Pubblicato in: Gio, Ott 24th, 2013

Ulivi secolari, il batterio killer non si ferma

Xylella Fastidiosa/A rischio anche le piante di mandorle ed oleandro. La Coldiretti: non diventi una psicosi.

Pantaleo-Piccinno

La “Xylella Fastidiosa”, il batterio che ha col­pito gli alberi di olivo, sulla base dei testi presi in considera­zione, non ha effetto sulla vite e sugli agrumi, ma purtroppo può avere un effetto nocivo sulle piante di mandorlo e di oleandro. Altro aspetto molto importante è che studi effet­tuati dal Codile, in collabora­zione con l’università di Bari, il Cnr di Bari e l’Ispettorato Agricoltura di Lecce, hanno dimostrato che non vi è alcuna forma di contagio sulla vite, un dato che conforta per quanto concerne vigneti e agrumeti tanto diffusi nelle nostre terre.

Rimangono, comunque, seri i motivi di preoccupazione per le suddette piantagioni a rischio. Un altro dato importante da rilevare riguarda il fatto che, nonostante il batterio colpisca innanzi tutto gli alberi di olivo, esso non influisce in nessun modo sul frutto, per cui, la qualità dell’oliva da olio o da tavola rimane integra e non presenta problemi per quanto concerne la commercializza­zione. Com’è noto, la zona più danneggiata è stata quella del sud Salento, ma il batterio sta avanzando anche in altre zone. Per adesso i paesi più colpiti sono: Gallipoli, le campagne da Ugento a Taviano, Alezio, Sannicola, Parabita, Racale, Melissano, Casarano, Galatina e Nardò; non si può escludere, però, che l’infezione sia appro­data anche in località del nord Salento.

La documentazione scientifica annota che questo batterio che si è presentato per la prima volta in Europa e negli Stati Uniti, si è manifestato inizialmente in California. Attualmente è causa di malattie in Asia e in America. Il primo intervento delle autorità pub­bliche è stato quello di esortare proprietari e agricoltori a fare molta attenzione agli specula­tori, poiché, approfittando delle paure e della poca conoscenza del batterio, rappresentanti commerciali di aziende di fitofarmaci si sono presentati ai coltivatori e alle aziende agri­cole proponendo soluzioni che fino ad adesso non ha portato nessun risultato.

 uliveto  SANYO DIGITAL CAMERA

La situazione rimane grave e preoccupante: purtroppo, l’espediente non è stato ancora trovato: si tratta proprio di disseccamento delle piante causato sia da uno specifico batterio, sia da un fungo della famiglia Phaeoacremonium. Si va proprio verso la morte delle piante. Intanto, gli esperti del settore consigliano di effettua­re la quarantena per evitare il contagio. È necessario, inoltre, evitare il trasporto di materiale, legna e altro da un territorio ad un altro. Intanto, Regione e Governo stanno dialogando e cercando la soluzione per arrestare questo fenomeno che potrebbe limitare nei prossimi anni la produzione di olio e di olive da tavola e potrebbe esse­re rovinoso anche per paesaggi e strutture caratteristiche.

E tutto ciò potrebbe influ­ire negativamente pure sul turismo locale. Sullo scottante argomento ci ha rilasciato una dichiarazione il dott. Pantaleo Piccinno, apprezzato esperto e recentemente confermato presidente provinciale della coldiretti: la filiera istituzionale si è attivata con il Codile, con l’ispettorato all’agricoltura di Lecce e con la regione Puglia attraverso l’ufficio di fitopatologia, coinvolgendo anche gli enti di ricerca per usufruire delle professionalità più specifiche.

Attualmente è stata promulgata dalla regione Puglia una nota informativa e prescrittiva in attesa delle determinazioni del ministero dell’agricoltura che dovranno essere rispettate in maniera ferrea per evitare il propagarsi del fenomeno. Come Coldiretti avvieremo a breve degli incon­tri informativi per spiegare il problema, per indicare come comportarsi ed evitare il dif­fondersi di psicosi. Ci sarà una fase successiva per la determi­nazione e quantificazione del danno e della individuazione delle modalità di indennizzo. Eppure, questa drammatica si­tuazione non riesce a superare i confini salentini: i mass media nazionali la ignorano e i re­sponsabili della cosa pubblica non la prendono adeguatamen­te in considerazione o, almeno, non la fanno diventare un caso nazionale. 

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