Pubblicato in: Dom, Mag 12th, 2013

Maria nel Salento/La devozione alla Divina Pastora

Un culto antico nella Cappella di San Luigi a San Pietro in Lama..

Seduta su una roccia: con la mano sinistra sorregge una pecorella e ne tiene legata con un laccio un’altra.

Riprendendo l’in­terrotto discorso a maggio dello scor­so anno, torniamo a soffermare l’attenzione su alcuni caratte­ristici titoli con cui è venerata la Vergine Maria nella nostra terra. Senza dubbio quello meno conosciuto e usuale è il titolo di Divina Pastora attribuito ad una statua in cartapesta custodita in una deliziosa cappella ottocente­sca di San Pietro in Lama co­nosciuta come Cappella della Madonna dei Fiori o Chiesa di San Luigi.

L’opera, attribu­ita dal Foscarini ad Antonio Maccagnani, raffigura una donna dai tratti quasi efebici con un vestito color cipria bordato d’oro e verde, una cintura azzurra stretta in vita, una mantella di lana annodata al collo ed un cappello di pa­glia sul capo. È seduta su una roccia: con la mano sinistra sorregge amorevolmente una pecorella e ne tiene legata con un laccio un’altra, mentre con la mano destra infierisce un colpo ad un lupo. Il significato di questa ico­nografia è abbastanza chiaro: Maria, in quanto madre di Gesù Buon Pastore (cf. Gv 10,11ss), ne condivide la mis­sione diventando essa stessa Buon Pastore.

Essa nacque in Spagna nel XVIII secolo ad ope­ra del cappuccino Isidoro di Siviglia, fu diffusa da altri cappuccini come Beato Diego Josè di Cadice e fra Esteban di Adoaiin e si propagò anche a motivo di un forte interesse per la realtà arcadico-pastorale di quel periodo. Comunque, questa simbologia pastorale non è del tutto nuova, dal momento che nella tradizione patri­stica Maria viene chiamata “agnella” o “pecora”.

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