Tesi Issr/Minerva, pioniere del Concilio a Lecce
Nella ricerca di Trifona Rossetti i tratti di un Pastore illuminato e aperto al cambiamento.
Per meglio capire le dinamiche che si instaurano all’interno della Chiesa moderna, è necessario, il più delle volte, analizzare i suoi personaggi, veicoli e fautori di cambiamenti, a volte impercettibili nell’immediato, ma che hanno grande impatto sulle generazioni future. È il caso della tesi della Laurea in Scienze Religiose di Trifona Rossetti, dal titolo “Il cammino della pastorale familiare nella Chiesa di Lecce durante l’Episcopato di mons. Francesco Minerva (1951-1981)”. Nell’elaborato viene dato largo spazio al tema della pastorale familiare, analizzata nel suo percorso storico, ponendo maggior cura nella lettura dei documenti del Concilio Vaticano II come la Gaudium et spes e la Familiaris consortio. Tramite l’intervista al testo chiariamo come si innestano le vicende conciliari con quelle della chiesa locale.
Perché è importante la figura di questo Vescovo?
La figura di Francesco Minerva è importante per il particolare momento in cui ha operato, facendo da ponte tra il “passato” e il “presente”, che è scaturito dall’evoluzione degli insegnamenti del Concilio Vaticano II, portatori di uno spirito nuovo in ambito ecclesiale. Il suo episcopato è durato a lungo (1951- 1981) ed egli è stato definito il vescovo del Concilio e del dopo Concilio in quanto lo ha preparato, lo ha vissuto, lo ha realizzato nella comunità leccese, dando inizio ad un rinnovamento ecclesiale che ha coinvolto molti settori: dalla preghiera alla riforma liturgica, alla catechesi conciliare, alla parrocchia, alla famiglia.
Qual è stato il suo contributo alla Chiesa di Lecce?
I contributi sono stati innumerevoli, a partire dalla celebrazione, nel 1956, del riuscitissimo e partecipatissimo quindicesimo Congresso Eucaristico Nazionale, presieduto da eminenti personalità ecclesiastiche, politiche e civili. Oltretutto, durante il suo lungo mandato, ha realizzato nella diocesi innumerevoli opere che hanno contribuito a dare un nuovo volto alla città di Lecce e lui stesso si è operato nell’incrementare la devozione mariana e lo spirito eucaristico, capaci di creare un nuovo clima spirituale nel popolo di Dio.
Perché viene definito il Vescovo del Concilio?
Nel 1962 Minerva si impegna con zelo e determinazione per preparare la diocesi all’approssimarsi del grande evento e, inoltre, dall’11 ottobre di quell’anno all’8 dicembre del 1965, egli partecipa attivamente a tutte le sessioni del Concilio, tanto da ricevere, in occasione del suo venticinquesimo dall’ordinazione episcopale, le lodi dello stesso Papa Paolo VI.
Qual è stata la risposta della cittadina leccese verso questo Pastore?
La cura zelante e il lavoro incessante del vescovo sono state ben ripagate dalla diocesi, che più volte si è stretta con affetto attorno a lui, specie nella preparazione dell’Anno Santo (1975) o nel cinquantesimo anniversario della sua ordinazione (1977), solo per fare degli esempi. Nel 1979, poi, alla presenza del Sindaco Salvatore Meleleo e dell’Onorevole Emilio Colombo, gli viene conferita una pergamena e una medaglia aurea, come segno del conferimento della cittadinanza onoraria di Lecce.
Quali sono stati, in concreto, i cambiamenti avvenuti alla diocesi, sotto la sua guida?
Innanzi tutto si è premurato di far costruire nuove chiese (per la precisione ventotto) ed opere parrocchiali (dodici in città e otto in diocesi), compreso il palazzo dell’Azione Cattolica, ha ammodernato il Seminario, ristrutturato la Curia diocesana, il palazzo vescovile e la Basilica di Santa Croce. Nel 1975 ha fatto costruire il consultorio “La Famiglia” per poter servire la stessa nel territorio e nella comunità, primo passo verso il Centro Diocesano per l’accoglienza alla vita (1980) che ha per fine l’aiuto alle donne e alle famiglie che si trovano in difficoltà di fronte alla nascita di un bambino. Dopo aver concluso il suo mandato episcopale si ritira a Canosa, sua terra natia, ma non rinuncia alle vacanze estive nel Salento, presso l’Oasi di Roca, seminario estivo da lui stesso fondato. Segni concreti, dunque, accompagnati con premura dall’impegno più difficile, quello spirituale di guidare una diocesi attraverso i cambiamenti dettati dal Concilio, con apertura al nuovo e con un’attenzione particolare sempre rivolta alle problematiche della famiglia, dettate anche dalla difficile condizione di quegli anni.
Eugenia Quarta
















