Ugo e Iolanda, senza casa…con tanta voglia di dignità e riscatto sociale
La situazione dei due coniugi leccesi che negli ultimi giorni ha occupato le pagine dei giornali locali: i bisogni tra diritti e doveri.
Ritratto di una realtà divisa tra la “Lecce bene” e la miseria che, in silenzio, si lascia vivere ai margini della città.
A due passi da una delle vie più trafficate di Lecce, mobili addossati alle mura una vecchia casa, suppellettili sull’asfalto e un fiorino bianco fermo sul ciglio della strada raccontano la storia di due coniugi rimasti senza un tetto sulla testa, vittime di una delle piaghe sociali più drammatiche: lo sfratto.
È questo il ritratto di una realtà divisa tra la “Lecce bene” e la miseria che, silente, si lascia vivere ai margini della città. Si tratta di situazioni spesso lontane da quanto l’immaginario comune possa attribuire al senso di bisogno, povertà, ingiustizia sociale. Si tratta di gente cui la crisi ha strappato persino il coraggio di chiedere aiuto.
Eppure, di storie come quella di Ugo e Iolanda ce ne sono tante, storie in cui l’eterno tiro alla fune tra doveri e diritti del cittadino viene intervallato da bisogni individuali che spingono verso situazioni di abusivismo. Ma non tocca a noi, scendere a fondo tra dettagli di vite che non ci appartengono, arrogarci il diritto di giudicare.
A noi non rimane che porgere loro una mano, preoccupandoci solo di bilanciare humana pietas e recta ratio, coscienti del fatto che se compito della società civile è soccorrere chi ha bisogno, è altrettanto vero che ad ogni abuso corrisponde inevitabilmente un diritto negato.
















