Tesori d’Archivio/La Cultura Latina di Niccolò Perrotti
Tra gli incunaboli della Biblioteca Innocenziana l’opera del 1489.
Viene chiamato incunabolo, letteralmente libro in culla, qualunque testo prodotto nei primi cinquant’anni dalla nascita della stampa. Ecco allora che la biblioteca Innocenziana, fra i suoi vari tesori, conserva proprio un incunabolo, stampato nel 1489, e dato alle stampe da un personaggio d’eccellenza: Niccolò Perrotti. L’autore, vissuto tra il 1430 e il 1480, è un umanista, un filologo, un traduttore d’antichi testi in latino e greco e arcivescovo di Siponto. Avendo di per sé ricevuto una buona educazione umanistica, egli la accresce viaggiando e toccando città “culturali” come Mantova, Ferrara, Roma, Bologna, spingendosi fino in Germania, dove verrà nominato Consigliere Imperiale di Filippo III, e a Venezia, dove ottiene la nomina di referendario pontificio. La sua attività di traduttore attira l’attenzione di Papa Niccolò V, che finisce per assumerlo proprio come traduttore dal greco. La sua attività letteraria, che vede la luce negli anni sessanta del Quattrocento, consiste quasi esclusivamente in opere di filologia, di grammatica e di traduzioni, senza tralasciare le opere invettive, i carmi latini e le lettere che per lo più rimangono ancora inediti. Le prime traduzioni, invece, risalgono al 1449, legando indissolubilmente il proprio nome a quelli di poeti e pensatori come San Basilio Magno (di cui traduce l’omelia sull’invidia), Plutarco (De Alexandri Magni fortuna aut virtute), Epitteto, Polibio, Archimede.
Scrive poi due trattati di metrica latina con vasta diffusione scolastica in tutta Europa (De metris e De ratione carminum), una grammatica latina (Rudimenta grammatices) di grande fortuna e un trattato di retorica (De componendis epistolis). L’opera però più rilevante è, senz’ombra di dubbio, la Cornucopiae, iniziata come un commento a Marziale, si trasforma in un vasto repertorio filologico della lingua latina a cui Perotti lavora per il resto della sua vita; l’opera ha fortuna, tanto che se ne stampano numerose edizioni (fra cui una di Aldo Manuzio). Quella conservata nella biblioteca Innocenziana è la versione stampata a Venezia da Paganino Paganini, stampatore bresciano, che ha, tra i suoi vari meriti, l’onore e l’onere di stampare sostanzialmente libri religiosi (soprattutto liturgici) e quelli per l’Università (giuridici e medico-filosofici) e il primo Corano in Occidente (nel 1516). Questa copia, di raro pregio solo per esser un incunabolo, ha inoltre una particolarità tutta sua: privato del frontespizio originale, esso è stato ricostruito in tutte le sue parti e ridisegnato, in un’epoca non precisata, a mano libera, rendendolo ancora più interessante per gli studiosi di tutto il mondo.
Eugenia Quarta
















