Pubblicato in: Sab, Mar 2nd, 2013

Turismo e prodotti agricoli tipici: fare sistema/In crescita il marchio salento

FABIO POLLICE/A colloquio con il docente universitario, curatore del rapporto 2012 della Società Geografica Italiana.

“Lo sviluppo dell’agricoltura dipende dalla volontà di una classe imprenditoriale giovane e innovativa”.

Una delle parole oggi più emblemati­che, utilizzata per indicare la realtà e il disagio delle società di tutto il mondo, è “crisi”, spada di Damo­cle che sembra pendere minacciosa sulla sopravvivenza e sulla libertà di un numero sempre maggiore di cittadini. Ciò di cui invece si sente parlare ancora troppo poco sono le proposte risolutive, le possibili chiavi di volta per lasciare la barca della disperazione e approdare sulla terraferma della ricostruzione e della volontà di essere artefici di un futuro migliore per sé e per le successive generazioni.

Stando agli ultimi studi dei geografi italiani una di queste soluzioni, a portata di mano soprattutto per il tanto bistrattato Mezzogiorno d’Italia, è l’agricoltura. A spiegarci le motivazioni di queste conclusioni sarà il prof. Fabio Pollice, docente presso l’Università del Salento e curatore del Rapporto 2012 della Società geografica italiana, presentato al Senato lo scorso ottobre.

Il rapporto 2012 della Società geografica si intitola “I nuovi spazi dell’agricoltura italia­na”. Quali sono questi spazi?

Il titolo intende fare riferimento all’apparente contraddizione di un’agricoltura che in questi ul­timi decenni ha perso “spazi agricoli”, ossia su­perfici utilizzate a fini agricoli, ma ha guadagnato nuovi “spazi economici e sociali” in conseguenza dello sviluppo di nuove funzioni, quali: l’offerta di servizi turistici, la produzione di biomasse e, più in generale, di energia rinnovabile, la manu­tenzione del territorio – fondamentale contributo ai fini della prevenzione del rischio idrogeologi­co – la tutela del paesaggio, l’offerta di servizi sociali.

Qual è la situazione del mondo agricolo in Italia, e in particolare in Puglia?

L’agricoltura italiana sta attraversando un periodo di profondo rinnovamento. Quello che più conta è che un numero crescente di aziende ha intrapreso un processo di qualificazione del­le produzioni e di diversificazione delle attività produttive, accostando alle attività tradizionali quelle nuove, a forte contenuto innovativo.

Nel panorama nazionale si distingue positivamentela Pugliache nell’ultimo decennio ha visto addirit­tura incrementarsi la propria superficie agricola utilizzata a fronte di una riduzione delle aziende che, seppur consistente, è stata inferiore a quella che si è registrata a livello nazionale.

La valorizzazione del settore primario può essere il volano con cui un Paese industria­lizzato come quello italiano dovrebbe rie­mergere dalla crisi?

L’agricoltura è senza dubbio un settore stra­tegico per l’economia italiana e non tanto per il contributo economico ed occupazionale “diret­to”, ma, come viene sottolineato nel Rapporto, in quanto fondamento della competitività di altri settori produttivi, come l’agroalimentare, e asse portante dello sviluppo sostenibile del Paese.

Nel contempo nelle aree rurali può effettivamente tor­nare ad essere il volano di sviluppo dell’econo­mia rurale, sempre che riesca a sviluppare rela­zioni sinergiche ed interattive con gli altri settori produttivi, come efficacemente dimostrato da quei territori in cui si crea un’interazione virtuosa tra produzioni tipiche, turismo e piccola industria.

Nel concreto, quali iniziative promuovere e quali misure adottare per far fruttare ciò che le terre salentine ci offrono?

Per quel che attiene le linee strategiche da seguire nei prossimi anni, occorre dare grande impulso all’innovazione. Non parliamo solo di processo e di prodotto, fondamentali per raffor­zare la competitività delle nostre produzioni, ma anche di innovazione organizzativa. Per promuo­vere l’integrazione orizzontale, interna al settore agricolo, e quella verticale – integrazione di filie­ra – nonché per rafforzare le sinergie produttive e commerciali, sono necessari nuovi modelli di go­vernance capaci di rappresentare, ricomporre e coordinare gli interessi dei diversi attori in gioco

In che modo l’UE, attraverso politiche comu­nitarie come la Politica agricola comunita­ ria, può contribuire allo sviluppo sostenibile del Sud Italia?

Come si legge nel Rapporto, il futuro dell’a­gricoltura italiana è intimamente legata a quella che sarà la nuova Pac. Il quadro che si va deli­neando non è dei più favorevoli, e regioni come quelle meridionali rischiano di perdere notevoli risorse finanziarie e trovarsi sempre più esposte alla concorrenza internazionale.

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