 2014

Tesi Issr/La testimonianza eroica di un prete di quartiere

“Quando la Teologia sceglie il martirio: la testimonianza di Padre Puglisi, 1937-1993”, la tesi di Egidio Mello.

don pino_2

Nato e cresciuto a Palermo, don Pino Puglisi è ora riconosciuto come un coraggioso testimone del Vangelo, che si è speso in una Chiesa nuova, una Chiesa che riscopre la sua vera essenza e che tende la mano ai poveri, arrivando nei vicoli dimenticato per portare il messaggio della Croce là dove più è necessario. Il 29 settembre del 1990, padre Puglisi si reca nella parroc­chia di San Gaetano e Maria Santissima del Divino amore a Brancaccio, un quartiere dif­ficile, disomogeneo, dove c’è la mafia, ma c’è anche la dif­ficoltà di riuscire a procurarsi un pezzo di pane ogni giorno.

È il quartiere dove è cresciuto e, anche a distanza di anni, non sembra essere cambiato: un disordinato e disastroso ammasso di case, mezze nuo­ve e mezze in rovina, in buona parte occupate da senza tetto provenienti da altri rioni della città. È palese in esso l’anores­sia culturale di analfabeti che non vivono, ma sopravvivono, spesso affidandosi all’ille­galità spinti dalla necessità. A don Pino stanno a cuore i bambini ed è da loro che parte la sua strategia evangelizza­trice: non vuole e non può lasciarli soli e, per ripristinare una sorta di normalità nella vita parrocchiale, fa ripartire i corsi di catechismo per la prima Comunione e quelli per la Cresima, ai quali fa seguire quelli per il Battesimo per le famiglie e la preparazione al matrimonio per i fidanzati. Dedica la messa domenicale delle 10 interamente ai bambi­ni, per poter usare liberamente un linguaggio più semplice e istituisce i corsi di formazione per lettori e catechisti perché siano preparati ad accogliere la Parola di Dio e a testimoniare la gioia.

Questo lavoro assiduo e quotidiano non tarda a mo­strare i suoi frutti: le famiglie si riavvicinano alla parrocchia, così come i giovani tornano all’Azione Cattolica. Le sue scelte pastorali sono chiare: vuole strappare i ragazzi ad un futuro di illegalità, propo­nendo, di fronte alla violenza e alla vendetta, una semplice e totale aderenza al Vangelo. Ai ragazzi serve far parte di un gruppo, sentirsi accettati da una realtà che sia esterna alla famiglia e Padre Puglisi si impegna con cura all’incontro personale con loro, costruendo un rapporto di amicizia e di fiducia. Egli stesso si riteneva in grado di poter dialogare con tutti e su qualunque tema, sen­za violare la libertà altrui. Nu­merosi testimoni che l’hanno conosciuto hanno affermato che la sua parlantina gli dava la possibilità di avere sempre a disposizione la parola giusta al momento giusto. Ed è per questa sua dote che non si tira indietro nemmeno nell’alzare la voce contro la mafia: di essa bisogna parlare e bisogna conoscerla per combatter­la.

url

Padre Pino Puglisi non piace alla mafia, è una figura scomoda che sta distruggendo la roccaforte mafiosa, mattone dopo mattone. Si sta impic­ciando in affari che non gli competono, sta suonando una, dieci, cento, mille campane per risvegliare un quartiere dal torpore e questo alla mafia non va bene. Puglisi va rimesso al proprio posto, le sue battaglie vanno fermate, la Chiesa deve tornare nelle sacrestie, i bam­bini per strada, va ripristinato il fardello dell’ignoranza. In qualche modo don Pino, o 3P, come amava farsi chiamare, ha la sola colpa di restituire la speranza ai giovani, di mostra­re loro che un futuro fatto di legalità e di onestà è possibile, anche all’interno di Brancac­cio.

La sua coerenza evange­lica lo porterà al martirio il 15 settembre del 1993, nel giorno del suo 56esimo compleanno, per mano di avversario forte e spietato, che non conosce altro linguaggio se non quello della violenza. Ciò che forse impressiona maggiormente è come un solo uomo, armato solo del suo sorriso, abbia fatto preoccupare uomini pericolo­ si, che possono far esplodere autobombe a Palermo, Firenze e Roma.

La figura di un semplice sa­cerdote di quartiere è descritta con perizia nella Laurea Ma­gistrale in Scienze Religiose di Egidio Mello, dal titolo “Quando la teologia sceglie il martirio: la testimonianza di Padre Puglisi, 1937-1993”. In essa si legge: “ci auguriamo che l’eco della testimonianza di don Puglisi, contribuisca sempre più a orientare la Chiesa verso la realizzazione e l’attuazione di quegli ideali evangelici di giustizia, di amore e di pace che profetica­mente, come sacerdote e come discepolo del Signore Gesù, ha lasciato a tutti, cristiani e non, quale ricca e preziosa eredità agli inizi del terzo millennio. […] Il sacrificio di Padre Puglisi deve essere per noi preziosa eredità. Il suo martirio continua a farci pen­sare, incoraggia a un impegno costante in ambito sociale e civile. […] Tenere viva la me­moria del Parroco di Brancac­cio è il modo più idoneo per rendere viva la testimonianza, per averlo ancora viandante con noi, compagno del nostro cammino e della nostra fatico­sa speranza”.

Eugenia Quarta

Lascia un commento

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

 

Gli articoli più letti