Pubblicato in: Ven, Mar 27th, 2015

Tradizioni Popolari/Santu Lazzaru, Canti di Passione

Nel gallipolino all’alba di Pasqua le “Matinate” che annunciano la Risurrezione.

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Nella notte durante il periodo quaresimale, per le strade del Salento, si aggirano gruppi di cantori e musicisti che intona­no il “Santu Lazzaru”, il canto della Passione di Cristo. Questa tradizione che ha origini preromane trova terreno fertile nella realtà contadina salentina la cui vita un tempo era scandita dagli avvenimenti religiosi che, come la Pasqua, segnavano il cambio delle stagioni. Gli stessi contadini, terminato il lavoro nei campi, si trasformavano in abili can­tori e insieme con fisarmoniche ed orga­netti si radunavano per andare a bussare alle porte delle masserie, le abitazioni dei loro datori di lavoro in cerca di uova, formaggio e beni di prima necessità. Il canto, organizzato in strofe, viene eseguito su due tonalità vocali alternate, è a più voci e narra in rima alcuni episodi con i protagonisti della vita e della Pas­sione di Cristo come Simone, Maddale­na, Giuda. Il numero delle strofe e i personaggi cantati variano a seconda del paese in cui viene cantato il “Santu Lazzaru”, per cui paesi anche molto vicini possono presen­tare strofe molto diverse. La struttura del canto prevede quindi una prima parte in cui si narrano le vicende della Passione ed una seconda fatta di esplicite richieste ai padroni di casa di essere generosi nell’offrire alcuni doni a cantori e musicisti. La tradizione vuole che i gruppi di cantori e musicisti abbiano un seguito di persone che durante il tragitto tra un’abitazione ed un’altra aumentano o diminuiscono, rinnovandosi continua­mente. Appena eseguita parte del canto fuori casa, si continua a cantare all’in­terno dell’abitazione dove i proprietari che sono in pigiama, perché svegliati nel cuore della notte, accolgono cantori e musicisti offrendo loro bevande e cibo, tra cui non mancano uova crude o sode, bene un tempo di particolare pregio per i contadini.

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Ricevere cantori e musicisti è un privilegio anche oggi, poiché sanci­sce la qualità di chi ospita come persona benestante e generosa, così come un tempo lo erano i padroni delle masserie. Attualmente, visto il benessere economi­co, la tradizione si rinnova tra i gruppi parentali dei cantori e dei musicisti che decidono di andare a “disturbare” i propri parenti durante la notte. L’esperienza vissuta da chi non ha abi­tudine con il canto popolare è di acco­glienza e fratellanza intrisi di entusiasmo e di religiosità proprio sulla falsa riga dell’esempio di Cristo che condivideva con altri il proprio pane ed il proprio banchetto. Il giorno di Pasqua, in particolare a San­nicola, vengono eseguite dopo la messa di mezzanotte e fino all’alba, le “Matina­te”, canti che annunciano la resurrezione di Cristo e alimentano il clima di festa, poiché la tristezza della morte annunciata attraverso il “Santu Lazzaru” è superata. Queste tradizioni trasmesse oralmente di famiglia in famiglia e di generazione in generazione vengono recuperate oggi nel periodo pasquale da alcune scuole elementari della provincia che, di giorno, ne ripropongono i canti con cori magi­stralmente eseguiti da bambini, come è avvenuto nel Comune di Seclì. 

Manuela Settimo

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