Tesi Issr/Michele Mincuzzi e la Chiesa di Lecce
Il lavoro di Ricerca finale per la Laurea in Scienze Religiose di Arianna Moscagiuli.
Il primato della Comunione, l’appello accorato a non essere isolato in una prigione dorata, il richiamo al radicalismo evangelico racchiudono il senso del suo prezioso magistero.
La Chiesa di Lecce è stata, da sempre, fucina di grandi personalità, spesso poco apprezzate durante il loro tempo, ma che acquistano rilevanza con il trascorrere degli anni. Ne è l’esempio mons. Michele Mincuzzi, un arcivescovo mosso da una grande carica innovativa che è riuscito ad approfondire e assimilare i documenti del Concilio Vaticano II, traendone numerose intuizioni che caratterizzano il suo ministero episcopale.
Già nel suo discorso di ingresso nella città, il 5 aprile del 1981, egli dichiara le sue intenzioni: “è tempo che il mondo cattolico si liberi dal complesso di inferiorità e di colpa” e chiede fiducia, amicizia e lealtà di linguaggio, esortando gli ascoltatori a parlargli con franchezza. Nelle linee programmatiche della sua azione pastorale è racchiuso in anteprima tutto il senso del suo magistero: il primato della comunione, l’appello accorato a non essere isolato in una “prigione dorata”, il richiamo al radicalismo evangelico e, infine, un’accorata richiesta di amicizia.
È un vescovo che, già nella sua prima settimana nel capoluogo salentino, non si risparmia e va a conoscere tutte le realtà della diocesi: gli ammalati dell’Ospedale “Vito Fazzi”, gli anziani della casa di riposo “Marangi”, i minorenni carcerati, le monache benedettine di San Giovanni, i membri degli uffici di Curia, le autorità civili, i seminaristi, i confratelli e i devoti del santuario della Madonna Addolorata, i cresimandi, le persone che chiedono udienza privata e i fedeli. Il suo comportamento da un messaggio forte, che è quello di eliminare il clericalismo, in vista della condivisione e della comunione, esortando anche i laici a sentirsi parte viva e attiva sia all’interno delle comunità parrocchiali, sia nella diocesi.
Il Vescovo nutre una forte passione per l’uomo, per la sua dignità, la sua libertà, la sua salvezza integrale e la totale riuscita della sua vita personale ed associata. Non si tira indietro nemmeno per le questioni più “spinose” come il problema del Mezzogiorno che, per lui, è un problema di conversione dell’uomo del sud, un problema educativo a cui la Chiesa dovrebbe contribuire cercando una nuova cultura. Le sue linee operative di fondo sono tre: la condivisione, la denuncia del consumismo e la lotta all’emarginazione. Egli stesso si presenta come servo di queste linee guida operando gesti di condivisione come, per esempio, recarsi in nell’Irpinia colpita dal terremoto o facendo costruire nell’estate nel 1985 un centro sanitario a Mugombwa (Ruanda). Il suo interesse per la questione meridionale rimane sempre vivo ranto che nel Convegno di Loreto dello stesso anno, egli ripropone le proposte che aveva mosso la Conferenza Episcopale Italiana nel 1967 per accorciare le distanze, il divario e la mentalità, fatta soprattutto di prevenzioni verso il Sud, e che erano rimaste incompiute.
Notevole anche l’impegno nel campo culturale, tanto che l’8 luglio del 1986 è trasmesso, da parte del Cardinale Camillo Ruini, il decreto di riconoscimento dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Lecce in forza del quale l’Istituto verrà inserito dalla Presidenza della Cei nell’Elenco trasmesso al Ministero della Pubblica Istruzione, comprendente gli Istituti che rilasciano titoli qualificanti in ordine all’insegnamento della religione cattolica, nelle scuole pubbliche.
Nell’appello di pace lanciato l’anno successivo, poi, insiste nell’affermare che bisogna formare una mentalità di pace. L’Arcivescovo rimanda le manifestazioni popolari per la pace a fine gennaio e impegna il primo mese dell’anno in una ricca serie di iniziative per stimolare una formazione di mentalità di pace, di non violenza, non lasciandosi frastornare da quanti si ostinano a difendere una certa fisiologia della guerra. La figura di questo splendido esempio di cristianità autentica emerge con chiarezza nella tesi di Laurea in Scienze Religiose di Arianna Moscagiuli, dal titolo “Mons. Michele Mincuzzi e la Diocesi di Lecce”, simbolo anche di una lucida lungimiranza del prelato nel promuovere il lavoro dell’Istituto teologico leccese.
Eugenia Quarta

















