Maria nel Salento/La devozione alla Divina Pastora
Un culto antico nella Cappella di San Luigi a San Pietro in Lama..
Seduta su una roccia: con la mano sinistra sorregge una pecorella e ne tiene legata con un laccio un’altra.
Riprendendo l’interrotto discorso a maggio dello scorso anno, torniamo a soffermare l’attenzione su alcuni caratteristici titoli con cui è venerata la Vergine Maria nella nostra terra. Senza dubbio quello meno conosciuto e usuale è il titolo di Divina Pastora attribuito ad una statua in cartapesta custodita in una deliziosa cappella ottocentesca di San Pietro in Lama conosciuta come Cappella della Madonna dei Fiori o Chiesa di San Luigi.
L’opera, attribuita dal Foscarini ad Antonio Maccagnani, raffigura una donna dai tratti quasi efebici con un vestito color cipria bordato d’oro e verde, una cintura azzurra stretta in vita, una mantella di lana annodata al collo ed un cappello di paglia sul capo. È seduta su una roccia: con la mano sinistra sorregge amorevolmente una pecorella e ne tiene legata con un laccio un’altra, mentre con la mano destra infierisce un colpo ad un lupo. Il significato di questa iconografia è abbastanza chiaro: Maria, in quanto madre di Gesù Buon Pastore (cf. Gv 10,11ss), ne condivide la missione diventando essa stessa Buon Pastore.
Essa nacque in Spagna nel XVIII secolo ad opera del cappuccino Isidoro di Siviglia, fu diffusa da altri cappuccini come Beato Diego Josè di Cadice e fra Esteban di Adoaiin e si propagò anche a motivo di un forte interesse per la realtà arcadico-pastorale di quel periodo. Comunque, questa simbologia pastorale non è del tutto nuova, dal momento che nella tradizione patristica Maria viene chiamata “agnella” o “pecora”.















