Pubblicato in: Ven, Nov 28th, 2014

Testimonianza/“Vi racconto la mia Vocazione”

Il mio primo sogno adole­scenziale era rivolto alla carriera militare. Si era in tempo di guerra. Il regime che governava la Patria invitava i giovani alla guerra di conquista e alla mai raggiunta vittoria. Allo sbocciare di questo primo mio sogno, la guerra – or­mai da un anno era entrata nella seconda sua fase: quella com­battuta accanto agli “alleati”, dopo l’Armistizio dell’8 settem­bre susseguente al fallito “Asse” Roma – Berlino. Tuttavia devo precisare che ero più che sicuro che non ce l’avrei fatta per la carriera militare causa della mia malferma salute. Avevo frequentato dalla prima ginnasio la scuola dell’“Argento”, tra gli alunni esterni dei padri Gesuiti e ormai mi ero inserito in quei quattro anni nella Congrega­zione Mariana, allora diretta da padre Giuseppe Germier – che godeva fama di grande oratore nonché di docente di filosofia e storia al liceo, nonché di biogra­fo di vaglio come lo dimostrò nello scrivere la vita di San Bernardino Realino, fondatore del collegio e del tempio del “Gesù”. Questo mio inserimen­to comportava la frequenza quo­tidiana di Messa e Comunione nella Cappella degli interni e partecipazione ad incontri settimanali specializzati.

De Simone

Papà era morto anzitempo, da soli tre anni e mamma non si oppose a questo mio secondo disegno, poi definitivo, che lei aveva acclarato con ritardo. Eravamo alla nostra villetta neoclassica, alle prime case di via Lecce nella vicina S. Cesario con gli zii paterni quando ella lo fece suo. Sapevano già tutto solo il mio defunto fratello don Raf­faele, quando assieme al mio direttore spirituale, mons. Luigi Buonfrate, Canonico – Parroco del Duomo. E così la riscrizione per la 5^ Ginnasio non fu fatta all’Argento, bensì all’ultima classe del ginnasio seminaristi­co; ed accattata dal dotto e santo Rettore, mons. Luigi Paladini il quale mi augurò per un giorno lontano la presidenza del Ca­pitolo Cattedrale. Quelle due o tre settimane d’autunno corsero veloci e all’insaputa dei più fino alla terza di ottobre (giornata missionaria come quella di otto anni dopo quando fui ordinato sacerdote). Ma puranco festa campestre del Martirio di S. Oronzo, quando con l’effigie del Santo attraversava le vie principali del centro cittadino; e veniva accolta in Cattedrale da un oratore che celebrava le sue lodi di martire nonché di patro­no. Quel giorno fu l’ultimo mio ingresso al “Carlo Pranzo” per assistere ad una partita amiche­vole di calcio a campionato non ancora ripreso a fine guerra.

Oronzo De Simone

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