Pubblicato in: Lun, Feb 23rd, 2015

Tesori d’Archivio/La Cultura Latina di Niccolò Perrotti

Tra gli incunaboli della Biblioteca Innocenziana l’opera del 1489.

Viene chiamato incunabolo, letteral­mente libro in culla, qualunque testo prodotto nei primi cinquant’anni dalla nascita della stampa. Ecco allora che la bi­blioteca Innocenziana, fra i suoi vari tesori, conserva proprio un incunabolo, stampato nel 1489, e dato alle stampe da un perso­naggio d’eccellenza: Niccolò Perrotti. L’autore, vissuto tra il 1430 e il 1480, è un umani­sta, un filologo, un traduttore d’antichi testi in latino e greco e arcivescovo di Siponto. Avendo di per sé ricevuto una buona educazione umanistica, egli la accresce viaggiando e toccando città “culturali” come Manto­va, Ferrara, Roma, Bologna, spingendosi fino in Germania, dove verrà nominato Consigliere Imperiale di Filippo III, e a Venezia, dove ottiene la nomina di referendario pontificio. La sua attività di traduttore attira l’attenzione di Papa Niccolò V, che finisce per assumerlo pro­prio come traduttore dal greco. La sua attività letteraria, che vede la luce negli anni sessan­ta del Quattrocento, consiste quasi esclusivamente in opere di filologia, di grammatica e di traduzioni, senza tralasciare le opere invettive, i carmi latini e le lettere che per lo più riman­gono ancora inediti. Le prime traduzioni, invece, risalgono al 1449, legando indissolubilmente il proprio nome a quelli di poeti e pensatori come San Basilio Magno (di cui traduce l’omelia sull’invi­dia), Plutarco (De Alexandri Ma­gni fortuna aut virtute), Epitteto, Polibio, Archimede.

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Scrive poi due trattati di metrica latina con vasta diffusione scolastica in tutta Europa (De metris e De ratione carminum), una grammatica latina (Rudimenta grammatices) di grande fortuna e un trattato di retorica (De componendis epistolis). L’opera però più rilevante è, senz’ombra di dubbio, la Cornucopiae, iniziata come un commento a Marziale, si trasforma in un vasto repertorio filologico della lingua latina a cui Perotti lavora per il resto della sua vita; l’opera ha fortuna, tanto che se ne stampano numerose edizioni (fra cui una di Aldo Manuzio). Quella conservata nella biblioteca Innocenziana è la versione stampata a Venezia da Paga­nino Paganini, stampatore bresciano, che ha, tra i suoi vari meriti, l’onore e l’onere di stampare sostanzialmente libri religiosi (soprattutto liturgi­ci) e quelli per l’Università (giuridici e medico-filosofici) e il primo Corano in Occidente (nel 1516). Questa copia, di raro pregio solo per esser un incunabolo, ha inoltre una particolarità tutta sua: privato del frontespizio originale, esso è stato ricostruito in tutte le sue parti e ridisegnato, in un’epoca non precisata, a mano libera, rendendolo ancora più interes­sante per gli studiosi di tutto il mondo.

Eugenia Quarta

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