Tre porporati da non dimenticare
Nel centenario della morte di San Pio X, ultimo Papa canonizzato.
Volgendo lo sguardo al centenario del ritorno alla Casa del Padre di San Pio X ultimo Papa canonizzato nel millenario storico della Chiesa, troviamo tre insigni porporati che splendono come stelle di prima grandezza nella storia della Chiesa del primo novecento: Casimiro Gennari, Pietro Gasparri e Domenico Ferrata. Auctor in primis il nostro caro cardinale Casimiro Gennari: nostro perché nato a Maratea di Lucania il 27/12/1839 e vescovo a lungo di Conversano, cui si aggiunse più tardi l’amministrazione apostolica dell’insigne metropoli barese. Di ceto nobiliare, come il Ferrata, fu ordinato sacerdote nel 1863. Dieci anni più tardi fondò nella stessa cittadina natale “Monitore ecclesiastico” “un mensile che raccoglieva notizie sul diritto canonico e le sue applicazioni”. Di esso si occupò fino alla sua morte.
Un foglio che a metà ‘900 divenne internazionale col titolo di “Monitor ecclesiasticus” sotto la direzione del nostro corregionale, mons. Fiorenzo Romita, sottosegretario della Congregazione del Clero. Purtroppo chiusasi qualche anno fa. Salito al Soglio Pontificio Papa San Pio X, che già conosceva il Gennari e stimava per la sua grande capacità di grande canonista. Lo stesso porporato sottopose al novello Papa un’idea da tempo coltivata nella sua mente: codificare il diritto canonico. Il Papa assentì; e il 19 marzo 1904 (giorno del suo onomastico) promulgò il Motu Proprio “Arduum Sane Munus” presumibilmente steso da chi aveva ispirato intenzione e proposito. Codice poi promulgato dopo la morte di entrambi che lasciarono questo mondo a soli sette mesi di distanza nel 1914. Il Gennari dedicò gli ultimi anni della sua vita a realizzare quell’arduo lavoro prendendo parte attiva e decisionale alle due commissioni cardinalizie: quella più larga ed informativa composta da diciassette membri e soprattutto quella più ristretta ed esecutiva di soli cinque membri assieme ai qui ricordati cardinali Gasparri e Ferrata.
Passiamo subito al contributo del Gasparri che senza dubbio fu il più grande dei tre dedicatisi a quell’arduo munus. A differenza del ricordato cardinale lucano nacque da genitori di famiglia povera nel Maggio 1932. Ordinato sacerdote nel 1877 insegnò Teologia all’Ateneo di Sant’Apollinare e diritto a Propaganda Fide. Nominato arcivescovo fu delegato apostolico in alcuni paesi dell’America Latina. Creato cardinale nel Concistoro del 16 dicembre 1907 divenne Camerlengo di Santa Romana Chiesa e poco più tardi Segretario di Stato. Frattanto dal 4 al 7 era stato primo segretario della codificazione, e quindi membro della commissione esecutiva. Tre anni dopo la morte del nostro santo collaborando col suo successore Benedetto XV fu l’estensore nella Costituzione Apostolica “Provvidentissima Mater Ecclesia” del 27 maggio 1917 che felicemente promulgava il primo codice canonico della storia.
E dopo l’entrata in vigore del medesimo fu nominato primo presidente della sua interpretazione ufficiale. Come tutti sanno completò la sua missione al servizio della Chiesa firmando il testo della conciliazione tra Chiesa e Stato nel febbraio 1929, assieme al capo del governo italiano. Ci resta la commemorazione del cardinale Domenico Ferrata, terzo grande codificatore del codice canonico. Chi non è approfondito nella storia della Chiesa non sa che il primo Segretario di Stato di papa della Chiesa non sa bensì il Ferrata ma per soli trentasei giorni. Creato cardinale da Leone XIII nel 1896, dopo essere stato Nunzio in Belgio con proficui risultati diplomatici tornò nella Curia romana e fu prefetto di quattro Congregazioni. Lui che era stato pronosticato già all’elezione del nostro santo ma che dovette attendere la sua morte, perché preferito a quel posto da giovanissimo mons. Menry del Val, sostituto segretario del Conclave.
Oronzo De Simone

















