TV/Dall’analogico al digitale/Luci e ombre di una rivoluzione…alcune valutazioni
Attenti al “buio” la tv passa al digitale terrestre, il tormentone per mesi ha invitato gli italiani a dotarsi di decoder o acquistare un nuovo apparecchio tv e venerdì 25 maggio il “passaggio” è diventato realtà per il Salento. Quale il bilancio di questo processo a circa quindici giorni dall’introduzione, quali i punti di forza e di debolezza nel campo editoriale ed economico, per le tv locali? Ne parlano Danilo Lupo, direttore responsabile di Telerama, Luciano Sebaste, editore televisivo di Teleonda Gallipoli e Mario Vecchio, direttore responsabile di L’ATv.
Per tutti il bilancio è positivo. Mario Vecchio sottolinea i vantaggi per i telespettatori, per la ricezione di immagini e audio e la possibilità di usufruire di una maggiore informazione “a portata di telecomando”. L’atteggiamento del telespettatore diventa attivo e richiede dalle emittenti maggiori impegno e competitività.
Danilo Lupo commenta la facilità con cui i telespettatori salentini si sono adeguati alla novità, certamente agevolati dall’essere tra gli ultimi nel passaggio. Di contro vanno rilevate le difficoltà di quanti non hanno dimestichezza con la tecnologia, come gli anziani.
Luciano Sebaste, opera da due anni in digitale e ne riconosce solo vantaggi, a partire dalla qualità della ricezione perché “non ci sono interferenze basta ottemperare alla legge e mantenere sincronizzati i trasmettitori per non dare fastidio”.
Un aspetto ambivalente del digitale, indicato da Mario Vecchio, riguarda l’assegnazione a ciascuna emittente di una frequenza e per riempirla, “si può ricorrere a format di bassa lega, pescare nel passato, ma anche attivare canali tematici che aprono spazi a ciò che per necessità aveva attenzione minore”. Dal punto di vista commerciale, il digitale rappresenta opportunità e pluralismo informativo. Al tempo stesso richiede investimenti, non coperti in momenti di crisi da entrate dal mondo pubblicitario e commerciale. Per il direttore di L’ATV il digitale rappresenta l’anello di congiunzione tra la televisione analogica e le nuove frontiere della tv interattiva connessa ad internet.
Danilo Lupo sottolinea come i timori paventati alla vigilia, sulla scorta di quanto avvenuto in altri territori, si sono rivelati infondati, anzi l’introduzione del digitale ha avuto il vantaggio immediato di rendere chiaro un segnale disturbato, da Otranto a Leuca; così a Brindisi e Taranto, dove la copertura era a “macchia di Leopardo”. “Tutti gli operatori, i tecnici, i giornalisti stanno dispiegando al massimo la propria professionalità per competere in questi territori dal punto di vista informativo, attraverso le produzioni attivate negli anni, e rispetto alla cronaca e all’attualità. Secondo il direttore di Telerama, per un’analisi a livello editoriale, commerciale e l’apertura di nuovi mercati si dovrà aspettare almeno un paio di mesi.
Luciano Sebaste, tra i pionieri dell’emittenza privata, informa che con le emittenti, Antenna sud, Blustar, Teleblu e Teleradio Cittadinanza si è costituita un intesa a cinque.
Afferma che il passaggio al digitale è stato esoso per chi, come lui “opera e non dirige l’orchestra” e ha investito di tasca propria, ma necessario alla ricezione e la copertura che per Teleonda comprende l’intera regione. Ogni altro problema ritiene nasca dalla congiuntura “catastrofica” in cui versa l’Italia.
Dagli interventi dei direttori emerge un mondo in fermento, pronto a cogliere la sfida del digitale e le altre che si presenteranno. Ne deriva anche la dimostrazione, più volte sottolineata in particolare da Mario Vecchio, che l’informazione locale è un patrimonio da proteggere per la promozione del territorio e a garanzia di sviluppo democratico.
Lucia Buttazzo















